Il popolo dei senzatetto soffre il freddo più di chiunque altro. Le temperature prossime o sotto lo zero con una sensazione di freddo ulteriormente aggravata dalla bora, hanno fatto in fretta a convincere i gestori del dormitorio Rachem di via Altura della necessità di lasciare la struttura aperta ininterrottamente, 24 ore su 24, per risparmiare all’utenza la tribolazione di passare la giornata all’aperto. In condizioni di temperature miti, il rifugio chiude le porte in mattinata dopo la prima colazione per riaprire solo in tarda serata, poche ora prima di coricarsi. Per questo non è raro vedere dei senzatetto cercare riparo nelle sale d’aspetto delle stazioni, salire a bordo dei mezzi pubblici, riposare sulle panchine nei parchi oppure nelle anticamere dei centri commerciali. Ma ora l’ondata di aria gelida proveniente dall’Artico che in questi giorni ci ha “regalato” anche una bella spolverata di neve ha tolto ai senza dimora anche la possibilità di restare all’aperto durante le ore di sole.
Il Municipio in aiuto
Insomma, da Capodanno in qua il dormitorio Rachem di via Altura è aperto 24 ore su 24. Mossi da pietà, i dipendenti e i volontari dell’associazione Institut che lo gestiscono hanno deciso di restare a disposizione degli utenti anche in condizioni economiche poco propizie all’aumento delle spese. La Città di Pola è corsa in aiuto stanziando un importo sufficiente per coprire i costi dell’orario di lavoro ininterrotto per i prossimi sei mesi a titolo di prova. Dovesse funzionare, si vedrà di continuare con un servizio completo di questo tipo. La domanda, inutile dirlo, è sempre elevata. “Stamane abbiamo servito la prima colazione a 27 assistiti. Chiediamo una mano anche alla Regione e a chiunque voglia e abbia la possibilità di intervenire perché il triplo delle ore di lavoro comporta un aumento sensibile delle spese di vitto e alloggio, non ultime le spese del riscaldamento e del personale. Per mandare avanti la baracca ci vorranno altri due dipendenti accanto ai quattro attualmente impiegati perché basta che si ammali uno e bisogna chiudere. Inoltre stanno aumentando le spese della cucina, dei pasti e dei carburanti. Tuttavia bisogna fare questo sforzo. Gli utenti non ne hanno visto l’ora e anzi offrono di partecipare alle spese con quei pochi introiti di cui dispongono pur di non dover uscire la mattina quando fa tanto freddo”, ci dice Varja Bastiančić, presidente dell’Associazione Institut che accetta ogni tipo di donazione in cibo e denaro, esclusa dunque la biancheria da camera e da bagno di cui sono stati riforniti adeguatamente.
Evidenziati 48 nuovi utenti
La crisi abitativa che sta flagellando tutta l’Europa e non solo la Croazia e colpisce soprattutto le località turistiche e le città d’arte, ha portato i canoni di locazione ai massimi storici forgiando una nuova classe di indigenti che per aver perso il lavoro, la famiglia o la salute sono finiti in strada. “Ultimamente abbiamo registrato 48 nuovi utenti e questo basti a considerare la precarietà economica invisibile di una fascia vulnerabile di concittadini e valutare la portata del fenomeno”, ci dice ancora Varja Bastiančić. Una società che “produce” senzatetto su larga scala deve ben accorgersi di avere la responsabilità per aiutarli a risollevarsi.
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