Pola. Frutta e verdura: prezzi contenuti e nessuno specula

L’offerta in piazza del Popolo non è delle migliori, ma rallegra il fatto che gli agricoltori non abbiamo praticato rincari

Poca scelta e poca gente, ma la spesa è sempre migliore che al supermercato

Ovviamente niente è più come prima ed è difficile che le cose tornino presto come un tempo. Ciò non toglie che il ripristino del commercio al dettaglio in piazza del Popolo abbia avuto per i polesi un effetto terapeutico. Ci abbiamo guadagnato un senso di normalità, o perlomeno una parvenza di normalità, riacquistata lentamente e pagata a caro prezzo: con la rinuncia alla prossimità degli altri esseri umani. Piuttosto, che tipo di offerta e che livelli di prezzi troviamo ai Mercati dopo un breve ma duro periodo di chiusura? Le notizie, come sempre, sono di due tipi: le buone e le meno buone, o cattive, se vogliamo dire pane al pane e vino al vino. Cominciamo dalle cattive notizie. L’offerta non è delle migliori. Molti produttori sono ancora assenti, chi per timore della malattia, chi per impossibilità di organizzarsi viste anche le limitazioni dei trasporti. Si riduce tutto sommato allo stretto necessario: una decina di tipi di prodotti. Ma non c’è da lamentarsi, al supermercato le cose vanno molto peggio.
Pervade la solidarietà
Dunque, c’è abbondanza di patate, cipolle, carote, cavoli e ortaggi a foglia verde. La buona notizia è che i prezzi non solo non sono aumentati in seguito alla crisi dovuta al Covid, ma in certi casi sono addirittura diminuiti. Uno strano effetto di solidarietà pervade piazza del Popolo. Gli agricoltori fanno fatica a lavorare, probabilmente devono vedersela anche con costi imprevisti, ma non per questo se la prendono con i clienti e certamente non cercano di scaricare il peso della sinistra congiuntura sulle spalle degli acquirenti. Così troviamo i prezzi della lattuga e dell’indivia fermi a quota 10 kune, quelli del radicchio e della rucola a 30 (con poche eccezioni, da evitare), quelli dei porri e delle carote a 10. La verza si vende sempre a 8 kune, il cavolo novello a 12 (qualcuno cerca di venderlo a 18, ma è difficile che ci riesca), il cavolfiore a 14, le patate a 6 e a 8 kune. La cipolla bionda viene smerciata a 10 kune, la rossa a 14, la cipolla novella e lo scalogno a 20 kune, l’aglio novello a tre pezzi il mazzetto a 15, gli spinaci a 14 o 16 kune, i ravanelli a 10 e gli asparagi salvatici a 20 e 30 kune il mazzetto. I fagioli secchi costano 30, mentre ceci, granturco e farro sono offerti a 40 kune il chilogrammo. C’è anche una modesta quantità di farine di produzione artigianale, e i prezzi variano come sempre a seconda della selezione e della qualità dei cereali macinati.
Il momento delle fragole
Di frutta c’è del kiwi a 15 e le ultime scorte degli agrumi dello scorso inverno, ma ormai è arrivato il momento delle fragole. Quelle d’importazione sono in vendita a 40 kune il chilo. Quelle biologiche in arrivo da Caldier si vendono a sole 30 kune. Sulle fragole biologiche istriane, c’è da sapere che non essendo trattate, devono essere consumate nel giro di un giorno o due. I prodotti biologici non durano un’eternità come quelli industriali.

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