Pola. Edifici imbrattati a colpi di spray

Presi di mira la sede dell'Ufficio imposte e quello della Camera d'Economia

L’Ufficio imposte meta dei writer

Fossero stati gli adulti a imbrattare da cima a fondo la facciata dell’Ufficio imposte di Pola ed, en passant pure quello della Camera d’Economia in via Carrara, si potrebbe concludere che vi è in atto una rivolta contro la politica fiscale o l’autorità precostituita, ma dal tipo di impronte impresse – segni e firme velocemente eseguiti con colpi di spray – si deduce che è nuovamente la gioventù a essere colpita dal sempiterno raptus delle scarabocchiate. Il fenomeno del graffito non muore mai e forse si concede ancora più sfogo in momenti duri come questi dettati dalla crisi epidemico-sanitaria quando manco i muri bastano per completare l’opera del popolo dei disegnatori-scrittori e nel mirino finisce anche la segnaletica stradale verticale. Non vi è ombra di dubbio che la medesima e soprattutto le pareti degli edifici pubblici divengono lo specchio di tante giovani personalità in divenire che ci raccontano del fluire dei propri pensieri. Chi appone le firme su muri, case e palazzi, magari appena dipinti, dà segno d’inciviltà e le scritte lasciate dalla bomboletta a casaccio non sono sicuramente definibili arte del graffito. Però tanta espressione di vacuità è segnale di malessere. Si dubita che la gioventù non abbia niente meglio da fare, piuttosto è triste che il disagio personale si estenda a un evidente disagio sociale.

Camera d’Economia: ingresso con scarabocchi

L’opera dei writers (scrittori) della notte è una chiara forma di comunicazione. La valenza comunicativa di questi slogan criptati non merita l’attenzione della scienza semiotica quanto di quella psicologica che vi potrebbe individuare l’insoddisfazione presente raccontata da questi gesti di trasgressione e autoaffermazione. Gli analisti del… cervello non errano mentre spiegano che diffondere la propria firma è un modo per dire io esisto, sono passato di qui e ho lasciato un segno che mi farà ricordare e riconoscere con la mia nuova identità. Un’inequivocabile richiesta d’attenzione in una società troppo presa da frenesia e distratta. Mentre questa medesima società non si accorge della necessità giovanile di raccontarsi, manifestarsi, di esteriorizzare la propria intima storia, la città, il patrimonio pubblico si va arricchendo di tag, che comunicano rabbia confusione, ma anche euforia e felicità, incluso l’amore corrisposto o no, la tifoseria sportiva, come non mai. Gli esperti in materia la chiamano “comunicazione povera urbana”. Povera perché di limitata qualità e contenuti. Sono sfoghi impulsivi di coloro che vorrebbero sentirsi più importanti. E stando così le cose il rimedio non è quello di condannare sempre gli autori, continuando a dilapidare il denaro pubblico nell’acquisto di quintali di intonaco, quanto di investire nei valori concedendo agli adolescenti occasioni di parlare attraverso una comunicazione dal vivo e non a spese di una parete. Manco quella del Fisco se lo merita.

L’attacco dei graffitari sulla segnaletica stradale

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