“Una vita senza violenza merita impegno”, “Io sono contro la violenza sulle donne” “Stop all’aggressione delle donne”, “I violenti non hanno giustificazione”. Era quanto scritto in croato, in italiano e anche in inglese, sugli striscioni in testa al corteo che ha attraversato lunedì mattina piazza Foro, Via Sergia e piazza Port’Aurea, in concomitanza con il 22 settembre, Giornata nazionale contro la violenza sulle donne. In centinaia si sono radunati davanti al palazzo municipale, punto di partenza della marcia per dire basta ai femminicidi, chiedere maggiore impegno nella prevenzione e offrire sostegno alle vittime. Tra la folla – applaudita pure da numerosi vacanzieri – tanti rappresentanti della vita pubblica e politica, tra i quali il sindaco di Pola, Peđa Grbin e collaboratori, nonché il vicesindaco Vito Paoletić e la vicepresidente della Regione, Jessica Acquavita, entrambi in quota CNI.

Bisogna agire
Sensibilizzare l’opinione pubblica e chiedere alle istituzioni politiche e sociali di agire sono stati gli obiettivi della manifestazione nuovamente indetta da Casa sicura Istria, il centro anti-violenza regionale, che ha visto sfilare persone di tutte le età, con una preponderante presenza di giovani allievi e allieve, ragazzi e ragazze, spinti dal motto che recita “Non una morte in più, non una vita in meno”. Non è stata una protesta limitata soltanto al rullo dei tamburi, sulla falsariga delle trascorse edizioni. Stavolta, prima di lanciare i palloncini neri in aria simbolo di lutto – un atto che ha anche coinvolto le forze dell’ordine – si è trovato il coraggio di parlare ancora più chiaro dicendo peste e corna del sistema e della mentalità patriarcale e misogina, che in Croazia continua a proliferare senza risparmiare di ricordare alle donne quanto le loro vite possano diventare ingiustamente precarie. A puntare il dito contro mali tutt’ora presenti in Croazia, estesi pure all’Istria e a Pola, ci ha pensato Jadranka Černjul, direttrice di Casa sicura, sul podio di piazza Port’Aurea, da dove ha criticato aspramente e a ragione dei fenomeni patriarcali purtroppo dilaganti.
Il fatto di trovarci come nazione, in cima alla statistica europea per femminicidi, è stato considerato un motivo di preoccupazione per tutti, che sta a rivelare quanto le istituzioni statali non abbiano ancora prodotto strumenti più efficaci, punizioni più severe e una vera prevenzione di questo grosso problema sociale, che purtroppo molti considerano ancora una “faccenda limitata all’ambito privato”.

Negato il diritto di scelta
“Osiamo dedurre – così Jadranka Černjul – che una siffatta epidemia di femminicidi, venga alimentata dal clima politico, nel cui ambito si propagano, in armonia con i rapporti patriarcali insiti nella nostra società, i vari “Cammini per la vita”, che negano alla donna il diritto di scelta, di libertà, di autonomia del corpo, di vita senza costrizioni e di essere risparmiata da qualsivoglia forma di violenza e maltrattamento. E poi ci sono quelli che pregano in ginocchio, i vari ‘klečavci’, che per le nostre piazze e città professano e promuovono l’inferiorità della donna rispetto all’uomo, in famiglia, nella società e altro ancora”.
L’orrore e la preoccupazione crescono di mese in mese, di anno in anno, stando alle valutazioni di Casa sicura, per dei femminicidi che a volte diventano anche brutali e mostruosi. “Vediamo quanto successo di recente a Osijek dove il corpo di una donna è finito a pezzi dentro a una fossa biologica. É l’ennesima uccisione che ha riaperto la ferita purtroppo sempre attuale della violenza. Tra gli assassini, ci sono partner in rapporto coniugale o extra-coniugale, mariti ed ex mariti, figli che uccidono la propria madre, nipoti che alzano le mani sulle loro nonne, coloro che aggrediscono per strada i passanti, invece di stare chiusi negli istituti specialistici”.

Statistica preoccupante
L’indicatore più attendibile della gravità e profondità del problema è rappresentato dalle cifre. Inconfutabili. A differenza delle “opinioni”. Nei primi 8 mesi dell’anno in Croazia sono state uccise 13 donne, negli ultimi 22 anni 427. In Istria quest’anno è stata tolta la vita ad una donna, negli ultimi vent’anni, invece 23, lasciando nel lutto bambini, mamme, papà, fratelli, sorelle e altri. Peggio ancora la realtà tradotta in percentuali. È in crescita esponenziale quella delle donne uccise per mano del partner: quest’anno si parla del 69,2 p.c. dei femminicidi complessivi, a differenza dell’anno passato quando erano del 21,4 per cento.
In Istria, nei primi 8 mesi dell’anno, le aggressioni risulterebbero calare nella misura del 4 per cento, ma Casa sicura Istria, di contro, si ritrova con un numero sempre maggiore di richieste di aiuto, ben coscente che dietro ad una denuncia per aggressione, ci stanno dietro altre 10, celate dentro alle mura domestiche.
Casa sicura, per voce di Jadranka Černjul, invita tutti a denunciare, a farlo come dovere sociale di cittadini responsabili. Potrebbe bastare una chiamata al 192 (Polizia) o al 500 148 (Casa sicura) per salvare una vita umana, ma anche impedire altri fenomeni ai quali non si è immuni: aggressione di anziani, violenza tra coetanei, nelle relazioni tra coppie di adolescenti o altre forme di abuso e prepotenza.


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