Pola. Angurie e meloni regine dell’estate

In piazza anche una new entry: il moscato istriano, che spodesta l’uva da tavola d’importazione

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Pola. Angurie e meloni regine dell’estate
Turisti perplessi davanti a un listino prezzi poco godibile. Foto: DARIA DEGHENGHI

Una mattina di sole di mezza estate, una brezza che accarezza gli zigomi, un giro di ricognizione tra le bancarelle di piazza del Popolo. Cosa portiamo in tavola quest’oggi? È il dubbio atroce della donna di casa che si rode il fegato se non riesce a mettere in tavola almeno un pasto caldo al giorno, se non due. D’altra parte, l’estate le concede un margine di tolleranza considerevole oltre il limite stabilito, e quindi tra luglio e agosto è lecito anche l’ozio dei fornelli, sempre che in frigo vi sia una scorta bastevole di angurie, meloni, pomodori o peperoni. Dopo tutto, mangiare crudo è tutta salute.

Tutti i colori degli ortaggi di stagione.
Foto: DARIA DEGHENGHI

I prezzi sono un’altra questione. A cucinare si spende meno che a mangiare solo frutta di stagione. Un risotto alle zucchine è un piatto squisito e nutriente che costa due soldi. Non è così se si cerca di accontentare il palato con la frutta. Due anni fa, pesche e nettarine costavano dai due ai quattro euro, in media tre, centesimo più centesimo meno. Oggi costano 4 o 5 euro, senza un termine medio perché nessuno è disposto a fare i conti in centesimi, tanto sono aborriti i tagli meno pregiati dell’euro. E dire che sono passati solo due anni! Bei tempi, quando l’inflazione non andava oltre il due per cento l’anno, ma ormai ci abbiamo fatto il callo. Tornando alla frutta di stagione: in piazza del popolo abbiamo anche una new entry: il moscato istriano ha finalmente spodestato l’uva da tavola d’importazione che solitamente arriva dalla Spagna e dalla Grecia. Non è molto conveniente nemmeno quella, ma il moscato ce lo fanno pagare proprio caro. In media costa 6 euro (ben che vada 5,50, e male che ci tocchi 6,50). Sono tanti soldi, ed è inutile fare finta di niente. E allora che si fa? Niente, si fa come si è sempre fatto: si compra quel che si può e al resto si rinuncia.

Primi grappoli di moscato istriano a 5,50 euro.
Foto: DARIA DEGHENGHI

Ma veniamo all’anguria, regina del mercato d’agosto. Regina, signora, padrona e damigella d’onore. L’anguria è il premio di tutte le fatiche d’estate: caldane, sete, piedi gonfi, ginocchia dolenti, stanchezza fisica, stanchezza mentale. L’anguria è il rimedio di ogni malore, è la panacea per antonomasia. E non è un segreto che le migliori angurie, le più fresche e le più dolci, si vendono in piazza del Popolo, o eventualmente ai mercati e alle bancarelle rionali. I prezzi, però, non scendono al di sotto dell’euro e mezzo al chilo, se non arrivano ai due di euro al chilogrammo (per esempio se l’anguria è venduta a fette). Negli ipermercati costano dal mezzo euro ai 70 centesimi a chilogrammo, ma è un po’ come giocare alla lotto: si paga meno ma si rischia di portare a casa un’anguria che sa di cetriolo o, peggio, di acqua distillata. Insomma, per caro che sia, al mercato ogni biglietto è vincente. Lo stesso vale per le pesche e le albicocche. Al mercato costano 5 euro (4 il minimo), nei grandi centri di distribuzione esattamente la metà. Una disparità di costi analoga riguarda anche gli ortaggi. Zucchine e melanzane, peperoni, pomodori e cetrioli sono decisamente migliori in piazza, ma costano dal trenta al quaranta per cento in meno al supermercato. Senza aggiungere che i fagiolini buoni, quelli molto sottili, non si trovano da nessun’altra parte che dal produttore e costano 7 euro il chilogrammo. E allora bisogna riflettere. È meglio comprare caro ed essere certi di avere il meglio oppure prendere quel che viene sottoprezzo, ma col rischio di buttare tutto alle ortiche? Amletica riluttanza. Sceglie chi può, gli altri non hanno scelta.

La frutta di mezza estate fa sempre gola.
Foto: DARIA DEGHENGHI

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