Pola. Albergo Riviera, è giunto il momento di voltare pagina

Lo storico edificio vicino alla Stazione ferroviaria cambia proprietà: lo Stato ha deciso di venderlo per 36,5 milioni all’Arena Hospitality Group

Una delle perle dell’architettura fin-de-siécle a pochi passi dall’Arena

Dopo anni, anzi decenni di tentennamenti, trattative, temporeggiamenti ma anche interminabili cause giudiziarie, di recente il governo ha deciso di punto in bianco di vendere l’albergo Riviera al suo pluridecennale gestore, l’Arena Haspitality Gruoup. Che cosa è successo di tanto strepitoso negli ultimi mesi da indurre lo Stato a desistere dal braccio di ferro col gigante alberghiero polese e autorizzare invece la manovra di privatizzazione a condizioni che ora convengono ad entrambe le parti, mentre prima erano oggetto di disputa? È difficile non scorgere nel repentino mutamento d’opinione una causa di “forza maggiore”. La pandemia deve avere anche questo potere magico di costringere i litiganti al compromesso. Milione più milione meno, questo non è tempo di fare gli schizzinosi: quando la crisi incalza, si vende l’argenteria. E anche il retaggio storico quando serve.
Undici milioni di arretrati
Ebbene l’albergo Riviera sarà venduto all’AHG al prezzo di 36,5 milioni di kune, due milioni in più del suo valore nominale, stabilito a suo tempo da una perizia legale. Ma questo non è l’unico onere finanziario che la società polese deve assumersi se vuole aggiungere il Riviera alla sua ricca collezione di alberghi, campeggi e villaggi turistici incastonati nella ridente costa polese. Infatti, l’azienda si trascina dietro un lungo strascico di debiti a titolo di affitto dell’albergo negli anni che vanno dal 2014 al 2019. Era questo, appunto, l’oggetto principale della discordia, oltre al valore dell’hotel in sé. Ma anche su questo punto i due contendenti sono scesi improvvisamente a patti. L’Arena Hospitality Group verserà 2,2 milioni di kune per anno, in tutto 11 milioni di kune, a titolo di arretrati del canone d’affitto, in riferimento ai cinque anni d’esercizio in cui i rapporti tra proprietario e gestore erano stati malamente definiti e quindi poco chiari. Così la necessità dello Stato di accedere a una liquidità immediata è prevalsa sull’inerzia. Ma il fatto che colpisce di più è la disponibilità di liquidità immediata della società alberghiera. In questo momento di crisi le aziende del comparto turistico piangono miseria e chiedono ai governi di saldare i costi della manodopera rimasta di colpo inoperosa (cosa che i governi fanno puntualmente), ma poi tirano fuori di tasca i milioni necessari per aumentare il capitale immobiliare. Così si passa alla privatizzazione 2.0 dettata o perlomeno favorita dalla pandemia.
Un bene per la città
Ciò non toglie che la soluzione estorta dalle circostanze non possa rivelarsi un bene per la città e per il futuro del suo turismo. Come proprietà pubblica, l’albergo non ha fatto che perdere valore e prestigio. Senza investimenti (difficilmente il capitale sgancia soldi senza un certificato di proprietà o perlomeno senza una concessione a lunghissima scadenza che emuli la condizione proprietaria), quella che è stata una perla dell’architettura fin-de-siécle ha perso persino il suo status di albergo per essere declassata al rango di “pensione”, con una stella sola da esibire all’entrata. Qualche anno fa, quando il Riviera era ancora aperto, l’abbiamo trovato in condizioni realmente spaventose. Parte dell’ala di via Spalato era fuori uso perché inagibile e l’ala di via della Stazione era ancora in funzione, ma presentava un aspetto così deludente che gli ospiti si contavano già sulle dita di una mano. Gli ultimi segni di attività erano i convegni per un pubblico di clienti poco facoltosi, generalmente le organizzazioni socio-sanitarie.
In futuro un art-hotel
Ora tutto questo cambierà. Non subito, si capisce. Nelle sue ultime comunicazioni alla stampa, la società ha fatto capire che al momento è impegnata principalmente in attività operative finalizzate “a ridurre allo stretto necessario le spese di gestione” in mancanza dell’atteso flusso di introiti per questa fase della stagione turistica. In secondo luogo è anche impegnata con le sue attività umanitarie a favore dell’Ospedale generale di Pola, al quale ha già inviato diverse cospicue donazioni. Tuttavia l’acquisto dell’albergo “Riviera” prima o poi aprirà le possibilità di un suo recupero e di un suo riposizionamento sul mercato turistico come un albergo di lusso, ispirato all’arte, alla storia e al patrimonio urbanistico-architettonico di tipo centro-europeo. Il futuro Art Hotel Riviera manterrà dunque intatte le sue facciate esterne, ma all’interno cambierà completamente aspetto, sarà moderno, elegante, ricco di oggetti artistici da esposizione come quadri e sculture di grande interesse e di non poco valore economico. Pola e l’Istria non hanno ancora una struttura tale che possa eguagliare gli alberghi di simile fatta nei centri di Vienna, di Budapest e recentemente di Zagabria. All’AHG sostengono che è arrivato il momento di progettarne uno.

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