Chi conosce qualche monumento romano di Pola? “L’Arena!” La risposta arriva in coro e strillata a squarciagola dai ragazzini della Sezione Delfini del Rin TinTin, scuola d’infanzia in lingua italiana di Pola. Il gruppo, guidato dalle maestre Xenia Dajčić e Sandra Brakus Brženda, è uno di quello più tosti, sezione dislocata negli ambienti della Scuola elementare italiana “Giuseppina Martinuzzi”, che è bacino di reclutamento dei neo-scolari. Una bimba, evidentemente già ben propensa a diventare alunna modello, sa già dell’Arco dei Sergi. E l’attenzione scoppia quando Giulia Codacci, studiosa responsabile del Servizio educativo del Museo archeologico, mostra le particolarità dei gioielli di pietra collezionati nel tempo dall’istituzione dedita all’indagine scientifica concentrata sulle storie del passato. Liana Diković, responsabile del servizio centrale per la CNI, presso la Biblioteca civica, stavolta fa soltanto da preziosa assistente, per sistemare tutti al laboratorio, allestito nell’angolo riservato alle letture per l’infanzia. Un grande pannello è servito in detto caso ad esibire in dimensioni giganti le meraviglie scultoree di due monumenti di Pola: proprio l’Arco dei Sergi, ora oggetto di esamina strutturale ed il Piccolo teatro romano, quello che potrebbe associare al nostro anfiteatro, se… tagliato a metà. Vedi anche com’era bella e pittoresca, Pola “fotografata” nell’Ottocento, da quel signore francese di nome L.F. Cassas. Giulia Codacci ha tolto da Port’Aurea un po’ di tutto: la scritta scolpita nella lingua dei romani, Vittorie alate, fiori, geometrie, trecce, ramoscelli, uccellini, cavalli e bighe, delfini, ippocampi, l’aquila con il serpente, putti e amorini aggiungendovi i rilievi dei satiri e delle maschere raccolte dalle rovine del teatro minore ai piedi del Colle Castello. Quindi la sfida artistico-figurativa: ritrarre e colorare cotanto di reperti. Ne è scaturita una simpaticissima mostra di disegni. Tanti, anche molto ben realizzati, che mostrano un po’ di storia della civiltà nei secoli evolutivi, vista e interpretata dagli occhi dei bimbi, pure loro in età evolutiva e forse anche per questo più capaci di sentire, come nelle fiabe, il fascino dell’essere mitologico e della leggenda antica.

Foto: ARLETTA FONIO GRUBIŠA

Foto: ARLETTA FONIO GRUBIŠA
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.









































