Piazza del Popolo versione inverno

I soli clienti fedeli sono gli anziani col budget ridotto, maestri della spesa oculata e capaci di farlo durare un mese intero

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Piazza del Popolo versione inverno
Pochi clienti, pochi affari in piazza del Popolo a gennaio (foto: Daria Deghenghi)

Gennaio dovrebbe essere il mese delle rinunce per antonomasia. Quando le abbuffate di fine dicembre hanno lasciato il segno, è chiaro che passato Capodanno si ricorre a rimedi tardivi di dubbia efficacia, molto spesso carenti, quando non completamente inutili come tutti i buoni propositi per l’anno venturo. Alzi la mano chi non ha mai giurato di fare vita sana il primo gennaio per rimangiarsi la parola subito dopo l’Epifania. Tutti lì con le mani in alto, vero? Certamente, perché la vita sana è un’utopia nella contrada di Bengodi, dove le vigne si legano con le salsicce e corrono fiumi di vinaccia. L’odierna Bengodi è il richiamo irresistibile di supermarket, pizzerie, ristoranti, rosticcerie, pasticcerie e compagnia bella, che vendono il piacere del palato al prezzo delle calorie in eccesso.

L’unico stand con carciofi e finocchio è anche il più caro (foto: Daria Deghenghi)
L’unico stand con carciofi e finocchio è anche il più caro (foto: Daria Deghenghi)

Diversamente dal centro commerciale, il centro città è piuttosto deserto. I soli clienti fedeli sono gli anziani col budget ridotto, capaci tuttavia di farlo durare un mese intero, tanto sono abituati a distribuire razionalmente le risorse, per non dire stringere la cinghia. In realtà, gli anziani spendono meno e mangiano meglio per il semplice fatto che non si lasciano incantare dal richiamo dei cibi processati. Non passano in panetteria a prendere il trancio di pizza, non scaldano le scaloppine impanate precotte nel microonde, non ne sanno nulla di zuppe di verdura in confezioni tetrapak ed è già tanto se per cucinare usano il dado di carne al glutamato di sodio. Mangiano pasta e fagioli, verza o radicchio e patate, zuppa di cavolfiore, cicoria, carote e qualche volta, per togliersi lo sfizio, carciofi e finocchio con razioni bastevoli di carne bianca e pesce azzurro acquistati in piazza del Popolo. La quale piazza che deve il suo nome al popolo, è tirchia di saldi ma liberatrice dai falsi bisogni ingigantiti dal marketing.

Radicchio rosso Verona, un toccasana (foto: Daria Deghenghi)
Radicchio rosso Verona, un toccasana (foto: Daria Deghenghi)

Ecco dunque come si mangia meglio spendendo apparentemente di più ma in realtà risparmiando con la rinuncia al superfluo come fanno i pensionati: mezzo chilo di erbette, mezzo chilo di radicchio, un chilo di patate, cavoli a volontà, mele e agrumi di prima mano. Vero è che le bancarelle in gennaio sono piuttosto deserte e che la mancanza di concorrenza tende a far elevare ulteriormente i prezzi già alti in partenza, ma con una spesa oculata si può sempre pianificare pasti tutti gusto e salute senza forare il bilancio. I prezzi? Si va dall’euro e settanta centesimi per un chilogrammo di patate ai 10 euro (massimo) per il chilogrammo del radicchio Verona, il migliore, con un ventaglio di prezzi a metà strada che è difficile riassumere, ma si può tentare. Abbiamo una miriade di cavoli di tutte le qualità e tutti i prezzi, dal verzotto al cappuccio rosso e bianco, dal cavolfiore ai cavoletti di Bruxelles, dal broccolo calabrese al broccolo romano, dal cavolo rapa al cavolo nero, generalmente in vendita a 3 o 4 euro il chilogrammo, con una tendenza al ribasso verso le ore tarde della mattinata, quando la merce migliore comincia a scarseggiare e le “venderigole” cominciano ad avvertire l’impazienza di tornarsene a casa. Le carote e la barbabietola costano 3 euro, lattuga, foglie di cavolo nero e cicoria costano 5 euro al chilogrammo, le radici per brodi e bolliti 6, i carciofi 2 euro al gambo, le noci in guscio 8 euro (sgusciate 15), la semola di mais 4 euro al chilogrammo, ceci, fagioli, orzo e farro 4 euro al mezzo chilo (dovrebbero essere nostrani e non canadesi) e poi noccioline a 18 euro e mandorle a 15. Una bustina di pinoli costa 3 euro per 50 grammi di prodotto. Anche per la frutta vale la stessa logica degli ortaggi: prezzi di poco o di parecchio più elevati rispetto al supermercato ma con una garanzia in più sulla freschezza e l’origine del prodotto.

Cicoria a 5 euro al chilogrammo (foto: Daria Deghenghi)
Cicoria a 5 euro al chilogrammo (foto: Daria Deghenghi)

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