Piazza Dante, riaffiora la storia

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Piazza Dante, riaffiora la storia
Tracce intersecate di architetture secolari

Pola fa nuovamente i conti con il proprio sottosuolo archeologico. Si torna a scavare in zona storica, a fianco di piazza Dante, nel quartiere abitato a ridosso dell’antica cinta muraria. Piccolo particolare: le testimonianze di questa vita urbana di duemila anni fa non si vedono e sono nascoste almeno a due metri di profondità sotto il livello dell’odierna superficie ed ecco che per raggiungerle bisogna superare fior di strati archeologico-culturali, quello austroungarico, quello veneziano, medioevale, paleocristiano fino a rischiare l’emicrania nel rebus delle strutture murarie e delle pavimentazioni in pietra e ciottoli che si intersecano e incastrano senza logica apparente. Stavolta, il cruccio del mettere in ordine i tasselli interpretandone le configurazioni architettoniche del passato è tutto della “In Situ”, impresa rovignese addetta alla sovrintendenza e alla ricerca archeologica specializzata anche nell’elaborazione dei rinvenimenti e del materiale archeologico, nonché nelle ricostruzioni tridimensionali delle località e dei reperti.

Una panoramica di pietre incastonate

Mesi or sono era stato raso al suolo il fatiscente caseggiato, un tempo sfruttato come magazzino dalla Tehnomont. Data l’impossibilità di recupero e non avendo comunque alcun valore storico-culturale, non c’era stata altra soluzione. L’area che l’impresa “In Situ” si prepara a scandagliare fino in fondo è vasta ben 1.000 metri quadrati e da piazza Dante è scarsamente visibile, giacché nascosta da un vecchio muro dietro al quale non è dato sapere quale investimento sia in atto: la costruzione di una nuova palazzina, un parcheggio pubblico-privato a pagamento? Per il momento è l’archeologia ad avere voce in capitolo, specificatamente Aleksandra Paić ed Elvin Zejnilhodžić responsabili della “In Situ”, che già indicano un’intera panoramica di pietre incastonate nella terra.

”È davvero ancora troppo presto per poter dare una spiegazione seria e supportata da conferme scientifiche – dice l’esperta archeologa – perché non abbiamo ancora raggiunto la profondità corrispondente all’era romana di Pola. Per il momento possiamo supporre di avere a che fare con architetture d’epoca prevalentemente austroungarica. Vede, soltanto in questo punto maggiormente scavato è visibile tutta una grossa struttura muraria, che si suppone di fattura tardoantica”.

Strutture tardoantiche nel sottosuolo

Zona urbana abitata

Ricorderemo che, non a caso, nella stessa linea di lunghezza in piazza Dante, nell’area di fronte all’Old City bar, scavi d’intervento compiuti a suo tempo (al momento della collocazione di paletti a scomparsa), avevano portato alla luce tracce di strutture murarie tardoantiche. Quindi non si scherza. Aleksandra Paić spiega tra l’altro che il quadrante attualmente soggetto a scavi, prima con ruspe e quindi con attrezzature a mano per non rischiare di compromettere e rovinare il terreno archeologico corrisponde alla zona urbana abitata e che dunque non dovrebbe dare alla luce degli ulteriori tratti di antica cinta muraria, come quelli rinvenuti con le sonde svolte due anni or sono nel sottosuolo di piazza Dante. Ammesso che sarà richiesto di analizzare il terreno qualche segmento più in là verso l’Arsenale, invece, ci si dovrebbe ritrovare esattamente sullo stesso tracciato, felici di completare l’esatto passaggio dei vecchi bastioni meridionali di difesa della città antica, con i suoi sei ingressi ubicati dalla parte portuale. Fonti medievali parlano di Porta San Giovanni, (che doveva trovarsi a occidente), Porta Stovagnaga (che si ricollega all’omonimo clivo) e quindi di Porta Monastero, S. Maria Alta, Berberina, Badia e Santa Giuliana.

Archeologia “in corso” dietro al muretto di Piazza Dante

L’incognita del terreno

Magari la ricerca potesse rinvenire i resti di una di queste quattro mancanti. Merita augurare buon lavoro ai ricercatori, perché nel corso delle 120 giornate d’indagine, qualche informazione sul passato di Pola dovrebbe pur arrivare. Al centro dell’attenzione non è la magnifica area del Forum, ma comunque si gravita nella zona non lontana dalla Basilica bizantina di Santa Maria Formosa e del quartiere romano di Minerva. L’unico timore degli archeologi è quello di imbattersi nel terreno melmoso. Non lontano da qui si trovava la zona del porto operativo antico-romano. I resti della nave antica rinvenuti anni or sono nelle viscere sotto via Flacio erano spuntati proprio dall’acqua. La medesima ora potrebbe essere da intralcio. La risposta in merito potrebbe arrivare tra giorni.

Muri e pavimentazioni di ignote datazioni

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