Pescheria di Pola: anno difficile

Estate con richiesta ridotta e bassa stagione da dimenticare

Pochi clienti, pochi affari alla Pescheria di Pola

Pescheria e dintorni. C’è un alone di tristezza che copre anche questa normalissima e tranquillissima attività dell’acquisto del pesce per il pranzo del giorno. È inutile negare che la vita sia cambiata. Intanto c’è meno gente ovunque, e quindi anche in pescheria. In secondo luogo, siamo tutti coperti e irriconoscibili: metà viso è nascosta dalla mascherina, e l’altra metà dagli occhiali da sole. Infine, cosa per niente scontata, siamo tutti più tetri, più guardinghi, poco rilassati e meno disposti ad andare e a venirci incontro. Anche la più banale delle commissioni umane, come quella degli acquisti e della spesa, diventa così un obbligo piuttosto che un piacere, un peso piuttosto che un sollievo. Turisti non se ne vedono più in circolazione. Ci hanno lasciato al primo campanello d’allarme dei rispettivi Paesi di origine. Della bassa stagione che conoscevamo non c’è nemmeno l’ombra. Come vanno le vendite allora?

Cappesante: poche ma buone

“Al banco abbiamo perso il 20 per cento degli incassi ma nei rifornimenti ai ristoranti addirittura il 70 per cento: l’anno scorso si faceva sulle 2.000 kune di vendite con un solo ristorante di via Kandler, quest’anno il pesce ce lo chiedevano uno alla volta, letteralmente”: sono le parole di un pescivendolo della vecchia guardia, che pur tuttavia non si dà per vinto. “Non sarà un anno difficile a distruggerci, questo è certo. Bisogna guardare avanti”, aggiunge. I prezzi? Più o meno quelli di sempre. Sardelle a 20, triglie di minuscola taglia a 30 e a 40, salpe e occhiate a 50, polpi a 60, calamari a 80, 100 e 120, merluzzo a 60 e 70 kune, seppie a 80, orate, saraghi e barai a tutti i costi possibili secondo la pezzatura (dalle 80 alle 160 kune), gamberi a 112, cappe sante a 140, pesce rospo a 160, dentice a 220 e scorfano a 250 kune il chilogrammo. Insomma, un bel ventaglio di gusti (e prezzi) per tutti i palati e tutte le tasche. La scelta non è un problema, se mai il problema è il potere d’acquisto della popolazione, che il coronavirus sta mettendo a dura prova.

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