Nel porticciolo di Peroi è stato posato in mare il primo segmento della nuova condotta sottomarina di scarico a mare che servirà il futuro impianto di depurazione delle acque reflue. Si tratta di 918 metri di tubature, parte di un tracciato complessivo di due chilometri, che si estenderà nel Canale di Fasana. L’operazione, durata una settantina di minuti, si è svolta in condizioni controllate, con il coordinamento di tecnici a terra, imbarcazioni di supporto e squadre di sub.
La condotta rientra nell’ambito del progetto Agglomerato Pola Nord, un investimento da 45,5 milioni di euro destinato a migliorare la rete idrica e il sistema di raccolta e trattamento delle acque reflue. La posa del secondo tratto, lungo 1.117 metri, è prevista per la prima settimana di febbraio. Lo ha annunciato il direttore della “Vodovod Pula – Labin” (l’azienda municipalizzata responsabile di Pola Nord), Edo Krajcar, che ha definito l’intervento di ieri “sontuoso e solenne”. “Abbiamo atteso un decennio prima di avviare il progetto e ora stiamo assistendo alla posa in mare del futuro scarico a mare”, ha detto. Accanto al responsabile della municipalizzata, alla posa della tubazione hanno assistito anche diversi rappresentanti delle amministrazioni locali, tra cui il sindaco di Dignano, Igor Orlić, il vicesindaco di Pola, Siniša Gordić, e i vertici del Comune di Fasana.
Completato il 70 p.c. dell’opera
Ai giornalisti presenti è stato ricordato che la sola condotta sottomarina ha valore di 4,25 milioni di euro (IVA esclusa) e che l’appalto dell’opera è stato affidato alla società “Pomgrad Strabag”, con un contratto firmato il 4 luglio 2024 e scadenza dei lavori fissata a maggio dell’anno prossimo. “Ad oggi è stato completato circa il 70 p.c. dell’opera”, hanno annunciato i responsabili dell’intervento, spiegando poi che la condotta misura complessivamente 1.835 metri, più 200 metri di diffusore, e raggiungerà una profondità massima di 31 metri. La prima sezione ha una profondità di 16,5 metri. Nel prosieguo è stato precisato che i primi 775 metri della nuova tubazione sono stati interrati in un apposito scavo e protetti da un rivestimento in calcestruzzo per resistere anche alle condizioni marine più estreme. Per quanto riguarda la parte finale dello scarico, gli addetti ai lavori spiegano che il diffusore è stato progettato per disperdere in modo ottimale le acque reflue, riducendo l’impatto ambientale e garantendo la tutela dell’ecosistema marino. La tubatura è stata affondata gradualmente riempiendola di acqua marina e con delle zavorre in cemento. La velocità di immersione è stata di 0,2 metri al secondo. Lo stesso sistema sarà utilizzato anche per la posa della seconda condotta. Tuttavia, l’operazione sarà tutt’altro che semplice. Infatti, per posare la seconda tubazione, dovrà essere estratto dall’acqua il primo tratto, che sarà quindi collegato al secondo. Lo scarico completo sarà fatto poi affondare riempiendolo d’acqua di mare tramite una serie di valvole poste a riva.” Ogni giorni lavorano al progetto 30-35 persone tra sub, operai, ingegneri e tecnici. Il termine dei lavori è fissato a maggio 2026, ma si punta a completare l’opera con un mese di anticipo”, ha commentato Krajcar, che ha quindi illustrato come, una volta operativo, il nuovo sistema andrà a sostituire il vecchio scarico del 1985, troppo corto e responsabile dei frequenti inquinamenti registrati negli ultimi anni nel Canale di Fasana. Il progetto completo prevede non soltanto lo scarico a mare, ma anche un nuovo impianto di depurazione biologico, che una volta costruito potrà servire fino a 42mila abitanti residenti nel Dignanese, nel Fasanese e nell’intera area nord di Pola.
Fondi europei, nazionali e locali
A margine delle operazioni di posa della tubazione è stato ricordato che la realizzazione del depuratore ha subito ritardi poiché l’appalto iniziale, affidato alla società slovena “Hidroinženjering” nel novembre 2023, è stato annullato a causa del fallimento dell’azienda nel gennaio 2024. È stato, dunque, necessario procedere con una nuova gara, che stando al direttore della Vodovod avrebbe attratto diversi interessati. Ad ogni modo, l’assegnazione dei lavori è attesa entro la fine dell’anno. Si ricorda infine che il progetto è finanziato per il 73 p.c. con fondi europei del Piano nazionale di ripresa e resilienza, mentre il restante 27 p.c. è suddiviso tra il Ministero dell’Ambiente, l’Ente idrico nazionale (Hrvatske Vode) e la “Vodovod Pula – Labin”, ciascuno con il 9 p.c.
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