Siamo in luglio inoltrato e ormai si pensa solo alle vacanze, alla tintarella, ai bagni.Ma è anche tempo anche di saldi, quelli di fine stagione si capisce, e quindi di offerte vantaggiose, a patto di comprare quello che realmente serve. Dal canto loro i commercianti pensano solo a svuotare i negozi dalla merce in eccesso per fare posto a quella in arrivo. È una catena di montaggio anche questa. Tutto ciò che entra deve per forza uscire da qualche parte, e se non esce col massimo guadagno possibile andrà bene anche il minimo. Tuttavia il concetto stesso di “fine stagione” è superato. Nell’industria della moda ultra veloce e super conveniente altrimenti detta high street le stagioni non esistono da un pezzo. Le collezioni vanno e vengono a ritmi incalzanti e l’imperativo assoluto è disfarsi degli avanzi.
Ribassi tutto l’anno
Il legislatore ha previsto due sessioni di vendite straordinarie che possono essere presentate come saldi di fine stagione: una in inverno subito dopo Natale e l’altra in estate a cominciare da luglio, a condizione che non vadono oltre i due mesi. Passati i due mesi, ogni riduzione del prezzo deve portare un altro nome, tipo vendita promozionale ecc. Ma è ancora possibile acchiappare un affare con questi saldi che tra una denominazione e l’altra durano tutto l’anno? Un giro di ricognizione in centro non ci convince, c’è poca roba e le rivendite hanno subito un lento ma ormai definitivo processo di stagionalizzazione. I centri commerciali sono un’altra cosa. Pur di non avere troppe aspettative in fatto di qualità dei panni (la qualità è andata a farsi benedire con l’avvento dell’era della fast fation), nei mall di più recente costruzione c’è sempre un sacco di vestiario e calzature da portare a casa. Se ne abbiamo bisogno o meno, è un altro paio di maniche. I grandi marchi spagnoli, italiani e polacchi del retail hanno un ricambio di assortimento spaventoso: quello che trovi oggi non ci sarà domani e quindi se proprio t’interessa è un prendere o lasciare.
La rete non dorme
Così la camicia o i pantaloni di lino che prima costavano 39 o 43 euro e ora vengono 27 o 22 euro, a seconda del ribasso (che poi dipende dalla domanda, e quindi dalla taglia, dalla tinta e dalle tendenze del momento) sono realmente un acquisto conveniente, sempre che sia necessario, si capisce. Pigiami, costumi da bagno, teli da spiaggia, sneakers, infradito, gonne, T-shirt, pantaloncini e pantaloni sono in saldo di almeno il 30 per cento se non di più. Le vendite on-line su web shop e applicazioni varie che con i saldi partono prima e praticano ribassi anche migliori, sono una macchina che non si ferma mai, un perpetuum mobile, alimentata da una rete globale di server e assistenti virtuali che non dormono mai, nemmeno di notte. I tranelli del neuromarketing funzionano che è un piacere: i pop up con un’offerta di qua e una di là, il prendi due e paghi uno, il secondo articolo in regalo oppure ridotto del 50 per cento, tutto a metà prezzo, ultime taglie, ultimi colori e naturalmente il coupon finale a titolo di premio per indurci a comprare anche dopo aver già chiuso la partita con l’ultimo “aggiungi al carrello”. Che stress.
Pochi negozi, pochi affari
Diverso è il caso dei locali commerciali in centro città. Un fallimento dopo l’altro hanno ridotto ulteriormente l’offerta di capi di abbigliamento e calzature, per cui gli stessi saldi di fine stagione non sono più attraenti come quelli dei centri commerciali. Ci sono negozi già vuoti che fanno pena, altri praticano solo ribassi del 20 per cento, mentre i marchi di intimo mettono in saldo solo gli avanzi dei costumi da bagno della vecchia collezione (vecchia si fa per dire): gli ultimi arrivi e le collezioni basic restano in vendita al prezzo del cartellino. Al limite c’è la possibilità di avere un’offerta del tipo 3+1gratis, che a conti fatti non è mai conveniente perché si finisce per comprare anche quello che non si desidera. Il commercio in centro città ha un carattere quasi esclusivamente stagionale. In pratica prosperano solo le gelaterie, i negozi di distillati, di souvenir, di chincaglieria varia. Vestiario? Calzature? Accessori? Niente da fare. C’è poco da scegliere e nel più dei casi si rimedia una riduzione del 10, eventualmente del 20 o al massimo del 30 p.c. Praticamente gli stessi sconti che si poteva avere nelle occasioni delle cosiddette shopping week con i vari coupon delle riviste d’abbigliamento e gossip.
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