Ospedale, raddoppia il bacino d’utenza ma il sistema funziona. Parola di ministra

Visita della dott.ssa Irena Hrstić al nosocomio polese, che ha diretto per dodici anni

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Ospedale, raddoppia il bacino d’utenza ma il sistema funziona. Parola di ministra
Andrej Angelini e Irena Hrstić con medici e tecnici del Pronto soccorso dell’Ospedale generale di Pola

Estate istriana per la ministra della salute Irena Hrstić che ha approfittato del soggiorno nella città natale per tornare all’ospedale che ha diretto per 12 anni traghettandolo dalla vecchia sede di via Negri alle nuove strutture di via Santorio che fanno ancora impressione per la loro ampiezza mentre il personale medico sogna già spazi ancora più larghi e comodi. Il sogno non è un vagheggiare vano: a detta del coordinatore infermieristico Roberto Licul, soltanto il Pronto soccorso ha visitato e curato più di 5.800 pazienti, 700 in più in paragone allo scorso anno. L’accettazione del Pronto intervento è sotto assedio proprio in questi mesi di alta stagione quando la popolazione in Regione raddoppia: se negli altri mesi dell’anno siamo in 200.000, in questo momento in Istria circolano più di 400.000 persone che in caso di necessità finiscono proprio qui in cima al colle San Michele, davanti alla tettoia rossa che è il tratto distintivo dell’accettazione. In piena estate i turisti aumentano notevolmente la mole di lavoro della medicina d’urgenza che non conosce tregua. Dopo l’orario di lavoro “diurno”, che termina alle 18 – spiega la dottoressa Branka Ulaković, i turni notturni non sono meno indaffarati, anzi, i pazienti entrano ed escono come alla catena di montaggio, e la precedenza non è quella del primo che arriva ma del caso più grave.

Attese al Pronto soccorso
La questione delle attese interminabili torna all’ordine del giorno ogni anno da capo, sempre con quella insinuazione di sottofondo che “il sistema sanitario non funziona”. A fine tour con la ministra il dirigente dell’Ospedale generale Andrej Angelini ha smentito le accuse che gli vengono mosse per l’ennesima volta. Non è malasanità, è selezione perché anche i pazienti spesso abusano del servizio. No, non è mala sanità. Il triage è la procedura che serve a distinguere le urgenze reali dagli accessi impropri, quelli si sarebbero dovuti svolgere negli ambulatori medici di base con impegnativa medica per le visite specialistiche o diagnostiche. Il Pronto soccorso polese svolge il triage secondo il modello australiano, che incasella i pazienti in cinque categorie di urgenza di cui solo le prime tre sono realmente di necessità assoluta che va dall’intervento immediato, all’intervento nel giro di 10 o di 60 minuti (emergenza, urgenza e urgenza differibile); la quarta e la quinta (urgenza minore o non urgenza) sono casi che si sarebbero potuti trattare comodamente per tramite del proprio medico di fiducia, l’indomani o in qualunque altro momento. La gravità del paziente è il solo criterio dell’ammissione, non l’ordine di arrivo. Nemmeno arrivare in ambulanza serve a ridurre i tempi di attesa se il codice assegnato in risposta al quadro clinico non è quella dell’urgenza prioritaria.

Maja Koroman, responsabile della farmacia
l nuovo Ospedale di Pola ha sei anni e già non basta più

 

 

L’eliporto dopo il 2027
Pola non è ancora dotata di eliporto, ma non è l’unica. La ministra Hrstić ha spiegato i motivi. Intanto, non si tratta di una necessità solo polese o istriana, ma di una necessità nazionale che va gestita, appunto, a livello nazionale. In estate la costa adriatica è invasa dai turisti, come si vede bene dai collassi del traffico in corrispondenza dei valichi di frontiera sia a settentrione (Zagabria) che a meridione (Ragusa). Il sistema sanitario d’urgenza nazionale gestisce 5.600 trasferimenti di pazienti a distanza con eliambulanza e idroambulanza, a significare che ogni tre ore salpa un’imbarcazione o decolla un elicottero con a bordo un paziente urgente. Quest’anno gli ambulatori “turistici” convenzionati sono 62 su tutto il territorio nazionale e il loro numero va aumentando perché ogni anno il fabbisogno aumenta dal 10 al 20 per cento. La sanità si adegua, spiega la ministra, ma non tappando le falle così come si presentano, bensì ascoltando la base: “Ecco oggi ci hanno detto che a Pola sarebbe utile trasferire l’ambulatorio turistico nella prossimità immediata dell’ospedale e non tenerlo, per esempio, in centro città, perché i turisti stranieri che hanno bisogno di supporto medico specialistico brancolano nel buio e fanno fatica a trovare l’ospedale. Quanto all’elidromo, benché il progetto sia pronto, bisognerà aspettare il prossimo quadro finanziario pluriennale UE, la cui pianificazione scatta nel 2027.

Uno dei tre robot che esegue la distribuzione dei medicinali per i degenti di tutti i reparti ospedalieri
Infermiera della medicina d’urgenza al lavoro

Automazione farmaci
Il tour estivo polese della ministra è servito anche a presentare il sistema di automazione del farmaco in dose unitaria in seno alla farmacia ospedaliera potenziata con un generoso contributo del Ministero della sanità, ora completamente robotizzata. Un cervellone distribuisce i farmaci per così dire all’ingrosso, un altro attribuisce a ogni singolo farmaco il destinatario ultimo con tanto di nome e cognome, reparto e dose somministrata. Un terzo manipola i medicinali citotossici per la chemioterapia e risparmia agli infermieri ogni occasione superflua di contatto col farmaco “velenoso”. I robot che fanno tutti questi lavori eliminano i rischi della manualità nella somministrazione dei farmaci, uno dei punti più vulnerabili dell catena clinica, riducono lo spreco e limitano la spesa, due problemi correlati: il danno per l’ambiente e il danno per le risorse economiche del Paese. Inoltre l’automazione libera il personale sanitario da compiti ripetitivi, permettendo a medici e infermieri di tornare a fare ciò che conta davvero: dedicarsi alla cura e alla relazione con il paziente. I robot che taglia e distribuisce i farmaci al microgrammo per ogni singolo paziente, hanno già ridotto i consumi, le spese e gli scarti di medicinali in tutti i reparti, che ora non chiamano più in aiuto le farmacie: tutto quello che serve è disponibile sul momento e la tracciabilità della “filiera” è assicurata in ogni fase. E la disponibilità del personale medico? Non è più un problema, assicura la ministra: dopo che il governo ha aumentato sensibilmente gli stipendi del personale medico e infermieristico, non solo stanno tornando a casa gli espatriati degli ultimi dieci anni, ma anche quelli freschi di laura e diploma restano in Croazia e cercano impiego nella sanità pubblica. L’ospedale di Pola, aggiunge Angelini, impiega circa 1.430 dipendenti. Ora ci sono posti aperti ma solo occasionalmente e vengono preso colmati. Ha fatto la sua parte anche la Regione istriana con una serie agevolazioni per la categoria.

Punto di stazionamento autoambulanze
La gamma camera ha otto anni

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