Mercati, il regno del pomodoro

Le varietà si vanno allargando come pure il ventaglio dei prezzi

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Mercati, il regno del pomodoro
La tavola d’agosto non può fare a meno dei pomodori e dei meloni. Foto: DARIA DEGHENGHI

Ancora nessuna traccia della moneta europea comune in piazza del Popolo: i rivenditori di frutta e verdura non avranno alcun obbligo di esibire la doppia cifra come i negozi, e neanche vorrebbero averlo. Sarebbe troppo lavoro: i prezzi al mercato ortofrutticolo cambiano diverse volte al giorno con una tendenza al ribasso pressoché costante con l’avanzare delle ore verso mezzogiorno. Un ortolano-commerciante ormai anziano, che conosce bene l’indole dell’acquirente locale, ci spiega come vanno le cose: “Ho dei fichi da piazzare, non mi conviene neanche tentare di venderli a 50, tanto lo so già che non li prendono, e poi dovrò comunque acconsentire al ribasso”. Questa è la storia che si sente quasi sempre quando si presta ascolto ai dialoghi tra i compagni di bancarella in piazza del Popolo. Insomma, col prezzo dei fichi, dei pomodori, dei cetrioli o delle zucchine che si vanno comprimendo e allungando dalle 10 alle 30 e dalle 20 alle 50 kune, non c’è proprio verso per tentare di “tradurre” le kune in euro, gli euro in kune e viceversa. I turisti lo sanno bene e non chiedono spiegazioni. Gli basta sapere la cifra nella valuta locale (ancora per poco), di cui sono ben provvisti, e loro pagano tutto quello che gli si chiede.
Così piazza del Popolo vive la sua attesa dell’euro senza entusiasmo e apprensione. “Quando verrà, verrà, ci penseremo dopo, ora non serve a nulla spremersi le meningi”, così dicono e dobbiamo convincerci che le cose stanno esattamente in questa maniera perché la logica e la filosofia di chi lavora la terra e vive dei suoi frutti non fanno una grinza. Vediamo dunque i prezzi della frutta e della verdura. Il pomodoro è decisamente il re della stagione e le varietà si vanno allargando nella misura in cui aumentando le semenze disponibili, sempre più esotiche, sempre più “modificate” dagli incroci e dalla manipolazione genetica. E come aumentano le varietà del pomodoro, così s’allarga pure il ventaglio dei prezzi, tanto che ormai ne abbiamo di tutte le entità dalle 10, 14 e 20 kune (come il comune tondo insalataro, il cuore di bue ecc.) alle 40 kune per chilogrammo i più disparati e colorati ciliegini. Quelli meno comuni arrivano a costare 10 kune l’etto, e quindi 100 il chilogrammo, proprio come la rucola selvatica e il radicchio di primo taglio. Ci sono anche pesche giganti super succose a 50, ma attirano sono i più danarosi.
Fortunatamente, questi sono solo i prezzi per così dire estremi. Nella zona “di mezzo” e “di sotto” troviamo pomodori, cetrioli, zucchini, peperoni e meloni a 10, 12, 14 kune il chilogrammo, angurie a 5 (le migliori a 9), mais, bietole e cicoria a 20. La cipolla novella costa 16, come le melanzane, la lattuga 24, i fagioli e i fagiolini 30 o 35 kune il chilogrammo, l’aglio nostrano 5 kune il bulbo. Pesche, nettarine costano generalmente 20 kune, mentre le prugne e le pere si vendono a 10, 12 e 14. Il basilico e i peperoncini piccanti costano 5 kune il mazzetto. Il miele d’acacia si paga 90 e il millefiori 80 kune il chilo, ma almeno siamo certi che il prodotto è istriano. Ora non ci pensiamo, è vero, ma verrà anche l’inverno e fare un po’ di scorte non guasta. Chissà i prezzi tra qualche mese, specie dopo il passaggio all’euro…

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