Meno iscritti: un problema sentito in periferia

L’ultima tornata di notifiche per le scuole CNI ha fatto emergere un calo d’interesse

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Meno iscritti: un problema sentito in periferia
La sede centrale della Scuola elementare Giuseppina Martinuzzi. Foto: ARLETTA FONIO GRUBIŠA

L’effetto della denatalità certificata a livello nazionale, negli ultimi anni, porta indubbiamente a conseguenze pesanti per la scuola in tutta la Croazia. Ed è un fatto inevitabile che l’onda lunga della riduzione di nascite stia conducendo a un numero progressivamente in calo di iscrizioni degli alunni anche nelle realtà scolastiche più fragili. Senza scendere in confronti improponibili con ambienti continentali-rurali o insulari, ne soffre anche il mondo scuola, elementari soprattutto, della Comunità Nazionale Italiana, che ad ogni notifica per le generazioni future, vive con trepidazione l’ora della conta, del responso che scaturisce dall’iter di prenotazione dei posti in aula. La statistica prodotta dalle iscrizioni alle scuole italiane della Croazia, costituisce la cartina di tornasole, l’indicatore che pronostica quelli che potrebbero essere i possibili risvolti per la CNI nel futuro prossimo, ma anche più lontano. Difficile è scendere in proiezioni per i lustri a venire, ma, intanto, l’esito delle ultime iscrizioni effettuate nella Bassa Istria, destano per determinati aspetti preoccupazione e spingono a riflettere assieme a coloro che si trovano a gestire le istituzioni comunitarie e le sezioni scolastiche proponenti programmi di insegnamento in lingua italiana.

Martinuzzi, due classi da 15 alunni
La Città di Pola, con l’elementare italiana Giuseppina Martinuzzi, tiene alta la statistica d’immatricolazione avendo comunque registrato la notifica di 30 alunni per il prossimo anno scolastico 2022/23. In detto caso, e, al pari della maggior parte delle nostre scuole, si accentua il grande vantaggio di sempre: quello di non dover aprirsi con classi pollaio e con numeri eccessivi di discenti, ossia arrivare a quelle situazioni che ancora affliggono molte scuole della maggioranza, in barba a quelli che dovrebbero essere i dettami di uno standard pedagogico ottimale. Pola ha in previsione due classi con 15 alunni per classe o poco più, considerato che l’estate potrebbe rivelarsi foriera di nuovi arrivi, nonostante le iscrizioni già concluse. Tuttavia, quelle che possono destare preoccupazione sono le molteplici realtà periferiche, che sotto certi aspetti maggiormente soffrono delle conseguenze derivanti da cambiamenti più globali. La Giuseppina Martinuzzi ha due Sezioni periferiche con lingua d’insegnamento italiana, una a Gallesano e l’altra a Sissano, che da qualche anno a questa parte hanno riservato momenti di amare sorprese. Salti generazionali, classi accorpate, aule di troppo. È successo per il secondo anno consecutivo: a Sissano non c’è alcun iscritto e Gallesano ne conta soltanto uno.

Il rendering del futuro asilo italiano di Sissano.
Foto: CI DI SISSANO

Investire nella qualità
La situazione ora riscontrata ci viene commentata dalla direttrice Susanna Cerlon: “Parliamo di cali generazionali che investono tutti gli ambienti scolastici circostanti. Pochi sono stati anche i bambini usciti dalle locali istituzioni prescolari sia con programmi in lingua italiana sia croata. Il problema nel caso di Pola non si fa troppo avvertire. Siamo rimasti ancorati alla media degli ultimi anni, mentre vi sono altre scuole che si ritrovano a vivere l’incubo della chiusura delle sezioni. Ribadisco che sono Gallesano e soprattutto Sissano a provocare preoccupazioni”. Per la Cerlon, la via d’uscita in quest’ultimo caso viene intravista nella costruzione del futuro asilo sissanese in lingua italiana. È un parere, ma anche un atteggiamento d’ottimismo, condiviso pure dal presidente della CI sissanese, Paolo Demarin: “Il nostro sodalizio sta facendo di tutto, investe nel rifornimento dei sussidi didattici e altro ancora, mentre non vi è riunione comunitaria che manchi di affrontare il problema per capire i perché di questo vuoto nell’ambiente scolastico italiano di periferia. E non tutto va esattamente ricondotto al calo demografico. Ci sono più fattori determinanti, tra cui, purtroppo, la propensione di molti connazionali a iscrivere i propri figli, spesso e volentieri nelle scuole croate. Dobbiamo per questo investire in un’offerta formativa più qualitativa, sull’esempio dell’apertura di un doposcuola in lingua italiana avvenuta anni or sono, anche se poi proposta in forma bilingue. Possiamo ritenerci oltremodo contenti di essere arrivati al traguardo, all’avvio dell’opera di costruzione del futuro asilo italiano di Sissano. Abbiamo fatto tardi di vent’anni… Tuttavia, sono sicuro che con quest’impresa sostenuta dall’Unione italiana le cose cambieranno e si riuscirà a montare sull’ultimo treno. Tanto conterà anche il ventilato cambiamento alla legge sull’istruzione per cui l’elementare dovrà durare 9 anni, includendo quale obbligatorio l’ultimo anno di frequenza all’asilo, ora preparatorio per la scuola dell’obbligo”.
Secondo Demarin, il discorso della tendenza a notificare nelle scuole croate i ragazzi che escono dagli asili italiani non si limita soltanto alla realtà sissanese: “Non è il senso di appartenenza alla CNI che viene a mancare, ma a farsi avanti è il desiderio di trovare un giorno una maggiore integrazione nel tessuto sociale e una migliore padronanza del croato nell’ambito dei linguaggi settoriali per i propri figli. Influisce tra altro sulla gente la poca visibilità dell’italiano e del bilinguismo nell’ambiente urbano e sociale”.

Andamento altalenante
Per capire le prospettive cui si sta di fronte, merita fare un “salto” anche a Dignano, osservare dentro alle sezioni italiane d’asilo e comprendere se e quanto le stesse sono bacini d’arruolamento per le scuole. La Sezione italiana dell’elementare dignanese, intanto, non sembra subire grandi scossoni, ma mostra di anno in anno andamenti altalenanti di generazioni più o meno numerose. A iscrizioni concluse, stavolta ha iscritto quattro nuovi alunni, tre in meno rispetto ai 7 che stanno appena finendo l’istruzione in prima. Come segnalato dalla direttrice Barbara Buršić Križanac, però, si stanno verificando vistosi aumenti degli allievi nelle altre classi inferiori e superiori. Alla sezione italiana sono generati dall’insediamento di nuove famiglie provenienti dall’Italia. Stando a quanto confermato da Ingrid Mirković, direttrice del Petar Pan di Dignano, la scuola d’infanzia conta due sezioni italiane centrali frequentate complessivamente da ben 40 ragazzini, mentre il gruppo prescolare di Gallesano ne ha attualmente 20 con ciò che 5 andranno in prima elementare l’anno prossimo e potrebbero garantire la continuità generazionale in seno alla Sezione periferica gallesanese della Martinuzzi.

Rin Tin Tin, tutto esaurito
Regge ancor meglio il discorso per Pola. E qui è il Rin Tin Tin a farla da padrone. Serena Sirotić, direttrice della scuola d’infanzia con programma didattico-formativo in lingua italiana ha già confermato che nemmeno questa volta, dopo l’iter d’iscrizione negli asili pubblici e privati, restano posti vacanti. L’en plein nel caso nostro è presto fatto: “Siamo in procinto d’iscrivere una nuova ventina di bambini di cui la maggioranza nelle richiestissime sezioni nido. Quest’anno non ci sono stati troppi ragazzi pronti per alla scuola, ma sono tantissimi gli usciti dalle sezioni nido che sono finiti per riempire in anticipo ogni disponibilità all’interno delle classiche sezioni prescolari. Altri ancora, che non hanno compiuto il primo anno d’età, sono in lista d’attesa per l’inclusione a gennaio…”. Stando così le cose è forse il caso di rimanere ottimisti.

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