In un clima di profonda emozione e condivisione, si è svolto oggi, giovedì 30 ottobre, a Pola un significativo incontro tra l’Associazione Fiumani Italiani nel Mondo e la locale Comunità degli Italiani. A guidare la delegazione fiumana è stato il presidente Franco Papetti, voce autorevole di una comunità che rappresenta oltre 38mila fiumani sparsi nel mondo, con 1.500 iscritti attivi e un organo di stampa, La Voce di Fiume, distribuito globalmente, tra l’altro anche a Fiume e a Trieste.
Nel corso dell’incontro con la CI di Pola, rappresentata da Debora Radolović, presidente dell’Assemblea del sodalizio, Papetti ha sottolineato come il ritorno fisico alla terra d’origine sia ormai impossibile per molti esuli, ma anche che il ritorno culturale e intellettuale resta un obiettivo vivo e concreto. “Siamo inseriti nella realtà economica che i nostri genitori hanno scelto di vivere, ma non abbiamo mai smesso di tramandare ai nostri figli ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che saremo”, ha continuato il presidente che, ringraziata Debora Radolović, per l’ospitalità ha donato alla CI il crest dell’Associazione Fiumani Italiani nel Mondo, che ha ripristinato il logo storico dell’aquila bicipite, simbolo identitario oggi condiviso con la Città di Fiume e, ovviamente, con la Comunità degli Italiani del capoluogo quarnerino.

Papetti ha quindi ricordato che l’incontro tra l’Associazione dei Fiumani e la Comunità degli Italiani di Pola apre di fatto il 62º Raduno degli esuli a Fiume, appuntamento che proseguirà venerdì mattina nel capoluogo quarnerino con tappa al Municipio, dove – a partire dalle 9.30 – è in programma il convegno “Fiume città nuvola, polvere dei nostri pensieri”, che nel pomeriggio, continuerà a Palazzo Modello. Il Raduno proseguirà anche nei prossimi giorni, sempre a Fiume, fino a martedì 4 novembre.
Ponti tra generazioni e territorio
Tornando alla giornata odierna, la delegazione fiumana, come già anticipato, è stata accolta calorosamente alla Comunità degli Italiani dalla presidente dell’Assemblea, Debora Radololović, che ha salutato gli ospiti anche a nome di Tamara Brussich, presidente del sodalizio. “Siamo felici di avervi qui e vi invitiamo a tornare, magari con scolaresche, per continuare a costruire ponti tra generazioni e territorio”, ha detto Radolović, che in qualità anche di preside della Scuola Media Superiore Italiana “Dante Alighieri” ha avuto modo di incontrare diverse associazioni che, insieme ai giovani si sono avvicinate alla realtà degli italiani di Pola e dell’Istria, dando inizio a qualcosa che senza ombra di dubbio potrà avere un futuro importante. Cambiato argomento, la presidente ha spiegato che la sede della CI di Pola, ristrutturata nel 1999, ha tutte le caratteristiche per essere un centro multiculturale vivo e dinamico. Il che è dimostrato, tra l’altro, dalle molteplici attività che vi si svolgono, come il gruppo dei ceramisti, quello di mosaico, il gruppo sportivo ricreativo “Cammina Pola”, il coro giovanile Carillon, i corsi di ginnastica dolce e correttive e molte altre iniziative rivolte ai giorni. “Ogni sabato mattina abbiamo un corso di lettura e scrittura per ragazzi”, ha illustrato, aggiungendo che la sede della CI ospita pure la SAC “Lino Mariani” con i suoi cori misto, femminile e maschile, e la mandolinistica, il Centro Studi di Musica classica “Luigi Dallapiccola”, la Società Dante Alighieri di Pola, ma anche l’ufficio del deputato al Sabor Furio Radin e l’associazione “Viva Noi”, che promuove il dialogo intergenerazionale tra anziani e giovani.

“Dietro alle nostre attività c’è tanto lavoro, ma i risultati sono tangibili”, è il commento della rappresentante della CI, che agli ospiti ha quindi spiegato che “la sfida più grande resta coinvolgere i giovani, affinché possano raccogliere il testimone e continuare a far vivere la nostra cultura”.
Debora Radolović non ha poi nascosto che ci siano anche delle difficoltà. “Dobbiamo costantemente dimostrare chi siamo, dove siamo e dove vogliamo andare. Viviamo il territorio, la storia, le nostre radici. Ma è una lotta continua. Pola è una città bilingue, l’Istria è una Regione bilingue. Tuttavia dobbiamo lottare per ottenere ciò che ci spetta di diritto. È una lotta sfiancante, ma che dobbiamo combattere per non essere assimilati. Non dobbiamo e non possiamo permettere che ciò accada”, ha detto.
Problemi condivisi
Ascoltate con attenzione le parole di Debora Radolović, Papetti ha evidenziato come le difficoltà e i problemi della CI siano gli stessi dell’Associazione Fiumani Italiani nel Mondo, che nonostante l’età avanzata di molti suoi soci guarda comunque al futuro con determinazione. “Abbiamo bisogno dei giovani, perché noi siamo al tramonto. É una grande fatica, ma dobbiamo resistere”, ha spiegato Papetti, la cui speranza è che, attraverso iniziative condivise con la CI di Pola, di Fiume e tutte le altre si possa mantenere viva l’identità italiana in Istria e oltre.

L’omaggio alle vittime di Vergarolla
Un momento particolarmente toccante della tappa polese dei soci dell’Associazione dei Fiumani è stato la visita alla lapide commemorativa della strage di Vergarolla del 18 agosto 1946, evento tragico che, come ricordato da Papetti, segnò una svolta per gli esuli, che quel giorno capirono quanto sarebbe stato difficile restare nelle loro case e rimanere in un nuovo mondo alieno al loro. Osservato poi un minuto di raccoglimento in ricordo delle vittime, il presidente ha dichiarato che l’Associazione continuerà ad aiutate i polesani affinché sulla lapide vengano messi i nomi dei 64 martiri identificati, tra cui i figli del dottor Geppino Micheletti, che nonostante il dramma vissuto continuò a operare i feriti di Vergarolla. Per questo, l’Associazione dei Fiumani sosterrà la CI e le organizzazioni locali affinché l’Ospedale generale di Pola venga intitolato proprio al dottor Micheletti. La visita della delegazione fiumana è, quindi proseguita con una visita guidata, sotto la pioggia, al centro e ai principali monumenti di Pola assieme alla guida turistica Erika Forlani Cardin.

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