Macchinari edili padroni di Pola

Interventi nel Parco Re Petar Krešimir IV e in via della Confraternita Ragusea

Via della Confraternita Ragusea: pare una strada di campagna

Due scavatrici, tre rulli compattatori, una fresatrice stradale e chissà quanti altri mini e maxi macchinari: tutto questo ha invaso un buon tratto di carreggiata di via della Confraternita Ragusea e il Parco Re Petar Krešimir IV. Non stanno esattamente ricostruendo in toto il centro città, come potrebbe sembrare, ma eseguendo due imprese edili-infrastrutturali in parallelo. Le maestranze della Ceste s.r.l. stanno lavorando fianco a fianco con quelle dell’Herculanea, piazzate sotto gli alberi dell’area verde. Doppio spiegamento di forze lavoro e doppio impiego di ruspe, ma annunciano che il soqquadro (bel tempo permettendo) non dovrebbe protrarsi a lungo. Tra giorni, vale a dire entro la fine del mese di marzo, tutto dovrebbe tornare alla normalità o quasi, almeno per quanto concerne la bitumatura stradale e il ripristino del traffico in questa zona nevralgica di Pola.

Smantellamento delle mattonelle nel Parco Re Krešimir

Una volta finita l’opera di stesura dell’asfalto in via Scalier, che è stata appena riaperta al movimento veicolare, gli addetti dell’azienda stradale sono scesi a livello del tratto iniziale di via della Confraternita Ragusea, che parte dalla Biblioteca civica e continua in salita fino a Campo San Martin. Il transito è precluso e gli automobilisti possono imboccare strade alternative, attraversando via dell’Istria, che per un tratto rende disponibile soltanto una corsia, quindi via dell’Anfiteatro e di ritorno al centro città percorrendo via Carrara, oppure via San Giovanni in direzione della Riva.

Detriti e acciottolato per ricoprire i sentieri

Niente di imprevisto
Quelli in atto non sono interventi imprevisti, dettati dall’urgenza, ma rientrano nel piano di regolare manutenzione del manto stradale. Queste vie erano già state inserite nella lista dei rifacimenti necessari, per evitare di passare attraverso strade che ormai stavano presentando buche e screpolature.

Una pavimentazione da rifare

Quanto al Parco Re Krešmir, ubicato all’angolo tra via della Confraternita Ragusea e via Carrara bisognava davvero porre rimedio a un problema presente ormai da anni: l’impraticabilità dei suoi sentieri. A sconnettere le grandi mattonelle modellate e a creare pericolose fossette e rigonfiature, alte anche una ventina di centimetri, del terreno pavimentato non sono stati i vandali. La colpa è tutta del quercus ilex, vale a dire dei lecci, che con le proprie vigorose radici affioranti e invasive hanno spaccato tutto e creato grossi problemi al passaggio dei pedoni. Guai ad attraversare il parco, con il suo percorso a ostacoli, scarsamente illuminato di notte. Ma la responsabilità di aver danneggiato il bene pubblico, più che dei lecci è l’eccessivo cemento, che aveva prodotto strati di impermeabilizzazione del suolo con conseguente risalita delle radici e successiva destabilizzazione della superficie. In fin dei conti, la Città con le sue aree cementate, presenta innumerevoli esempi dei disperati tentativi degli alberi di riappropriarsi dei loro spazi vitali per respirare e intercettare acqua.

Off limits l’incrocio tra le vie San Giovanni, Carrara e Confraternite Ragusee

Acciottolato sopra la necropoli
Tornando al Parco, l’impresa del rifacimento dei sentieri è più che problematica. Per il momento, sono state rimosse le parti più critiche della pavimentazione sconnessa e tutto è stato ricoperto da acciottolato in attesa di rifacimento secondo programma di manutenzione dell’infrastruttura comunale pianificato ancora nel 2020. È appena in fase di stesura la documentazione progettistica d’assetto ambientale del parco in base allo studio geodetico già disponibile. Quindi bisognerà superare lo scoglio della severità e delle tante condizionali dettate dalla Sovrintendenza al patrimonio storico-ambientale. Parco Re Krešimir è tutt’altro che un semplice parco: come segnalato da Darko Komšo, direttore del Museo archeologico istriano, sotto ci sono tracce della necropoli antica che sorgeva raso via Flavia e la strada che conduceva fino a Nesazio. Quest’area verde, oltre a essere dirimpettaia di Porta Gemina, conserva ancora il basamento intatto del mausoleo romano, unico monumento sepolcrale di forma ottagonale mai rinvenuto a Pola. Si considera che quest’ultima dimora di qualche illustre personaggio (forse un duumviro), fosse stata alta una dozzina di metri. Questo monumento e altri innumerevoli reperti erano venuti alla luce in quest’area nel 1941, grazie a Mario Mirabella Roberti, allora direttore del Museo civico. Mesi or sono, erano bastati i lavori per la collocazione dell’illuminazione pubblica, commissionati dalla Città in via Carrara, per estrapolare dai bordi del parco frammenti di sarcofago, di cui uno con epigrafe, e pezzi di semicolonne a scanalatura. Stavolta, invece, le maestranze ingaggiate si sono fatte più furbe, graffiando il terreno esclusivamente in superficie senza rischio di penetrare negli strati “storici” del terreno. Paura sventata. Niente pane per i denti degli archeologi, nonostante la sovrintendenza messa in campo dall’ente museale. Così per ora. Ma, prima o poi la riprogettazione del pavimento dovrà pur arrivare di turno. E il cruccio sarà doppio. Né si potrà picconare la scontata presenza di resti storici nel terreno, né si potrà dare un taglio alle radici più che delicate dei lecci, che potrebbero seccare (e allora addio parco). I propositi sono quelli di deviare il tracciato dei sentieri dando forma a un progetto più che ambizioso completamente subordinato alla disponibilità finanziaria della cassa cittadina, che a sua volta è completamente afflitta dalla crisi economica generata dal coronavirus, Per ora (e forse vita natural durante) sarà il caso di accontentarsi di un acciottolato “provvisorio”.

Semaforo acceso in mezzo a un nuovo cantiere

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