Le Pinne nobilis in cura all’Acquario di Pola

I «neonati» del mollusco, non più grandi di un centimetro, sono stati rinvenuti nell’insenatura di Valdaura

La vasca con le Pinne nobilis delle Brioni

La natura a volte compie il miracolo, se non bistrattata, ma aiutata dalla mano dell’uomo. Mentre la scienza del mare non è riuscita a individuare più di cinque esemplari di Pinna nobilis in tutte le acque territoriali croate dell’Adriatico, gli esperti biologi alle Isole Brioni sono riusciti a creare un piccolo vivaio dove allevare i “bebè” del mega mollusco bivalve arrivato a un passo dall’estinzione tanto da rischiare di sparire per sempre dai fondali del Mare Mediterraneo per colpa di un protozoo killer. Tutto merito delle limpide acque dell’insenatura di Valdaura, che con le sue saline dietro a punta Gromazza, apre la vallata paludosa adibita a riserva ornitologica per aironi e cicogne. Ma l’elogio va alla biologa del Parco nazionale, Martina Hervat che ha predisposto la collocazione di 15 collettori a 2, 4, 6 e 10 metri di profondità. La rete ruvida di semplici sacchi di patate è riuscita a catturare e a fare da “utero” per i gusci della Pinna nobilis. I neonati non più grandi di un centimetro, eletti a simbolo della natura che rinasce, sono stati gentilmente raccolti dagli esperti e collocati dentro un incubatore inviato per ulteriori cure all’Acquario di Verudella. Successivamente, le microscopiche Pinne, battezzate piccole Brionette hanno visto lo smistamento entro un’ampia vasca al freddo, alla temperatura marina invernale, loro più confacente. E come segnalato dalla responsabile del settore professionale dell’Istituto, Aleksandra Bel Djaković, alla sistemazione in cattività è servito l’utilizzo della melma prelevata dall’insenatura delle Isole Brioni, con lo scopo di riprodurre quanto più fedelmente le condizioni dell’habitat naturale. Il materiale da sedimento, in questo caso, viene considerato essenziale per la stabilizzazione del mollusco che è un organismo sessile, fissato nella sabbia o nella roccia con i filamenti della parte appuntita della sua conchiglia.

L’ora della pappa per i micro molluschi

Curiosa è anche la supposizione fatta dagli esperti: le larve del bivalve, sarebbero arrivate a noi dalle acque territoriali italiane, portati dalle correnti marine. La crescita di questi bebè sarà molto lenta, di circa un centimetro all’anno, mentre si sa che certi esemplari adulti possono raggiungere anche la dimensione di 65 centimetri. All’Acquario ora il compito di continuare ad assicurare loro un buon nutrimento. Le Pinne vengono “imboccate” mediante pipette e sfamate con fitoplancton ben quattro volte al giorno. Tornerà utile la sala con il vivaio contenente le colture di fitoplancton, che l’acquario utilizza in funzione delle specie custodite nelle proprie vasche.

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