Le meraviglie del sottosuolo: rinvenute cinque urne histriche (foto)

La scoperta dietro la romana Porta Gemina, dove si scava da qualche mese a questa parte. I reperti databili tra l’XI e il II secolo a.C.

Una grande équipe di ricercatori e tecnici

Pola, città dal sottosuolo imbottito di reperti romani, svela una volta tanto il proprio spettacolare volto histrico. Gli scavi dietro Porta Gemina, in corso da qualche mese a questa parte, hanno appena portato alla luce ben cinque urne cinerarie dell’epoca del ferro, che in base a prime valutazioni si possono datare tra l’XI e il II secolo a.C. Si scende alla notte dei tempi recuperando informazioni che si rivelano straordinarie per la conoscenza del castelliere preistorico che saliva su per il colle con la sua tipica disposizione architettonica a raggiera e che nel lungo tratto che va dall’Arco dei Sergi fino alla Biblioteca civica era tappezzato di necropoli.
Il sonno interrotto
Ieri mattina – assente per impegni la coordinatrice degli scavi, Silvana Petešić – il direttore del Museo archeologico istriano di Pola, Darko Komšo e la responsabile del Dipartimento museale di preistoria, Maja Čuka, hanno sfoggiato con orgoglio un piccolo concentrato di ritrovamenti, urne conficcate dentro pochi metri quadrati di terreno rimosso tra un’incredibile accozzaglia di strutture murarie, tutte intersecate e risalenti a epoche diverse, da Roma all’Austria-Ungheria, alla Jugoslavia e via… costruendo. Considerata la tanta foga dell’edilizia infrastrutturale attraverso i secoli, le aspettative dei ricercatori erano piuttosto magre. Quasi quasi ci si sarebbe rassegnati a concludere lo scavo nel terreno talmente rivisitato restando a bocca asciutta. Invece, sorpresa… Giunti a questo punto, l’appetito (scientifico) vien mangiando e si alimentano la fiducia e la speranza che, forse, sotto le urne ci potrebbero essere ulteriori urne, che dietro al muretto di mattoni di fattura italiana (epoca tra le due guerre), ci sarà dell’altro e che altre inumazioni cinerarie potrebbero venire individuate anche dietro al recinto di ferro che racchiude il circondario dell’edificio museale.
Tempo fino al prossimo 27 marzo per placare la fame di sapere e scandagliare gli strati più profondi del sottosuolo, anche perché le necessità infrastrutturali dell’Anno Domini 2020 battono alle porte: il grande progetto di recupero dell’edificio del museo e del suo circondario, impone l’immediata costruzione di più pozzi di raccolta dell’acqua di scolo, che altrimenti si riverserebbe giù dal terreno dalla pronunciata pendenza.
Una TAC per la storia
Pur essendo abituati ai ritrovamenti archeologici a Pola, in detto caso si ha a che fare con qualcosa di non ordinario. Il perché viene spiegato da Darko Komšo: “Ci troviamo lungo il tratto delle mura cittadine orientali, dove nel XIX secolo erano state rinvenuti centinaia di sepolcri databili al periodo histrico, analizzati in parte da Gnirs e da altri ricercatori. Di queste tombe si sa ben poco, le informazioni scritte sono rare. L’odierno progresso tecnologico, invece, concede la possibilità di condurre indagini e operare analisi con esattezza scientifica. La materia prima per farlo ci è stata appena fornita. La quantità e la qualità delle informazioni che potremo ricavare da queste urne con approccio multidisciplinare saranno incomparabili rispetto a quelle estrapolate agli archeologi che ci hanno preceduto. E per questo va ringraziato l’Ospedale di Pola, che sottoporrà le urne a tomografia assiale computerizzata”.
Ieri, gli esperti del Museo archeologico hanno concesso ai rappresentanti dei mass media il privilegio di assistere alle operazioni di “profanazione” ed estrazione delle urne dal terreno dove hanno dimorato per millenni, pronte per il trasferimento alla Radiologia polese. Lunedì si effettuerà la TAC sul materiale funebre contenuto nei recipienti di ceramica. Il prossimo passo sarà quello di aprire le urne in laboratorio per proseguire con le analisi e attingere quanto rinvenuto per il futuro allestimento museale. “Il materiale antropologico, ossia osteologico – spiega Komšo –, verrà spedito all’Istituto antropologico di Zagabria in mano all’esperto Mario Novak, che con il proprio team altamente specializzato cercherà di definire il numero, il sesso e l’anzianità degli individui inumati, ovviamente senza opportunità di effettuare analisi del dna, giacché si tratta di resti di combustione”. In ogni caso, la possibilità di risalire alla cosiddetta “datazione assoluta”, ossia esatta dei reperti esiste. Aiuterà in detto senso anche la tipologia dei contenitori cinerari.
L’inedito dai sepolcri
È risaputo che l’architettura histrica, pur fornendo tanti curiosi elementi in tutta l’Istria (anche durante questi anni di scavo attorno e dentro del fondamenta dell’edificio museale), non è sufficiente a raccontare l’intera storia histrica. Si conferma, infatti, che i sepolcri sono un pozzo di rivelazioni, specie ora che l’indagine multidisciplinare avrà a disposizione materiale inedito. “Abbiamo in mano – dice Maja Čuka – cinque urne cinerarie, di cui due presentano una costruzione di supporto in muro a secco del tutto intatta, altre tre risultavano conficcate direttamente nel terreno e coperte con lastra in pietra. Attorno alle medesime sono stati rinvenuti strati di terreno con tracce di combustione, cenere, resti di ossa e ceramica, indubbie testimonianze che attorno alle tombe furono svolti banchetti e rituali funebri. In laboratorio speriamo di poter risalire a oggetti decorativi, in bronzo soprattutto, in perle di ambra o di vetro, in quanto caratteristici di questo tipo di inumazione”.
Mai dubitare nella potenza della tecnologia. Anche se si tratta di resti cinerari, la TAC può fare miracoli. Rivelano gli archeologi che a suo tempo la radiografia era riuscita a individuare un minuscolo ago da tatuaggi attinto da una tomba histrica di Vermo. Non resta che attendere testimonianze aggiuntive sulla vita e sugli usi e costumi degli abitanti di Pola e dell’Istria prima del dominio romano.

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