Le cure palliative ai tempi del Covid

Al momento sono attive due squadre composte ciascuna da un medico e due infermieri che fanno visite a domicilio

Il futuro Centro per le cure palliative a Pola

In regime di pandemia da SARS-Cov-2, il servizio istriano di cure palliative a domicilio ha iniziato a sentirsi parte attiva dell’emergenza fin dal suo esordio. A parte il fatto di dover assistere malati fragili, anziani, con un’evoluzione clinica variabile (demenza e neuropatologie), e con situazioni di mortalità, gli interventi si potrebbero estendere pure a persone affette da Covid-19. Contemporaneamente si sono dovute rimodulare le modalità assistenziali per coloro che soffrono di patologie inguaribili rispondendo alle necessità di tutela reciproca tra operatori sanitari e persone ammalate. In questo momento quando imperversa la terza ondata di contagi, all’ombra di un possibile nuovo lockdown, la rete di cure palliative delle Case della salute istriane continua a prestare il proprio servizio anche se a ranghi sensibilmente ridotti, con elevata osservanza delle misure di sicurezza sanitaria per non mettere ulteriormente a repentaglio le condizioni già precarie dei propri assistiti. La pandemia ha inevitabilmente modificato il lavoro delle reti di cure palliative e le attività d’assistenza domiciliare sono caratterizzate da visite brevi, talora sostituite da contatti telefonici, barriere indotte dalla necessità, distanziamento sociale, ridimensionamento del concorso dei volontari.

La sede delle Case della salute della Regione istriana

Due sono i team di tre membri (medico e due infermieri), cui sono affidati gli interventi sul campo. A guidarli sono i medici Robert Bilić e Mario Božac. Ciascuna visita è preceduta da controlli necessari per stabilire l’anamnesi epidemiologica delle équipe e dei loro assistiti (verifica di stati febbrili, di eventuali visite e contatti critici). Provvedendo a strutturare le indicazioni operative fornite dalla Protezione civile della Regione istriana, le Case della salute hanno predisposto il divieto di contatto tra le due équipe nella loro sede lavorativa, che viene regolarmente sanificata ad ogni cambio di turno. La mole di lavoro da smaltire è enorme. Come segnalato dal dottor Bilić, le équipe, mensilmente si prendono cura di 50-60 nuovi pazienti dimessi dall’ospedale e in questo momento la rete riesce a coprire le necessità di circa 500 ammalati intervenendo su tutto il territorio istriano. Mascherine e guanti sono d’obbligo e in caso di prestazioni mediche più delicate, si ricorre a tutti i dispositivi di protezione medica. Solitamente, la maggior parte dei pazienti da assistere viene trasferita dall’ospedale a casa con tampone negativo, ma sono capitati anche contatti con contagiati il che aveva reso indispensabile sottoporre al test un intero team. La comunicazione con l’Ospedale è ininterrotta per rendere fattibile una buona gestione organizzativa e clinica nell’emergenza. A detta del dottor Bilić, gli assistiti non temono l’arrivo delle squadre sanitarie e i possibili pericoli di contagio, anzi bramano il loro intervento, le loro prestazioni medico-infermieristiche, il supporto psicologico dato, le occasioni di riabilitazione, accertamento diagnostico, fornitura di farmaci e dispositivi medici ed altro. Non è mai capitato che qualcuno abbia precluso l’ingresso agli addetti dell’assistenza palliativa, come nemmeno a tutto uno staff di collaboratori esterni di ogni profilo professionale quali psichiatri, psicologi, neurologi fatta eccezione per il chirurgo, che dopo il pensionamento del medico finora ingaggiato, purtroppo non è più disponibile.
Nonostante queste criticità, si può affermare che nel territorio dove la rete di cure palliative costituisce una realtà sviluppata e strutturata, questa ha dimostrato di essere un modello organizzativo solido ed efficace, in grado di gestire l’assistenza dei malati al domicilio, di ridurre la necessità di accesso alle strutture ospedaliere e di offrire un valido supporto, in termini di competenze, all’intero sistema sanitario. La cura palliativa, quale servizio istriano pensato per dare risposta a bisogni di salute anche complessi, ha compiuto progressi veri e propri a partire dal 2017 con l’attivazione di un secondo team assistenziale e di sei dipendenti il cui lavoro è sostenuto dall’Istituto croato per l’assicurazione sanitaria, mentre quello dei collaboratori esterni viene supportato dal Bilancio regionale. Quest’insieme di cure viene messo in atto di concerto e in continuità con le dimissioni ospedaliere, in modo temporaneo o protratto nel tempo nel caso dei 500 beneficiari. Oltre a gestire la cronicità e la disabilità cerca di garantire al malato la miglior qualità di vita possibile.

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