La villa di Monte Castagner salvata dal degrado

Costruita nel 1905 ha trovato qualcuno disposto ad acquistarla e recuperarla

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La villa di Monte Castagner salvata dal degrado
La delicata operazione di recupero del frontespizio. Foto: ARLETTA FONIO GRUBIŠA

Due grandi rioni per ufficiali e famiglie dell’Imperial e Regia Marina con fior di parchi adiacenti zeppi di vegetazione importata da altri continenti: la direzione militare per i lavori edili non scherzava e faceva nascere la società elitaria in uniformi e merletti di San Policarpo e di Monte Zaro uniti a città vecchia da un lungo viale alberato. En passant costruivano anche le Arbeiter Baraken, le popolari Baracche destinate agli operai qualificati che arrivavano all’Arsenale da tutte le parti dell’estesa Monarchia. È in quelle zone, tra Veruda e Stoia, che si concentrava tutta l’industriosa vitalità del più grande porto di guerra austroungarico e con essa i migliori esempi di edilizia abitativa. Parlando di ville di lusso private, sembra il colmo dei colmi e alquanto insolito menzionare che un particolare esempio d’architettura secessionista si era spinto fino a Monte Castagner. Area sperduta nel lontanissimo anno 1905, dove campagna, distese erbose e aree silvestri si univano ben lontane dalla storica area abitata di Pola. E, individuare strutture austroungariche in questi paraggi è davvero una rarità. Eppure, una signora villa fu di Ermenegildo Fonda, decorata di centri concentrici geometrici in bassorilievo, fronzoli di motivi vegetali tipici dello stile secessionista, del quale l’edificio della Facoltà di filosofia è un ineguagliabile esempio, è visibile in cima al Monte, presente in condizioni di sopravvissuta, ancora viva ma non esattamente vegeta. Da anni in deperimento, il raro, il pittoresco e il caratteristico aveva rischiato di soccombere.

Recupero invece della demolizione
Fortunatamente c’è stato chi ha voluto acquistarla, salvarla e recuperarla secondo precisi dettami dell’Ufficio di sovrintendenza del patrimonio storico culturale. La proprietaria, che preferisce restare anonima, ci ha rivelato di avere notato per caso quest’architettura nascosta dietro a una bella ringhiera di ferro e da folte chiome di alberi e rovi e di avere sofferto troppo nel vederla decadere. Da qui il coraggio, la passione, la forza e fortunatamente pure la possibilità finanziaria di lanciarsi nell’avventura di recuperare il vecchio, malconcio passato d’epoca imperiale, per molti nauseabondo poco igienico, cadente, piuttosto che procurare comodamente il nuovo. Sarebbe stato più facile demolire tutto e costruire ab ovo, con enorme taglio di costi e vanificare ogni colpo di fortuna avuto nel corso di oltre un secolo di storia, quando nessun provvedimento podestarile ha dannato al piccone questa signorile casetta. Incredibili sono gli sforzi messi in campo dalle maestranze ingaggiate che altre non sono se non i validi professionisti dell’impresa Kapitel che le istituzioni museali di Pola hanno ingaggiato per interventi dentro all’Arena e al Castello veneziano.

Esempio di architettura secessionista
Il progetto di recupero di questa struttura è stato realizzato dallo studio architettonico polese di Emil Jurcan, specificatamente dall’architetto Helena Sterpin che ci fornisce i dettagli nascosti negli stravecchi incartamenti del Servizio tecnico edilizio del Comune di Pola d’inizio secolo. Ed ecco la rivelazione. L’abitazione fu fatta costruire da Ermenegildo Fonda. E quale cognome, a malapena leggibile del progettista, sovrintendente appare quello di Rossi. “Questa villa davvero malridotta ha incontrato ancora una grande fortuna – specifica l’esperta Helena Sterpin – vale a dire tutto il buon senso degli odierni uffici cittadini per la Pianificazione ambientale e la salvaguardia del patrimonio storico-architettonico, che hanno proclamato quest’architettura quale bene sotto tutela inserita nel Piano regolatore di Pola. Così facendo hanno frenato l’invadenza della grande iniziativa della lobby del business immobiliare, che si era fatta avanti per acquistare il lotto di terreno in questione, condannare e demolire questo piccola, ma ‘ingombrante’ e ‘inservibile’ presenza muraria, nonché costruirci sopra un lucroso, nuovo palazzone condominiale. Chiaramente, la condizionale del recupero è sempre un fattore frenante per coloro che si cimentano in grossi investimenti edili e un appezzamento di terreno oberato da questo fardello non può interessare. Questa villa rappresenta un peculiare esempio di architettura secessionista, detto altrimenti di stile liberty o anche art noveau proprio per la ricchezza dei suoi putti ed elementi floreali che decorano le finestre e che uno ad uno verranno restaurati e ripristinati nelle loro posizioni originali. Dalle informazioni di cui si dispone, la costruzione commissionata da Ermenegildo Fonda era stata eseguita magistralmente in soli quattro mesi. Tempo record”.

I vicini di casa
Tra i particolari stuzzicanti scaturiti dalla documentazione d’archivio cittadino ci sono pure i nomi dei vicini di casa, o meglio dei proprietari dei terreni che circondavano la villa del 1905: Matteo Fabianich, Barbara Pomello, Antonio Bastinich, Martino Quaranta.
Ancora una curiosità. La villetta aveva avuto al suo fianco anche una fontana decorata da una romantica figura muliebre che, dati i lavori, è stata rimossa e messa in salvo, ma che alla fine non verrà ricollocata in situ dal momento che non si trattava di un autentico elemento architettonico austriaco, ma di un’aggiunta di libera ispirazione artistica arrivata nel dopoguerra.

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