La sala polivalente della CI trasformata in… Tribunale

Il sodalizio di via Carrara 1 ospita il processo a carico dei coniugi Cetinski e altri sette imputati nel caso Kermas Ulaganja

Una guardia giurata vigila all’ingresso della CI

Sono mesi e mesi di esigua disponibilità di spazio per tutta una serie di istituzioni, enti, istituti, scuole. L’equazione per cui ognuno deve trovarsi a due metri di distanza (o in alternativa a un metro e mezzo) è una scienza esatta e di colpo pochissimi uffici sono adatti ad accogliere quelle che erano le loro funzioni primarie: né l’aula del Consiglio municipale, né le aule delle Corti del Tribunale regionale (o comunale) di Pola, ma neanche le aule scolastiche di certe Scuole medie superiori. Evidentemente i palazzi pubblici di questa città non sono stati costruiti a norma di virus o di pandemia se si preferisce.

 

In queste condizioni, la Comunità degli Italiani di Pola e la sua sede di via Carrara sono diventate un polo d’attrazione di primissimo piano. Accidenti, però, perché trovarsi a essere un polo d’attrazione in condizioni pandemiche è tutto fuorché un complimento. Tuttavia la Comunità degli Italiani vive questa crisi con la massima sensibilità possibile e certamente con una gran voglia di aiutare le istituzioni in difficoltà. Così, da un anno a questa parte, il Salone degli spettacoli altrimenti detto “sala polivalente” è diventato a tutti gli effetti una sala “polivalente”. Da diversi mesi ospita tutte le sessioni ordinarie e straordinarie del Consiglio municipale e spesso ha accolto volentieri anche le orchestre da camera riunite della Scuola di musica “Ivan Matetić Ronjgov”, a loro volta a corto di spazi sufficientemente ampi per organizzare le prove d’orchestra nel rispetto del distanziamento. Ma ora via Carrara è diventata anche una “filiale” dislocata del Tribunale regionale. In questi giorni infatti si celebrano le udienze del processo a carico di Vinka e Mirko Cetinski e altri sette imputati accusati di avere danneggiato per svariati milioni la Kermas Ulaganja di Danko Končar. La scelta della sala della CI come sede del processo è dovuta al grande numero di imputati, testimoni, avvocati della difesa e dell’accusa, periti, consulenti, nonché naturalmente giudici, che supera di gran lunga le possibilità d’accoglienza di qualunque aula del Palazzo della Giustizia. Inutile insistere sul fatto che i suoi uffici e le sue aule sono notoriamente microscopici, anche in assenza di condizioni epidemiologiche restrittive. Queste sono cose note. E allora, come funziona il Tribunale in trasferta? Benino. La guardia giurata all’ingresso vigila affinché nessun intruso si introduca in aula, ma lascia entrare soci e attivisti che salgono al piano per le proprie necessità. Poi, alle 14, quando la Corte lascia l’aula improvvisata, tutto torna come prima (e a quel punto possono uscire dai propri nascondigli anche i due felini residenti, che ora per ovvi motivi vivono in condizioni di “isolamento domiciliare”). Fino a quando così? E chi può dirlo? Le decisioni – come ci lasciano intendere alla Comunità degli Italiani – vengono prese di volta in volta, così come esigono le circostanze.

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