La ristorazione annaspa e protesta

Il 10 settembre chiuso per sciopero

Il malcontento serpeggia tra i ristoratori dell’Adriatico e c’è chi si atteggia a paladino degli interessi del settore al di là delle tradizionali associazioni di categoria (che finora se ne sono rimaste più o meno in silenzio a rimuginare sulle sorti della ristorazione ai tempi del coronavirus).
Un’ora di sciopero
La neonata Associazione dei ristoratori del Quarnero e dell’Istria, fondata a Pisino su iniziativa dell’imprenditore fiumano Vedran Jakominić, invita i colleghi a unire le voci in uno sciopero di avvertimento che si terrà il 10 settembre sotto lo slogan “Mancano 5 minuti a mezzogiorno” per dire che, in realtà, siamo già in ritardo. Lo sciopero dovrebbe includere almeno i quattrocento locali affiliati, ma si spera che abbia un potenziale di “contagio” superiore, per cui, per dirla in breve, si confida in un’adesione di massa. Così giovedì 10 settembre, a mezzogiorno meno 5 minuti, i ristoratori chiuderanno i propri locali per un’ora esatta, più o meno l’ora di pranzo. La maggioranza dichiara una perdite del cinquanta per cento, molti hanno già l’acqua alla gola e non chiedono altro che di poter lavorare.
Verso la liquidazione
Stando a un’inchiesta condotta tra i soci, il 40 per cento dichiara che, dovessero continuare le condizioni attuali si va diritto verso la liquidazione: entro la prossima stagione turistica avranno già chiuso i battenti e non saranno più in grado di riprendere l’attività. L’80 per cento dichiara di aver già licenziato parte del personale o sta per farlo. Chiunque pensi che si tratti di poca gente, si sbaglia di grosso. A questo punto, sarebbero a rischio 60.000 posti di lavoro.
Ciò nonostante, la categoria non chiede e non chiederà mai l’elemosina. Non vogliono sussidi, né chiedono assegni a fondo perduto. Ciò che domandano sono esclusivamente l’accesso a linee di credito veloci ed efficienti e, naturalmente, sgravi fiscali per il tempo necessario a rimettersi in piedi, conservare la liquidità e aspettare con più serenità che la crisi economica scatenata dalla pandemia rientri. Nella fattispecie,chiedono l’esonero del pagamento dell’IVA fino a marzo del 2021, mutui pro liquidità e investimenti (HBOR, HAMAG) e possibilmente la riduzione al 10 p.c. dell’aliquota IVA per gli alimentari. Si dà il caso che alcuni settori abbiano subito più danni degli altri e tra questi vi sono appunto la ristorazione, l’industria degli spettacoli, le ludoteche, i trasporti dei passeggeri. Ma non solo. Sono a rischio le aziende agricole a conduzione familiare, i piccoli produttori di vino, birra, succhi di frutta e altri fornitori di bar e ristoranti del tipo artigianale. La situazione è seria.
Pola dice sì
Piuttosto, come “respirano” questa crisi i gestori di Pola? Sentiamo Zlatko Deskar, presidente del Settore ristorazione della Confesercenti polese, che ci dice di avere saputo dello “sciopero” tramite i social network e i portali Internet. “Nessuno ci ha contattato, se è questo che mi chiede. Noi non ne sapevamo nulla. Tuttavia, penso che in linea di principio dovremmo appoggiare l’iniziativa in questione e tutte le altre che verranno, perché la situazione è grave sul serio. Ora non è il caso di piangere miseria, ma di articolare bene le nostre istanze”, ha concluso Deskar.

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