«La pescheria de Pola»

Progetto-mostra offerto dalla Scuola elementare italiana «Giuseppina Martinuzzi» alla Comunità degli Italiani e alla Città di Pola. Si tratta di un’opera di recupero del patrimonio linguistico-culturale e storico locale: il nostro mare, il nostro mercato, il nostro dialetto

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«La pescheria de Pola»
I pannelli del progetto “La pescheria de Pola” sui muri della Sala spettacoli

El pesse, el pomo, la bissa? Di nuovo tu… Si dice e scrive pesce, mela e vipera. Non imparerai mai!” È una storiella vera, una reazione di maestra, rivolta trent’anni or sono al solito Pierino di turno, che oggi invece, induce a sbottare: ma tu guarda come è cambiata la scuola. Basta con l’eccelsa lingua di Dante, che non rischia estinzione alcuna, è arrivata l’ora di far salire sul podio anche il vernacolo locale, di rispettarne la melodiosità e di elevare lo scudo di difesa contro i rischi di finire nel dimenticatoio.

Questo è un atteggiamento oggi assunto con orgoglio e determinatezza dall’elementare italiana Giuseppina Martinuzzi di Pola, che nel corso dell’anno scolastico 2025/26 è stata in grado di generare delle rilevanti operazioni di recupero della tradizione del pescato e dello smercio ittico di Pola di ieri e di oggi, ponendo l’idioma dialettale in connubio, all’interno di uno speciale progetto. Tutto ciò nell’ambito dell’implementazione dell’insegnamento della storia e delle tradizioni del territorio nelle scuole d’Istria.

Il prodotto didattico finito si chiama ora “La pescheria di Pola”, ed è stato presentato alla grande, oggi, 25 maggio, sul palcoscenico della Comunità degli Italiani, che fino al 9 giugno prossimo offrirà al largo pubblico la possibilità di ammirare 22 bellissimi pannelli che raccontando il nostro mare in banchina, mostrando come si è fatto a trasformare la pescheria in un aula dal profumo de “freschin”, dentro alla quale riscoprire i lessici e salvaguardare il prezioso patrimonio gastronomico-popolare e linguistico locale, brevemente detto “el polesan”.

La memoria storica collettiva
Il recupero della memoria storica collettiva è il vero cuore dell’impegnativa e articolata operazione compiuta con il coordinamento dell’insegnante Barbara Markulinčić e da tutto lo staff di insegnanti che hanno messo in moto l’entusiasmo dei bimbi che frequentano le classi inferiori della scuola: Laura Lonzar, Cinzia Leonardelli Laikauf, Anna Giugno Modrušan, Sinaida Perković Matošević, Caterina Moscarda Peršić, Emanuela Delmonaco Sudulić e Barbara Jurman.
A parte il fatto di ritrarre gli esseri marini, di colloquiare con pescivendoli e pescatori, farsi guidare da conoscitori della storia locale, scoprire antiche immagini dei tempi andati, recuperare succulente ricette con i nonni, gli allievi sono stati guidati nella compilazione di un colorito piccolo glossario e di interi testi dialettali che come filo conduttore raccontano la mostra, esposta nella grande sala degli spettacoli.
Il viaggetto nelle pittoresche tradizioni ittiche locali ha fatto riemergere aspetti linguistici, popolari e culturali suggestivi e curiosi. Il progetto ha dimostrato come la scuola possa diventare un ponte tra passato e futuro, raccogliendo le radici culturali e linguistiche di una comunità, entro quest’esperienza pratica che ha insegnato ai giovanissimi il rispetto per il mare e per i suoi frutti, valorizzando al contempo l’identità locale.
Se ne è compiaciuto per primo il direttore della “Martinuzzi”, Luka Brussich, sottolineando il desiderio dell’istituzione di far tesoro del patrimonio dialettale. “Il nostro vuole essere un dono alla Comunità degli Italiani, ai nostri connazionali e alla città di Pola”, ha detto davanti a un platea piena di scolari, con presenti anche insegnanti, genitori, la preside della SMSI Dante Alighieri, Debora Radolović come pure, Mario Lonzar, “storico” direttore dell’elementare italiana polese.

A ritroso nel tempo
Quindi, a farsi largo sul palcoscenico, è stata Barbara Markulinčić, nei panni di disinvolta presentatrice-pescivendola, affiancata da due simpaticissimi allievi, el granso e la sardela Marinela impegnati in una “brutta” lite. Una volta divisi i rivali e fermata la singolar tenzone, ecco illustrate, una per una, tutte le slide della progettazione che respira di mare, bora e bonaccia, di tonare (Vapo Brancorso vicino a Stoia), di reti gettate all’alba, di “fabrica de sardele” (a Bagnole, 1929), di tradizioni culinarie tramandate a noi dai nostri lidi.
Ma prima “de finir in pignata” con le ricette, un po’ di cose passate ricostruite con il contributo del prof. David Orlić. “Ogi – recita la presentazione offerta – la pescheria de Pola xe situada al piantera del ‘mercato coperto’ o Markthalle, che xe sta fato nel 1903 soto l’impero austro-ungarico, fato tuto in aciaio e vetro! Una beleza che te incanta! L’architeto che lo ga progetà nel 1901 iera de Vienna, el se ciamava Leopold Nobis. Invesse l’ingegner Jacopo Lodovico Münz, nel 1902 el ga pensà ben come far el mercato doperando solo aciaio e grandi vide che tegni ben tuto quel peso…” e via a raccontare del lavoro smaltito “in te le oficine Witkowitz”, delle 250mila corone spese, dei polesani che “no ghe piaseva tuto sto fero in piassa”, de “le babe che vendeva pesse che no voleva andar lavorar in te la pescheria nova e le xe tornade drìo el tempio de Augusto”, del povero podestà Rizzi che cercava di calmare “tuta sta gente rabiada”, de “la spusa de pese che ghe vegniva fin soto la finestra del suo uficio”.
Le cose cambiarono, una volta comprata “la iazera per tegnir fresco el pesse”. Poi sempre indietro nel tempo, tutti in pescheria a ciacolar con nonna Daniela, quindi a scoprire il popolo del mare: sardele (ricordeve: se disi sardela, no sardina – quela se roba de foresti), scampi, sardele, rospi, dentai, sanpieri, orade, riboni, caramai, sepe, rombi, cadei, capesante… Anche modi dire (Ti son una sepa lesa: dona che piansi sempre). Ricette polesane: cadel frito, cadel in umido, brodeto de sepe, pedoci in tecia, risoto de caramai.. E dire che si è anche giocato alla pescheria in classe. Un bel gheto… parole di insegnanti. Per finire ieri, applauso alla canzone in tematica ittica, ben eseguita dal coretto diretto dall’insegnante Laura Lonzar. Una mattinata invero (in)formativa.

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