La maturità di raccontare la storia. Multiculturalismo senza complessi

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La maturità di raccontare la storia. Multiculturalismo senza complessi
Tutti i premiati con il sindaco Filip Zoričić (a sinistra) e la presidente del Consiglio, Dušica Radojčić (a destra). Foto: www.pula.hr

Da ieri la sala maggiore del Teatro Popolare Istriano porta il nome “Sala Teatro Pietro Ciscutti”. È così che hanno deciso di chiamarla l’ente teatrale e la Città di Pola per rendere finalmente il dovuto omaggio al benefattore che a Pola, senza esserne nativo, costruì non uno ma ben due teatri a cavallo tra Otto e Novecento. Così ieri mattina il Consiglio municipale di Pola ha festeggiato un’altra Giornata della Città (e il 77° della liberazione dal nazifascismo) a teatro come ha fatto in tante altre occasioni prima d’ora, ma per la prima volta gli ospiti hanno occupato un posto in platea e sui palchi in Sala Ciscutti. La seduta ha avuto inizio con un breve filmato dedicato appunto al benefattore italiano meritevole di aver investito a Pola gran parte del proprio patrimonio. Sono seguiti i saluti e il benvenuto alle autorità e agli ospiti civili, militari, ecclesiastiche, alle delegazioni straniere ospiti in rappresentanza delle città gemelle e amiche, alle delegazioni diplomatiche, consolari…

Apertura alle idee e alle persone
A fare gli onori di casa la presidente del Consiglio municipale Dusica Radojčić che si è rivolta al pubblico con un’orazione diversa da quelle che abbiamo sentito negli anni passati: “Il 5 maggio è il giorno in cui celebriamo la vittoria sul fascismo, la storia della nostra città ma anche il suo presente e il suo futuro. Pola è una città che ha fatto dell’apertura alle idee e alle persone, ma anche della gratitudine agli avi per ciò che ci è stato lasciato in eredità, il suo perno di forza. Nella progettazione di una città per il futuro non dimentichiamo mai i valori antifascisti su cui è stata fondata. Celebrando il suo antifascismo e la sua libertà, Pola resiste alla relativizzazione degli eventi passati e oppone resistenza all’indifferenza verso gli uomini, le idee e gli spazi pubblici che ne fanno parte sia fisicamente che simbolicamente. Anche oggi la Pola antifascista resiste alle derive autoritarie e antidemocratiche, ma per perseverare ha bisogno di fare leva sulla società civile. I movimenti in difesa della pace, dell’ambiente, delle donne, della comunità LGBTQ sono la nostra forza motrice e la misura in cui i cittadini riescono a far valere i propri diritti è la misura stessa della democrazia. Una cittadinanza attiva è sempre lo strumento che rinforza la solidarietà sociale, i polesi hanno dimostrato di possederla giorno dopo giorno, come abbiamo visto nelle situazioni di emergenza sanitaria e della catastrofe che ha colpito i terremotati. Custodire le tradizioni antifasciste non significa unicamente portare ghirlande ai monumenti nei giorni di festa. Custodire l’antifascismo oggi significa lottare contro le disuguaglianze economiche e sociali, battersi per i diritti dei lavoratori e per le pari opportunità all’istruzione, all’assistenza sanitaria e previdenziale, lottare contro il razzismo, i movimenti anti-immigrazione, l’omofobia”.

Chi viene, resta
D’ispirazione più classicheggiante il sindaco Filip Zoričić: “Una città che deve il suo nome a una fonte d’acqua, che festeggia la liberazione dal nazifascismo, che porta un nome di genere femminile merita sempre un rispetto particolare. Pola ha per patrono San Tommaso, la quintessenza del dubbio, ma ne ebbe un altro ai tempi di Roma antica, Ercole, che da bambino decapitò il serpente dalle sette teste: queste sono tutte immagini della nostra città. Chi viene a Pola, resta a Pola: ne so qualcosa. Di Pola ci s’innamora a prima vista e già soltanto per questo incute rispetto. Sono un emblema della città tutti i suoi cittadini comuni come lo sono i benemeriti che oggi celebriamo. Tra loro Pietro Ciscutti che oggi è tornato nel suo Politeama, il nostro Ciano Delbianco, a cui abbiamo dedicato un viale in riva al mare, ma anche Eugen Lapčić, che ha dato il nome a una delle gru del cantiere navale, Smareglia, Balašević e tanti altri che hanno fatto la storia della nostra città. Tornando all’antifascismo, dico che tutti parlano di libertà ma pochi la vivono realmente. Umberto Eco che aveva visitato la nostra Fiera del libro ci ha insegnato il ‘fascismo eterno’ in 14 punti e io dico che dovremmo tornare a rileggerlo e chiederci perché il fascismo è appunto ‘eterno’ ovunque, nelle comunità, nelle società, negli Stati”. Ha terminato con questa domanda retorica il sindaco, ringraziando tutti i sindaci che lo hanno preceduto e augurando ai concittadini una felice Giornata della Città.

Un diamante grezzo
E tra quelli che lo hanno preceduto c’è stato anche l’attuale presidente della Regione Boris Miletić, che della sua città ha parlato in questi termini: “Pola è un diamante non lavorato e possiede un potenziale di sviluppo enorme. Negli ultimi anni abbiamo posto le basi per le infrastrutture, che sono le fondamenta di ogni successiva crescita. Per un secolo e mezzo la nostra città è stata molto semplicemente una città quasi esclusivamente militare che fino a poco tempo fa non ha pensato ad altre vie e sbocchi. Con l’entrata della Croazia nella Nato si sono create finalmente le basi per ripensarne il futuro ma siamo partiti da zero: dal drenaggio delle acque meteoriche e reflue, dai cento e passa chilometri di gasdotti, dalle strade immerse nel buio pesto. Oggi Pola è un’altra città e ora si può andare avanti. Oggi è arrivato il tempo delle opere pubbliche visibili, della crescita, delle sfide del mondo globalizzato come la guerra e l’incertezza economica. Queste sono sfide che vanno affrontate con la stabilità e la sicurezza, insieme, non divisi. Solo uniti si va avanti: siamo troppo piccoli per dividerci ulteriormente”, ha concluso Miletić.

«IL cambiamento della popolazione»
La parola d’onore infine al Presidente della Repubblica Zoran Milanović. Il Capo dello Stato ha raccontato ai polesi in festa delle “due incursioni che i suoi antenati partigiani dell’entroterra dalmata compirono in Istria a partire da Rupa e da Fianona, per annetterla alla Croazia”. A suo dire, “L’Istria non era esclusivamente uno spazio etnico croato, e a maggior ragione non lo era Pola: a Pola i croati erano in minoranza. Bisogna essere sinceri con noi stessi, affinché si possa esigere l’onestà dagli altri, bisogna ammettere che in questa città una popolazione è subentrata a un’altra, cosa che oggi si definirebbe diversamente e non dico come. In questo luogo si è verificato un qualcosa che all’epoca si considerava normale e che oggi sarebbe definita come una catastrofe umanitaria. Decine di migliaia di persone hanno lasciato la propria terra, i partigiani si sono ritirati, sono arrivati gli anglo-americani e ci sono rimasti fino al 1954, fino al Memorandum di Londra. Questa è la realtà. Dobbiamo confessarlo se vogliamo esigere dagli altri onestà e moralità. Per questo motivo amo venire a Pola e assistere a una comunione di etnie e a un’assenza di complessi che invece proliferano nel resto della Croazia: in questo luogo si è consapevoli del propri limiti e per questo si è anche disposti a lasciar correre per costruire un mondo migliore”.

I benemeriti dell’anno
Il discorso del Presidente è piaciuto, è stato applaudito calorosamente, ma ancora di più sono stati applauditi i benemeriti che Pola ha omaggiato con le proprie onorificenze. Quest’anno i quattro i riconoscimenti principali sono andati ad Attilio Krizmanić (Premio Città di Pola), al Teatro Naranča (Diploma di benemerenza), ad Andrea Gotovina (Stemma) e a Sabine Nagy e Đorde Balašević (il titolo di Cittadini onorari). Tra i premi speciali elargiti dal sindaco l’Ospedale di Pola, l’associazione dei tifosi dell’Istra, Bruno Krajcar, Bashkim Shehu, Ivan Klarić, Sergio Scoria, Miro Nacinovic, Rudolf Grum e Mario Mikolić.
In mattinata una delegazione cittadina della quale ha fatto parte pure il vicesindaco in quota CNI, Bruno Cergnul, ha deposto corone di fiori nei cimiteri cittadini e ai piedi di alcuni monumenti.

Bruno Cergnul, Dušica Radojčić, Filip Zoričić e l’assessore Anja Ademi.
Foto: SRECKO NIKETIC/PIXSELL

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