La lunga lotta alla ludopatia Il coraggio di ricominciare

Il gioco d’azzardo è una dipendenza cronica sempre più diffusa. La psicologa Helena Mitrović spiega cause, conseguenze e percorsi di cura disponibili in tutta la Regione

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La lunga lotta alla ludopatia Il coraggio di ricominciare
La responsabile Helena Mitrović

Il disturbo da gioco d’azzardo (DGA), noto anche come ludopatia (gambling disorder), è una vera e propria malattia cronica riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Si tratta di una grave piaga sociale che provoca danni economici e relazionali, con pesanti ripercussioni anche sull’intera collettività. È una dipendenza comportamentale che agisce sui circuiti cerebrali del piacere e della ricompensa esattamente come l’abuso di sostanze stupefacenti.

Per approfondire questa seria problematica, spesso associata anche al consumo di droghe e alcol, abbiamo incontrato Helena Mitrović, psicologa e,dal 2006, responsabile del Servizio per la salute mentale e la prevenzione dell’Istituto regionale per la salute pubblica di Pola, con sede in via San Michele 2.
Il Servizio è stato costituito nel 1996 ed era inizialmente dedicato esclusivamente alla cura delle tossicodipendenze. Nel 2004 è entrato a far parte dell’Istituto regionale per la salute pubblica e, nel 201, ha ampliato le proprie competenze occupandosi anche della diagnosi e della cura dei disturbi mentali, tra cui i disturbi d’ansia, dell’umore, della personalità, schizofrenia, psicosi, depressione e altre patologie psichiatriche.
Ogni anni al Servizio si rivolgono circa 2.400 persone di tutte le età, dai bambini agli anziani. Attualmente vi operano tre psichiatri, un medico di medicina generale, una sociologa e sei psicologi; prossimamente verrà ulteriormente ampliato con l’assunzione di altri due professionisti.
È importante sottolineare che tutti i servizi offerti sono gratuiti e che non è necessaria l’impegnativa del medici di famiglia: è sufficiente contattare direttamente il Servizio per fissare l’appuntamento.
Entrando nel merito della dipendenza dal gioco d’azzardo, Helena Mitrović ne illustra le caratteristiche principale.

Il disturbo da gioco d’azzardo, o gioco d’azzardo patologico, quando può essere definitivo una malattia?
Il gioco d’azzardo patologico è considerato una malattia quando si manifesta un vera e propria sindrome da astinenza. È caratterizzato dall’incapacità di resistere all’impulso persistente, ricorrente e disadattivo di giocare somme di denaro sempre più elevate.
La patologia può essere tratta con successo attraverso la psicoterapia cognitivo-comportamentale, consentendo alla persona di riprendere il controllo della propria vita. Tuttavia, non si può parlare di una guarigione intesa come ritorno alla normalità precedente, così come accade per l’alcolismo: chi sviluppa questa dipendenza non può tornare a giocare occasionalmente senza correre il rischio di ricadere.
Negli anni Ottanta il disturbo è stato classificato come un “disturbo del controllo degli impulsi”. Prima e durante il gioco il soggetto sperimenta tensione, stress ed eccitazione, mentre durante l’attività prova piacere, soddisfazione e un momentaneo senso di sollievo.
Il gioco può inizialmente essere occasionale, ma con il tempo tende a trasformarsi in una malattia cronica e progressiva. L’eccitazione aumenta continuamente, inducendo la persona a puntare somme sempre maggiori e a subire perdite sempre più ingenti. Nei casi più gravi si arriva a perdere decine o centinaia di migliaia di euro, fino ad arrivare alla vendita o alla perdita della propria abitazione.
Il principale fattore alla base di questa dipendenza è proprio la ricerca dell’eccitazione, che porta la persona a sviluppare una forma di dipendenza senza fare uso di droghe o alcol. Va comunque precisato che queste dipendenze sono spesso correlate tra loro. Tutto avviene a livello cerebrale: il giocatore è convinto che la vincita sia ormai imminente e questa convinzione alimenta il circolo vizioso della dipendenza.

Negli ultimi sembra che il fenomeno sia in aumento. Lo confermano anche i dati statistici?
Sì, purtroppo il fenomeno è cresciuto notevolmente, soprattutto dopo la pandemia di Covid-19. Un tempo esistevano principalmente le sale da gioco e le ricevitorie per le scommesse sportive; durante la pandemia, invece, le persone, costrette a trascorrere molto tempo in casa, hanno iniziato a giocare online, direttamente dal divano.
Un grande ostacolo nelle lotta contro questa dipendenza è rappresentato da una normativa ancora insufficiente, che consente una pubblicità eccessiva del gioco d’azzardo. Inoltre, molte sale scommesse si trovano nelle vicinanze degli istituti scolastici.
Secondo stime approssimative, in Croazia sono affette da questa dipendenza tra le 50mila e le 100mila persone, un dato decisamente allarmante. Non è però possibile stabilire un numero preciso né a livello nazionale né regionale, poiché soltanto lo scorso anno è stato avviato il Registro nazionale dei giocatori patologici. Saranno necessari ancora diversi anni per costruire una banca dati completa.

Per quanto riguarda la cura del gioco d’azzardo…
In Croazia siamo ancora agli inizi. I centri specializzati sono pochissimi e operano principalmente a Zagabria e a Fiume attraverso i Club dei giocato anonimi (KLOK).
A Pola, e più in generale in tutta l’Istria, la psicoterapia cognitivo-comportamentale è disponibile esclusivamente presso il nostro Servizio. Attualmente il gruppo terapeutico è composto da una trentina di persone, accompagnate dai rispettivi familiari, partner o coniugi, il cui sostegno è fondamentale per il mantenimento dell’astinenza.
La maggior parte dei pazienti è costituita da uomini, nei quali la dipendenza tende a svilupparsi più precocemente. Tuttavia, è in costante aumento anche il numero delle donne, che generalmente iniziano a giocare in età più avanzata, soprattutto attraverso le piattaforme online.
Con il passare del tempo il giocatore investe somme sempre maggiori, con pesanti ripercussioni sulla famiglia e sull’intera comunità. I fattori che possono favorire l’insorgenza della dipendenza sono molteplici: difficoltà economiche, impulsività, scarsa capacità di gestire le emozioni e ridotta sensibilità nei confronti degli altri. Molto spesso il disturbo sia accompagna anche ad ansia e depressione.

Quando una persona prende coscienza di essere affetta da questa patologia?
Purtroppo il gioco d’azzardo è ancora socialmente molto tollerato. Le dinamiche sono simili a quelle dell’alcolismo e della tossicodipendenza: il giocatore tende a negare il problema, attribuendo le responsabilità alla sfortuna, alle macchine da gioco o alla superstizione, pur di non ammettere la propria dipendenza. Anche quando riesce a vincere del denaro, molto spesso lo reinveste immediatamente nel gioco, perdendolo nuovamente, perché ciò che ricerca realmente non è il guadagno, bensì l’eccitazione che il gioco stesso provoca. I tempi necessari per sviluppare la dipendenza variano, dunque, notevolmente da persona a persona.

Torniamo alle terapie…
Le sedute si svolgono prevalentemente in gruppo, ma, quando necessario, anche individualmente. È auspicabile che il paziente sia accompagnato dai propri familiari.
L’apertura al dialogo, il rispetto della riservatezza e la partecipazione costante agli incontri rappresentano elementi fondamentali del percorso terapeutico. Le ricadute sono frequenti, motivo per cui è indispensabile proseguire la terapia per diversi anni, come avviene per tutte le dipendenze.
Un’importante novità è rappresentata dal Registro dei giocatori autoesclusi, istituito a livello nazionale. Attraverso la piattaforma e-Građani, utilizzando il proprio numero identificativo personale (OIB), ogni cittadino può chiedere volontariamente di essere inserito nel Registro. In questo modo gli viene vietato l’accesso a tutte le sale da gioco, che sono obbligate a verificarne l’identità.
Il percorso terapeutico rimane comunque lungo e complesso, anche perché i debiti contratti in precedenza, spesso nei confronti di familiari, amici o istituti di credito, continuano a gravare sulla persona. In molti casi vengono richiesti nuovi prestiti per estinguere quelli precedenti, aggravando ulteriormente la situazione.
La tecnologia ha purtroppo peggiorato il fenomeno, rendendo il gioco accessibile in qualsiasi momento e direttamente da casa, lontano dagli occhi degli altri.
Molti tentano di uscire dalla dipendenza senza chiedere aiuto, ma raramente ci riescono, perché si tratta di una patologia grave che porta il giocatore a pensare e pianificare continuamente il gioco, trascurando il lavoro, gli affetti e ogni altro interesse. Nei casi più estremi, alcune persone oltrepassano la cosiddetta “linea rossa” e, pur di procurarsi il denaro necessario per continuare a giocare, arrivano a commettere reati.

Esistono altri strumenti per contrastare questa grave piaga sociale?
Innanzitutto sarebbe necessario limitare in modo deciso la pubblicità del gioco d’azzardo e delle scommesse sportive. Lo scorso anno sono state introdotte alcune modifiche legislative, ma gli effetti sono stati finora modesti e non hanno determinato una significativa diminuzione del fenomeno. Al contrario, soprattutto grazie allo sviluppo delle tecnologie digitali il gioco d’azzardo continua purtroppo a crescere.

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