La furlana, patrimonio (inter)nazionale

I colori degli usi e costumi di casa e delle rispettive manifestazioni danzanti saranno presentati dai gruppi delle Comunità degli Italiani di Gallesano e Dignano. Sul palco ben 250 ballerini di Croazia, Italia e Grecia

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La furlana, patrimonio (inter)nazionale
La furlana gallesanese in tutta la sua bellezza. Foto VANJA STOILJKOVIĆ

Ciascuno a modo suo, ma sempre furlana sarà. Per sabato prossimo (25 ottobre), il Teatro Popolare Istriano si prepara ad offrire uno spettacolo folcloristico allo stesso tempo monotematico e assolutamente poliedrico. “Balliamo la furlana” è il titolo della serata (inizio alle 20), che invita il pubblico a scoprire gli infiniti aspetti culturali e le tantissimi variopinte, pittoresche varianti che caratterizzano un medesimo, magnifico ballo attinto dalla tradizione popolare di origine friulana. Sarà uno di quegli appuntamenti in grado di accontentare le più alte aspettative del pubblico, visto e considerato il suo carattere internazionale e la ampia partecipazione di gruppi folcloristici di lunga e confermata reputazione provenienti dall’Italia, dalla Grecia e dalla Croazia. La garanzia del successo è data dalla stessa organizzazione retta dallo staff della rinomata 59.esima edizione della Rassegna internazionale del foclore (IFF), di Zagabria, che dopo un’estate zeppa di performance applaudite nella capitale, ha deciso di traslare a Pola uno dei suoi eventi più significativi collocando sul palcoscenico ben 250 ballerini, musicisti e cantori folk.

Ma non ci sarà soltanto un appuntamento serale chiamato a celebrare una forma di danza, che non trova eguali in alcun’altra parte del pianeta. Avremo pure una matinée “scientifico-musicale” dedicata ad un ballo che nelle sue forme “galisanese” e “boumbare”, celebrate dalla Comunità Nazionale Italiana, ha trovato pieno riconoscimento e collocamento nella lista dei beni immateriali della Repubblica di Croazia. Alle ore 11, la Comunità degli Italiani di Pola metterà a disposizione il proprio ambiente per ospitare una tavola rotonda tutta dedicata a questo patrimonio della cultura popolare ampiamente eletto (vedi l’esempio delle Nozze istriane di Smareglia), anche dal repertorio della musica classica. Come da quanto annunciatoci da Pietro Demori, portavoce della tradizione folcloristica di Gallesano, la conversazione verrà moderata da Lidija Nikočević, direttrice del Museo etnografico regionale di Pisino e vedrà la partecipazione di esperti etnomusicologi quali Valter Colle (Udine), Placida Staro (Monghidoro), Dario Marušić (Pola), Ioannis Garnelis (Corfù), Vidoslav Bagur (Metković-Zagabria) e Tvrtko Zebec (Zagabria).
I gruppi in rassegna
I colori della tradizione popolare di casa e delle rispettive manifestazioni danzanti, verranno, invece, difesi di sera al Teatro, dallo stesso gruppo folcloristico della Comunità degli Italiani “Armando Capolicchio” di Gallesano, nonché da “El Paiar” della Comunità degli Italiani di Dignano. Sarà particolarmente intrigante l’opportunità data di poter trarre paragoni e individuare similitudini e differenze di espressione, cadenza e movimenti tra i gruppi ospiti. Tanto per capire la grande estensione della coreografia popolare, avremo l’occasione di pregustare niente meno che una forma di danza proveniente dalla Grecia, dall’isola più settentrionale dell’arcipelago delle Isole Ionie. Ad esibirsi saranno, infatti, i danzatori della società culturale-formativa “Sinies” di Corfù. Il ricco repertorio di matrice italiano-friuliana verrà quindi rappresentato dal gruppo folcloristico “Federico Angelica” ossia dai suoi “danzerini” provenienti da Aviano, dal complesso folcloristico “Linđo” di Ragusa (Dubrovnik); dal gruppo focloristico “Santa Gorizia”, in arrivo da Gorizia, dalla società “Šaltin”, che salperà da Lesina, dalla compagine “Manfrina” della società folcloristica “Kumpanija” di Vela Luka (isola di Veglia), come pure dal gruppo “Val Resia” di Bovolone.

 

La furlana dignanese in grande spolvero. Foto DANILO DRAGOSAVAC

Perle rare
Il programma e la selezione dei partecipanti al concerto di Pola sono stati curati da Vidoslav Bagur, pluriennale promotore, nonché direttore artistico della succitata rassegna zagabrese, da anni interessato a seguire le esibizioni della furlana, o come dicono altrove “venesiana”, e il Festival dignanese del Leron. “Bagur – sono parole di Piero Demori – è un grande appassionato della furlana e ci ha supportato affinché questo patrimonio locale possa ottenere una significanza di livello nazionale. Ha sempre detto che queste espressioni danzanti di Gallesano e Dignano sono due vere perle rare da collocare su piedistallo ed è da tempo che si intende celebrare una vera e propria festa ufficiale per l’avvenuto riconoscimento delle medesime. Lo spettacolo al Teatro popolare istriano si assegna proprio lo scopo significativo di celebrare l’inserimento ufficiale dei balli della Comunità Nazionale Italiana di Gallesano e Dignano nella lista dei beni culturali immateriale della Croazia. Ma, con ogni merito, si vuole anche molto molto di più, istituire una rassegna de le furlane itinerante e tradizionale, come soprattutto spingere le istituzioni professionali che contano del Friuli Venezia Giulia ad avviare l’iniziativa di nomina multinazionale, affinché la tradizione furlana venga riconosciuta pure dall’Unesco, nel suo prestigioso elenco del patrimonio immateriale dell’umanità”.
Le origini
Un po’ di informazioni, utili per capire e risalire meglio alle nostre origini. Parliamo di una danza popolare di cui si trova traccia formale per la prima volta nel XVI secolo. Nasce con un evidente rimando storico geografico al territorio del Friuli. Giorgio Mainerio pubblica (1578) tre balli friulani e in una memoria scritta ricorda come la Furlana nel 1574 sia stata ballata a Porcia dinnanzi al re di Francia Enrico III. Tuttavia, è a Venezia che la Furlana trova la sua fortuna. Giovanni Croce, maestro della Cappella musicale della Basilica di San Marco, la annota nella “Mascherata dei friulani” e ne pubblica un saggio nel 1590. Da Venezia nel secolo successivo si diffonde oltre i confini, in Istria ed altrove, diventando un patrimonio ampiamente apprezzato e condiviso.

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