La conoscenza dell’italiano deve diventare un valore aggiunto ma senza imposizioni

Intervista ad Andrea Debeljuh, autore insieme a Loredana Bogliun di una ricerca dedicata all’analisi dell’uso e della presenza della lingua italiana nelle aree bilingui della Croazia. L’opera verrà presentata sabato 8 novembre alla CI di Pola

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La conoscenza dell’italiano deve diventare un valore aggiunto ma senza imposizioni
Andrea Debeljuh. Foto Stefano Revelante

Sabato 8 novembre 2025, alle ore 16, presso la Comunità degli Italiani di Pola, si terrà la presentazione del lavoro di ricerca “Vitalità della lingua italiana nella Regione Istriana di Croazia”, un’indagine approfondita dedicata all’analisi dell’uso e della presenza della lingua italiana nelle aree bilingui della Croazia. L’evento vedrà la partecipazione dei ricercatori izv. prof. dr. sc. Andrea Debeljuh e doc. dr. sc. Loredana Bogliun, che illustreranno i risultati di uno studio di grande rilevanza culturale e sociale. L’iniziativa, di fondamentale importanza per tutte le municipalità a statuto bilingue e non solo, intende offrire uno spazio di conoscenza, dialogo e confronto su questioni che riguardano da vicino la convivenza linguistica e culturale in un territorio dove due lingue e due culture convivono e si arricchiscono a vicenda.

Andrea Debeljuh ha conseguito la laurea in Scienze della Formazione presso l’Università di Bologna nel 2003 con il massimo dei voti (110/110 e lode). Presso l’UniAdrion ha completato un Master in turismo (30/30) e nel 2007 ha ottenuto il dottorato in pedagogia all’Università di Bologna. Durante la sua formazione, ha svolto periodi di ricerca presso la Brown University negli Stati Uniti e all’Universidad de Murcia in Spagna. Ha insegnato alla Facoltà di Lettere di Fiume nel 2009/2010 e dal 2009 è docente presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Juraj Dobrila di Pola. Attivo anche nel mondo associativo, è presidente dell’associazione Informo, cofondatore della stessa e impegnato da anni nel campo dell’educazione e dei progetti europei. Partecipa inoltre al consiglio direttivo dell’European Projects Association, dell’associazione scientifica Pietas Julia, e al comitato scientifico della International Conference on Research in Education and Science. Autore di due volumi scientifici e di numerosi contributi nei campi dell’andragogia, pedagogia e sociologia, Debeljuh unisce alla ricerca accademica una forte attenzione al contesto sociale e culturale del territorio istriano. Lo abbiamo incontrato per parlare dell’opera che verrà presentata sabato in un incontro aperto a tutti gli interessati e che rappresenta un passo importante verso una maggiore consapevolezza linguistica e identitaria della comunità istriana. L’opera è sostenuta dall’Unione Italiana, dal Consiglio per la minoranza nazionale autoctona della Regione istriana, dall’Università Juraj Dobrila e dalla Happy Consulting.

Che cosa l’ha spinta a intraprendere questa ricerca sulla vitalità della lingua italiana in Istria?

Questa ricerca è la continuazione di un lavoro che avevamo fatto nel 2013 in Slovenia, insieme al collega Alessandro Burra. Nel 2019 il Consiglio della minoranza autoctona italiana dell’Istria ci ha chiesto di riproporre la stessa analisi per la parte croata dell’Istria. Abbiamo accettato volentieri, perché ci è stato garantito che non sarebbe stata una ricerca fine a sé stessa, ma uno strumento utile alle istituzioni, affinché la nostra lingua — veicolo della nostra cultura e identità — si mantenga nel tempo.

Qual è l’obiettivo principale del vostro lavoro?

Volevamo avere una “diagnosi” dello stato della lingua italiana in Istria, cioè la sua vitalità. Abbiamo creato un modello teorico basato su esperienze internazionali e adattato alla nostra realtà socioculturale, per capire in che stato si trova la lingua e da lì stabilire le strategie per rafforzarla.

In che modo questo studio si distingue da altre ricerche linguistiche sul bilinguismo in Croazia?

La particolarità è che analizza una lingua che per noi è la prima, ma che per la maggioranza è la lingua dell’ambiente sociale. La novità sta anche nel fatto che per ogni conclusione abbiamo elaborato una proposta di intervento concreta, utile a migliorare lo stato della lingua italiana in Istria.

Quanto tempo avete impiegato per completare la ricerca e quali fonti avete utilizzato?
“Abbiamo lavorato in più fasi: prima l’impostazione teorica, poi la costruzione di strumenti di indagine – due griglie di osservazione e un questionario – e infine l’analisi sul territorio. Abbiamo esaminato enti pubblici e privati, cercando di capire quante volte su dieci un italofono può esprimersi nella propria lingua ottenendo un riscontro reale.

Quali sono stati i risultati più significativi?

Abbiamo scoperto che le competenze e le opportunità per usare la lingua italiana esistono in media sette volte su dieci. Ciò che manca, sorprendentemente, è il desiderio di usarla. Questo sarà l’oggetto della nostra futura ricerca.

Qual è il ruolo della scuola e delle istituzioni nel mantenimento della lingua italiana in Istria?

È fondamentale. La trasmissione intergenerazionale è il primo fattore indicato dall’UNESCO. Scuole, università e Comunità degli Italiani devono creare occasioni in cui i giovani si incontrino e parlino in italiano. Se due italofoni iniziano un rapporto comunicando in croato, quella lingua rimarrà dominante per tutta la vita.

Secondo lei, che cosa si può fare per rafforzare ulteriormente la presenza dell’italiano in Istria?

Dobbiamo sensibilizzare le istituzioni pubbliche e private: pediatri, poste, banche, enti pubblici devono comprendere l’importanza del bilinguismo. La conoscenza dell’italiano deve diventare un valore aggiunto, ma senza imposizioni: deve essere un processo naturale e condiviso.

Ritiene che il bilinguismo istriano sia oggi un modello di convivenza linguistica riuscito?

Sì, la convivenza sociale è ottima, molto più che in passato. I giovani sono integrati, ma purtroppo a scapito della lingua, perché parlano sempre più spesso in croato. Oggi il bilinguismo funziona come modello sociale, ma non sempre come equilibrio linguistico.
Che cosa si può aspettare il pubblico dalla presentazione del libro?
Una visione chiara dello stato della lingua italiana e delle strategie di intervento possibili. Speriamo che ogni partecipante capisca che può contribuire, anche nel suo piccolo, a mantenere viva la nostra lingua, perché tante piccole mani fanno un grande lavoro.

A chi si rivolge principalmente la ricerca?

A tutti: istituzioni, scuole, ma anche enti pubblici e privati. È un lavoro che deve arrivare ai tavoli dei sindaci, delle università e dei docenti, per far comprendere l’urgenza di agire. La lingua è parte della nostra identità, e difenderla significa difendere chi siamo.»
La presentazione del volume “Vitalità della lingua italiana nella Regione Istriana di Croazia” sarà dunque non solo un momento di approfondimento accademico, ma anche un’occasione per riflettere sul valore del bilinguismo come risorsa culturale e civile.

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