La cerimonia del tè: un’arte… magica

All’Università «Juraj Dobrila» è stato celebrato il decimo anniversario del corso di giapponologia

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La cerimonia del tè: un’arte… magica
Foto STEFANO REVELANTE

Nella sala gremita del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Juraj Dobrila di Pola si è tenuta una straordinaria dimostrazione della tradizionale cerimonia giapponese della preparazione del tè, evento organizzato congiuntamente dall’Ambasciata del Giappone in Croazia e dal Dipartimento di Filologia e Studi Orientali in occasione del decimo anniversario del corso di giapponologia a Pola. La cerimonia, eseguita dai rappresentanti della prestigiosa scuola Urasenke, una delle più note del Giappone, ha offerto al pubblico un’esperienza di armonia, eleganza e spiritualità, seguendo i principi fondamentali del chanoyu: wa (armonia), kei (rispetto), sei (purezza) e jaku (tranquillità). L’evento si è svolto alla presenza di numerosi studenti, cittadini e ospiti d’onore, tra cui l’ambasciatore del Giappone in Croazia, Mitsuhiro Wada, che ha sottolineato il valore della cultura del tè come ponte di amicizia e comprensione tra i popoli.

Tradizione secolare
A dare il benvenuto al pubblico sono stati il doc. dr. sc. Robert Kurelić, della cattedra di storia medievale, e il prodecano per la didattica e la qualità, izv. prof. dr. sc. Ante Matan, che hanno ricordato come lo studio della lingua e della cultura giapponese rappresenti un importante arricchimento per l’università e per l’intera città di Pola.
Durante la presentazione, i maestri giapponesi hanno illustrato il significato del termine chanoyu – letteralmente “acqua calda per il tè” – e hanno spiegato la differenza tra chaji (“cerimonia formale del tè”) e chakai (“incontro per il tè”), tradizioni che risalgono a oltre quattro secoli fa.
Storicamente il tè giunse in Giappone dalla Cina, inizialmente utilizzato solo da monaci e nobili per scopi medicinali. La cerimonia del tè venne citata per la prima volta nell’VIII secolo, ma divenne un rito codificato solo più tardi, anche grazie all’influsso dello zen. Nel periodo Muromachi (1336–1573), la cerimonia si trasformò in un raffinato intrattenimento per le classi elevate, arricchito da oggetti di pregio provenienti dalla Cina. Fu però alla fine del XVI secolo che il grande maestro Sen no Rikyū ne definì la filosofia estetica, dando vita al concetto di wabi-cha, fondato sulla semplicità, sull’imperfezione e sulla quiete spirituale. Le ciotole e gli utensili usati nella cerimonia, spesso creati da artigiani locali, riflettono ancora oggi quella sobria eleganza che Rikyū elevò ad arte.
La ritualità silenziosa
Nel corso della dimostrazione a Pola, i presenti hanno potuto osservare da vicino la sequenza dei gesti, l’uso preciso degli strumenti e la ritualità silenziosa che accompagna la preparazione del tè verde in polvere (matcha), mescolato con acqua calda e servito con rispetto e gratitudine. Il momento più intenso, in un’atmosfera di silenzio assoluto in sala, è stato quello della degustazione: la tazza, ricevuta con la mano destra e poggiata sulla sinistra, viene ruotata leggermente in senso orario, in segno di condivisione e di rispetto verso l’ospite. Un gesto semplice ma carico di significato, che racchiude lo spirito stesso della cerimonia: equilibrio, rispetto reciproco e presenza nel momento.
Con questo evento, l’Università Juraj Dobrila ha voluto non solo celebrare i dieci anni di insegnamento della lingua e della cultura giapponese a Pola, ma anche offrire un’occasione per riflettere sul valore dell’incontro tra culture. La cerimonia del tè, nella sua essenza più profonda, ha ricordato a tutti i presenti che anche nella lentezza di un gesto e nel silenzio di una tazza di tè può risiedere la più autentica forma di armonia.

La cerimonia di preparazione del tè. Foto STEFANO REVELANTE

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