La Bettiga paleocristiana risorge in digitale

Il sito scoperto nelle vicinanze dell’abitato di Barbariga è stato oggetto di una nuova campagna di ricerca condotta dal Museo Archeologico dell’Istria in collaborazione con l’Università Friedrich-Alexander di Erlangen-Norimberga

135
0
La Bettiga paleocristiana risorge in digitale
Stupenda veduta del sito a volo d’uccello

La storia tardoantica e medievale di Bettiga, oggi risplende sotto la luce del sole, a un chilometro da Barbariga e anche in 3D. Non è poetica tecnologico-agreste, bensì una novità generata da un intervento della scorsa primavera, frutto di una sinergia internazionale che ora, ad analisi appena prodotte, segna un punto di svolta non solo per la valorizzazione e la tutela del patrimonio archeologico dell’Istria, ma anche per l’applicazione delle moderne tecnologie alla ricerca sul campo. C’è intensa cooperazione tra il Museo archeologico istriano di Pola e l’Università Friedrich-Alexander di Erlangen-Norimberga, ed è riuscita a compiere la riscoperta di Bettiga, non quale semplice campagna e operazione di scavo, quanto di virtuoso recupero e tutela con la tecnologia messa completamente al servizio della storia remota. Nei lontani anni 70 il sito, vicinissimo anche a Peroi, era già stato oggetto di ricerche e, stavolta, dopo quasi mezzo secolo si è ritornati alla carica per (ri)scoprire quanto allora rinvenuto e parzialmente seppellito, nell’intento di cancellare le tracce e difendere un patrimonio dai tanti predatori. Tanto bene era stato protetto, da cancellarne anche la memoria. Ma il XXI secolo non ignora il XX predecessore. Il Museo Archeologico dell’Istria ha condotto ricerche di revisione sul complesso ecclesiastico e monastico di Sant’Andrea a Bettiga, nei pressi dell’insediamento turistico di Barbariga tra il 25 maggio e il 7 giugno. Assieme al Dipartimento di Archeologia Cristiana dell’Ateneo tedesco, sono stati riscoperti i mosaici paleocristiani pavimentali del V secolo con fior di incisioni latine, documenti scritti che per le informazioni che forniscono possono a volte valere di più di un marmo di Carrara.

Cos’era l’archeologia negli anni ‘70? Un’opera di ricerca rudimentale, a solo pennellino, tra la polvere, piccone arrugginito e un fiasco di acqua con cui sopravvivere, spesso inquinando gli strati culturali pur di arrivare al pezzo grosso nascosto in profondità, il giornale del giorno per avvolgere il coccio rotto trovato e il tutto immortalato da foto sfuocate. Che i tempi di Indiana Jones siano finiti lo hanno appena dimostrato proprio queste ricerche di revisione aventi per obiettivo la creazione di una documentazione digitale, compreso un modello 3D del sito realizzato mediante l’applicazione di scanner laser 3D e fotogramma. Chiaro è che le conoscenze attinte dalle istituzioni sono illuminanti, son cose assolutamente inimmaginabili dagli archeologi che furono.

L’arte musiva di 16 secoli fa

Per arrivare a Bettiga e capire meglio quanto riemerso, ecco l’interpretazione fornita dall’esperto del Museo istriano, Emil Kmetič-Marceau, responsabile della ricerca. “Il complesso ecclesiastico di Bettiga è uno dei più significativi siti paleocristiani in Croazia situati in un’area rurale, al di fuori dei centri urbani tardoantichi dell’epoca. All’inizio del V secolo, in questo luogo, attorno alla tomba di un santo locale sconosciuto, fu eretta la cosiddetta cella trichora, ovvero una cappella memoriale trilobata con un mosaico pavimentale. Nel periodo compreso tra il V e il VII secolo, il complesso ecclesiastico – in seguito dedicato a Sant’Andrea – si sviluppò in più fasi, arrivando a comprendere la suddetta cappella, una basilica a tre navate con un ulteriore mosaico pavimentale, un portico con atrio e cisterna, un battistero e un mausoleo. Si presuppone che a Bettiga, già nel corso del VII secolo, si fosse insediata una comunità monastica, che durante l’alto Medioevo continuò ad ampliare il complesso dotando la chiesa di nuovi arredi liturgici lapidei preromanici. L’area ecclesiastica e il nucleo monastico, dotati di ambienti ausiliari legati alla presenza e all’attività dei monaci, furono abbandonati durante il pieno medioevo, probabilmente nel XIII secolo. Il sito fu indagato per la prima volta tra il 1975 e 1979, quando il Museo di Pola avviò delle ricerche di tutela e scavi sistematici. I medesimi portarono alla luce un mosaico in bianco e nero nella cappella trilobata e un mosaico policromo, cioè a più colori, nella navata centrale della basilica. In quell’occasione furono scoperti numerosi elementi architettonici originali, frammenti di arredi liturgici paleocristiani e frammenti di arredi del successivo periodo preromanico. È stata inoltre rinvenuta una grande quantità di reperti mobili, per la maggior parte frammenti di vasellame in ceramica e vetro. Nell’ambito della campagna di scavi di revisione di quest’anno, i mosaici pavimentali paleocristiani sono stati nuovamente scoperti e documentati. Oltre alla ricca composizione che include complessi motivi geometrici e vegetali come tralci d’edera, fiori di loto e l’albero della vita, i mosaici di Bettiga si distinguono ulteriormente per la presenza di quattro iscrizioni”.

Fior di iscrizioni pavimentali (navata centrale)

Come appreso, nella cappella trilobata si è conservata parzialmente un’iscrizione che nella sua ricostruzione, recita: “In honore beatorum sanctorum Felicianus et Ingenua peccatores nimis fecerunt”. Dal’interpetazione data si tradurrebbe: “In onore dei beati santi, Felicianus e Ingenua, grandi peccatori, fecero [questo]”. Stando a Emil Kmetić-Marceau è molto probabile che Felicianus e sua moglie Ingenua fossero i committenti di questo mosaico, e forse della stessa cappella commemorativa. “Quest’iscrizione – rileva – potrebbe indicare che la cappella commemorativa non fosse originariamente dedicata a Sant’Andrea, bensì a Tutti i Santi. La conferma che il complesso ecclesiastico fu in seguito effettivamente dedicato al Santo si trova su un monumento in pietra preromanico del IX secolo, sul quale è incisa l’iscrizione “S[anctus] Andreas fam[ulus Dei]”, ovvero “Sant’Andrea, servo di Dio”. Il pavimento della navata centrale della basilica è ornato da altre tre iscrizioni. In esse sono immortalati i nomi di individui, ossia mecenati, che donarono i fondi per la realizzazione del mosaico. Così, un sacerdote di nome Dalmatius permise la realizzazione di 300 piedi quadrati romani di mosaico pavimentale, che corrisponde a una superficie di circa 26 m2. La facoltosa coppia Aquilinus e Urania, come recita letteralmente l’iscrizione, contribuì con i propri cari (cum suis) alla realizzazione di 300 piedi quadrati romani. La terza iscrizione testimonia di un uomo, Florentius, che anch’egli con i suoi fece realizzare 200 piedi quadrati romani di mosaico”.

In onore a Feliciano e a Ingenua peccatori…

Il Museo archeologico di Pola riferisce che dagli ultimi interventi tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘80, sui mosaici si sono verificati danni localizzati, motivo per cui saranno presto eseguiti lavori di conservazione e restauro. Alla ricerca hanno partecipato anche il curatore museale Josip Seličanec e la docente Arabella Cortese, del Dipartimento di Archeologia Cristiana di Norimberga, insieme a otto studenti della stessa università. Ulteriori indagini di revisione, pianificate per il 2027, saranno incentrate sui locali del complesso monastico che non erano stati inclusi negli interventi di conservazione e restauro degli anni ‘70. In questo modo si consentirà la conservazione delle strutture originali, contribuendo alla loro salvaguardia a lungo termine dopo decenni di esposizione al degrado. Il sito del complesso ecclesiale e monastico di Sant’Andrea a Bettiga è oggi recintato e per il momento non è accessibile al pubblico. Al termine dei lavori di conservazione e restauro dei mosaici sarà possibile visitarlo su prenotazione presso il Museo Archeologico dell’Istria.

Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.

L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.

No posts to display