Prima a passi di lumaca, e oggi con un piede sull’acceleratore, la Comunità degli Italiani di Sissano avanza convinta verso il restauro, l’ampliamento e la ricostruzione di un’altra piccola parte del possedimento dei Frezza per aprirvi un primo Centro interpretativo dell’istrioto, uno “spazio dedicato alla tutela e alla promozione della nostra lingua e identità culturale” che oltre a tutto offre un “serio contributo alla riqualificazione e alla valorizzazione del centro storico di Sissano, coniugando memoria, cultura e sviluppo della località”. Ed ecco la buona notizia che permette di guardare al futuro con maggiore confidenza nel successo dopo due anni di preparativi. L’Unione Italiana ha acquistato dal Comune di Lisignano un lotto edificabile al costo di 100.000 euro attingendo ai mezzi della Repubblica per tramite dell’Ufficio governativo per le minoranze.
I Frezza, signori di Sissano
Come ci racconta Paolo Demarin in rappresentanza della CI di Sissano e dell’Unione Italiana, l’acquisto ha richiesto tempo e nervi saldi perché i bandi del Comune erano due, gli interessati tanti, i prezzi elevati e l’iter estenuante. Tuttavia il progetto del Centro interpretativo ha fatto da garante affinché il terreno e i resti dello storico possedimento dei signori di Sissano non finissero in mani completamente disinteressate alla pubblica utilità. Sia detto di passaggio che i Frezza, un tempo, hanno praticamente regnato su Sissano. La stessa sede della Comunità degli Italiani è stata parte della loro tenuta, e non certo la parte più nobile, ma solo la cantina. La residenza principale era l’altra, e oggi ne rimangono solo alcuni frammenti sparsi, tra l’altro divorati dall’edera che si mangia tutto, pietre comprese. “Lo stabile si trova in stato d’abbandono e in condizioni precarie – ci spiega Demarin – per cui va in parte demolito, come consente di fare la Soprintendenza ai beni culturali, già interpellata in merito. Lasciarla intatta sarebbe praticamente impossibile oltre che una spesa assurda e inutile. Bisognerà tuttavia conservare e restaurare la facciata principale con la caratteristica volta esposta al paese trattandosi appunto di un bene culturale”.

Foto: RONI BRMALJ
Grandi sogni, tempi lunghi
Finora il progetto ha avuto un andamento piuttosto lento. L’idea di aprire a Sissano uno spazio pubblico che funga contemporaneamente da archivio e da luogo di presentazione per il lascito materiale a testimonianza dell’istrioto e l’ormai considerevole mole di oggetti da collezione, materiale promozionale, didattico e gadget ispirati alla parlata sulla via dell’estinzione, risale a quattro anni fa. Gli ultimi due anni sono trascorsi in trattative e bandi finalizzati all’acquisto, realizzato e ufficializzato solo di recente. Il centro interpretativo avrà una dimensione scientifica e una artistica, ma anche un’esposizione interattiva, e un’ala per così dire commerciale che possa rendere con la vendita di souvenir, gadget e ricordi di viaggio o servizi di ristoro (altrimenti i conti non tornano). Ora come ora, la Comunità degli Italiani di Sissano non ha un centesimo da spendere ma ha le idee chiare su come incominciare a reperire i mezzi. I primi 30.000 euro per il progetto esecutivo dovrebbero venire nuovamente dall’UI, ma per il resto occorrerà cercare fonti alternative perché “non possiamo continuare a dipendere interamente dall’Unione, che ha anche altre comunità ed enti a cui badare” – ci dice ancora Demarin e aggiunge che per i restauri di beni culturali destinati a progetti culturali vi sono anche i fondi del Ministero della cultura e quelli dell’Unione Europea. “Per poter usufruirne abbiamo già ingaggiato dei consulenti di europrogettazione, in questo caso indispensabili perché le nostre speranze sono una cosa, e le regole del gioco un’altra”.
Da Sissano a Valle
Inoltre il Centro interpretativo di Sissano potrebbe essere il primo ma non sarà l’unico. Le località istriane che mantengono vivo l’istrioto hanno già deciso di creare una rete di centri analoghi, ognuna focalizzata sulla propria variante locale dell’idioma: Valle per il vallese, Gallesano per il gallesanese, Dignano per il bumbaro, Rovigno per il rovignese. Gallesano ha già fatto un importante passo avanti in questa direzione avviando trattative con l’amministrazione municipale, e presto presenterà le sue attività, Rovigno coinvolgerà nell’attuazione il Centro di ricerche storico e il Museo della battana, Dignano che avrà il suo Museo e Valle che spera di avere in locazione a lungo termine (cent’anni) un locale del Comune. Insomma, la macchina si è messa in moto e presto l’Unione Italiana uscirà con tutte le credenziali, i piani e le possibili fasi di attuazione dell’iniziativa. Ma Sissano intanto sta spianando la strada e talvolta anche sfondando le fortezze della burocrazia che sembrano inoppugnabili: entro l’anno vuole avere il progetto esecutivo, il successivo i permessi di costruzione, e nel 2027 l’appaltatore.
Claudio Grbac curatore
Ma per arrivare a quel punto bisogna tornare a trattare col Comune di Lisignano. In primo luogo per stabilire i reciproci obblighi e diritti, le quote di partecipazione, le modalità di finanziamento e uno scadenzario per le gare d’appalto. Entro il 2027 bisognerà cominciare a reperire i fondi e poi, a Dio piacendo, costruire, ristrutturare, riqualificare, arredare e ingentilire il paesaggio circostante in almeno due se non addirittura in tre tappe distinte. Ora come ora è prematuro parlarne. Tuttavia non è prematuro cominciare a schizzare un abbozzo del futuro allestimento permanente. A questo scopo la Comunità degli Italiani ha investito del ruolo di curatore Claudio Grbac, parlante attivo dell’istrioto e profondo conoscitore della storia, delle usanze, del folklore e del patrimonio culturale di Sissano.
Isole di istrioto da tutelare
Quella del Centro interpretativo è un’iniziativa materiale che corona tutta una serie di iniziative immateriali delle località “istriote”, come l’ormai ventennale Concorso letterario “Favelà” con suggestiva cerimonia di premiazione “dietro al Campanile” a Dignano e naturalmente il Festival dell’istrioto promosso in cooperazione dalle località linguisticamente imparentate sempre con lo stesso obiettivo: conservare, tramandare e salvare dall’estinzione l’antica lingua romanza autoctona dell’Istria meridionale, chiaramente distinta dall’istroveneto e dall’istrorumeno. Il termine “istrioto” si deve infatti a Graziadio Isaia Ascoli, fondatore della glottologia italiana, in riferimento alla varietà romanza utilizzata dai discendenti delle popolazioni latine e latinizzate che hanno abitato l’Istria ininterrottamente dall’epoca romana. Anche Pola è stata terra dell’istroromanzo nei secoli, ma l’idioma non ci sopravvisse oltre alla seconda metà dell’Ottocento dopo il trasferimento della Marina militare austriaca, soppiantato prima dal veneto e quindi anche dalla lingua croata, ufficiale dal 1947. Come il Festival, il Centro di interpretazione ambisce a tutelare l’idioma a rischio, stimolarne la produzione artistica, lo studio in ambito scientifico, la sua rivitalizzazione e l’uso in ambito pubblico oltre che familiare.

Foto: VANJA STOILJKOVIĆ
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.








































