In Istria il copione si ripete puntuale come le maree. D’estate, il turismo – motore economico e della penisola e settore tra i più solidi dell’intera Regione – spalanca le porte a migliaia di lavoratori. Ma basta che arrivi settembre perché la macchina si fermi, o quantomeno rallenti bruscamente. La stagionalità, ancora fortemente concentrata nei mesi di giugno, luglio e agosto, continua infatti a dettare legge sul mercato del lavoro istriano. Il 2025 non ha fatto eccezione. Dopo il boom di assunzioni tra maggio e agosto, già a settembre si era registrata la prima frenata. Da ottobre in poi, come sesso accade, a dominare sono stati i licenziamenti, in gran parte dovuti alla scadenza dei contratti a termine.
Un dicembre in salita
Un trend che ha trascinato verso il basso anche i mesi di novembre e dicembre. A confermarlo è l’ultimo rapporto dell’Istituto nazionale per l’impiego: l’anno in Regione si è chiuso con 2.356 disoccupati, vale a dire 196 in più rispetto a novembre, 478 in più rispetto a ottobre addirittura 947 in più rispetto a settembre. Numeri che fotografano con chiarezza l’impatto della stagionalità. Una piccola nota positiva, però, c’è: su base annua la situazione è leggermente migliorata, visto che nel dicembre 2024 i disoccupati erano 3.006 o il 21,6 p.c. in più. Interessante anche il dato di genere: le donne iscritte alle liste di collocamento (1.264) superano gli uomini (1.092), confermando una tendenza che negli ultimi anni si ripete con regolarità.
Dove si concentra la disoccupazione
Nemmeno la mappa della disoccupazione istriana non riserva sorprese. Il Polese resta l’aurea più colpita: tra Pola, Dignano, Medolino, Lisignano, Fasana e dintorni si concentra il 46 p.c. circa di tutti gli iscritti ai centri per l’impiego. Segue il Parentino con 367 residenti disoccupati. All’estremo opposto, il Pinguentino continua a distinguersi per i numeri più bassi, con appena una trentina di persone in cerca di lavoro. Nel mezzo si collocano il Pisinese (89), l’Albonese (153), il Rovignese (171) e l’Umaghese (177). Rispetto a novembre, però, l’aumento dei disoccupati è stato generalizzato: nessuna zona della penisola è rimasta immune.
Le fasce d’età più colpite
Ancora più interessante è la distribuzione per fasce d’età, che racconta una realtà sfaccettata. I giovanissimi tra i 15 e i 19 anni senza occupazione sono appena 68. La fascia immediatamente successiva, quella tra i 20 e i 24 anni, conta 302 disoccupati, mentre tra i 25 e i 29 anni se ne registrano 298: due gruppi consistenti, ma non allarmanti, soprattutto in un territorio dove il lavoro stagione rappresenta spesso il primo passo nel mercato occupazionale. Le cifre iniziano a crescere nelle età centrali della vita lavorativa. Tra i 30 e i 34 anni anni i disoccupati sono 218, tra i 35 e i 39 anni anni salgono a 258, mentre tra i 40 e i 44 anni si attestano a 252. Anche la fascia 45-49 anni, con 246 persone in cerca di lavoro, conferma che la disoccupazione non è un fenomeno circoscritto ai giovani, ma colpisce in modo trasversale anche lavoratori con esperienza consolidata. La situazione diventa più delicata man mano che ci si avvicina alla soglia dei 60 anni. I disoccupati con un’età compresa tra i 50 e i 54 anni sono 259, mentre quelli con età tra i 55 e i 59 anni arrivano a 289. Ed è qui che emerge il vero punto critico del mercato istriano: gli over 50 rappresentano una quota significativa dei disoccupati e spesso incontrano maggiori difficoltà nel reinserirsi, soprattutto in un’economia che privilegia sempre più flessibilità, mobilità e contratti stagionali. Gli over 60, infine, sono 183. Un numero che, pur inferiore rispetto alle fasce immediatamente precedenti, resta comunque alto se si considera la vicinanza all’età pensionabile.
I posti vacanti
Accanto a questi dati, il rapporto dell’Istituto nazionale per l’Impiego segnala anche 431 posti di lavoro vacanti, un numero decisamente più contenuto rispetto ai mesi estivi. Colpisce il fatto che ben cento di queste posizioni riguardino il turismo e la ristorazione: un segnale chiaro che le aziende del settore stanno già iniziando a prepararsi per la prossima stagione, anticipando le prime assunzione. Un fenomeno questo che conferma ancora una volta quanto il turismo continui a essere il vero metronomo dell’economia istriana. Il secondo settore per numero di richieste è quello sanitario, dove la carenza di personale non è certo una novità. Qui la stagionalità non c’entra. Si tratta di un problema strutturale, che si trascina da anni e che continua a mettere sotto pressione ospedali, ambulatori e servizi territoriali. La presenza di numerose posizioni aperte in questo ambito racconta, dunque, una realtà diversa rispetto al turismo: non un ciclo che si ripete, ma una mancanza cronica di professionisti che il mercato fatica a colmare.
In definitiva, il quadro che emerge dall’ultimo rapporto dell’Istituto per l’impiego è quello di un mercato del lavoro che d’inverno si restringe, ma che già a gennaio lascia intravedere i primi segnali di movimento in vista della stagione estiva.
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