La stagione influenzale 2025/26 non fa esagerata paura. Non almeno in Istria dove la curva delle infezioni resporatorie acute sta attraversando una lenta e ben evidente fase discendente. Ad attestare l’indebolimento dell’ondata virale è lo stesso Istituto regionale della salute pubblica, per voce dell’epidemiologa, Branka Sep Ševerdija, le cui valutazioni, corroborate da precisa statistica, fanno ben sperare che i virus potrebbero anche mollare la presa e andarsene entro la fine di febbraio, fatta eccezione per i colpi di coda e gli assalti sporadici. Di problematico vi è che l’influenza è una faccenda in buona parte imprevedibile ed anche con eccezioni atte a confermare le regole, tanto da lasciare stupefatti gli stessi esperti in epidemiologia. Il servizio competente a livello istriano aveva temuto il comunemente “prevedibile”. Dopo il periodo di vacanza di fine anno, che aveva temporaneamente attenuato la spinta dei contagi per il semplice motivo di aver ridotto i contatti, in particolare nelle scuole, ci avrebbero giurato che la ripresa delle attività didattiche avrebbe aumentato l’esposizione, anticipato il picco o prolungato la durata della stagione. Invece, nulla di tutto questo, con somma soddisfazione nel veder migliorare il quadro del contagio in Regione. Sono quattro settimane di seguito che i casi registrati dagli ambulatori dei medici generici e da quelli pediatrici di tutta l’Istria, stanno mostrando una diminuzione numerica, senza code di sorta. “Fino a ieri, 27 gennaio – dice l’epidemiologa nel suo ultimo rapporto – ci sono stati comunicati 2.781 contagi, mentre fino allo stesso periodo della passata stagione 2024/25 erano in tutto 2.594. Finora abbiamo avuto 59 ricoveri in ospedale a causa di complicazioni di tipo prevalentemente cardio-respiratorio, che in 8 casi hanno richiesto l’intervento in regime di cure intensive. Attualmente vi sono tre ospedalizzati, di cui un paziente di età superiore ai 65 anni. Fortunatamente il numero dei decessi è rimasto fermo a tre, come segnalato due settimane or sono”.
L’epidemiologa Branka Sep Ševerdija, ha rivelato un dato di fatto molto importante e rassicurante per tutte quelle categorie di cittadini più fragili, che hanno una ragione in più di temere la stagione influenzale. A parte il fatto di poter sperare che la tempistica anticipata all’inizio dell’autunno potrebbe tradursi in una scomparsa ancora prima dell’avvento della primavera, il virus di quest’anno non risulta esageratamente micidiale. Avrà anche mutato in un’altra sottoclasse, sarà pur efficiente nella trasmissione, ma non ha fatto per niente emergere segnali di maggiore severità intrinseca rispetto ad altre stagioni. Per la popolazione della penisola l’esito è noto. “Lo scorso anno – spiegano dal servizio epidemiologico – abbiamo avuto ben 126 ricoveri, di cui 18 con cure intensive e addirittura 11 decessi. E mentre il picco per questa stagione sembra essersi manifestato a novembre-dicembre, un anno fa è comparso appena a gennaio-febbraio, facendo inoltrare la crisi epidamica fino ad aprile. Veda quanto è significativo il paragone tra gennaio 2025 con 1.068 contagi e il mese corrente che per ora non annovera più di 385 influenzati. Il peggio sembra proprio già passato.”.
Abbiamo chiesto all’epidemiologa anche che sosa sta capitando sul fronte del Covid? “Nessuno manco provvede a sottoporsi ai test – conclude l’interpellata – tanto che in merito nemmeno si dispone di una quadro epidemico. Il cornavirus sembra ridursi ad un malanno tra altri malanni di stagione. Attualmente è l’influenza che comunque tiene banco in fatto di severità dei sintomi”.
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