In via Sergia è iniziata la… corsa a ostacoli

La più importante arteria pedonale del centro città in mano ai macchinari pesanti: è stata avviata infatti la riasfaltatura di una strada che sinora era stata rattoppata più volte. I lavori dovrebbero durare due mesi circa. E per i pedoni sarà dura

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In via Sergia è iniziata la… corsa a ostacoli
Foto: Sasa Miljevic/PIXSELL

Oggi, 12 febbraio, è stato dato l’avvio al rifacimento del manto stradale della storica via Sergia, con partenza pianificata dalla rimozione del vecchio asfalto. Non è recupero, non è ripristino del bel fondo stradale d’epoca, non è una rinascita del primigeneo ed autentico aspetto da compiersi lege artis, ma semplice… bitumatura o esattamente riasfaltatura. La manovra va fatta, perché così ha deciso l’autorità municipale, al fine di non dover morire nuovamente di vergogna, l’estate prossima con i turisti, che finora, andando da piazza Port’Aurea a piazza Foro hanno potuto “ammirare” al dettaglio tutta la mancanza di uniformità della pavimentazione, per anni soggetta a caotici interventi di scavo e rattoppo su rattoppo. Un vero patchwork da riciclo ricreativo, con pezzi geometrico-irregolari di catrame fresco e secco da tempo, che nel tempo ha assunto davvero cinquanta sfumature di grigio. Nell’impossibilità di eseguire quanto prima un vero e proprio intervento di totale ricostruzione infrastrutturale, ecco che ci si prepara soltanto a rivestire e mascherare tutto nella maniera più veloce ed economica possibile: con 150mila euro (IVA compresa), da mettere a frutto lungo un tratto di 380 metri complessivi, che vedrà impegnate le maestranze dell’impresa Cesta s.r.l. di Pola. Tempo più o meno due mesi, condizioni meteo permettendo, per portare a termine i lavori di stesura del nuovo conglomerato bituminoso in maniera finalmente uniforme, con ciò che si procederà a cinque fasi, partendo dall’Arco dei Sergi per arrivare allo sbocco nella zona del Foro. Come da piano reso noto dalle maestranze, ci saranno tre prime tappe d’intervento (non meglio specificate al dettaglio), ciascuna della durata di due settimane ed altre due più brevi, ossia di una settimana per ognuna. Pezzo per pezzo è dunque la dinamica di procedura, data la dimensione stretta della strada e le limitate possibilità di spostamento pedonale, mentre la tecnica scelta non è quella del “resurfacing” o stesura d’asfalto sopra quello già esistente e tutto disastrato, bensì di superficiale scoperchiatura.

Accordo con il MAI
Già si intuisce la disperazione dell’archeologia. La rimozione della superficie pedonale, infatti, riguarda uno strato dallo spessore non superiore ai 10 centimetri circa, ed è troppo poco per dare occasione alla ricerca di individuare alcunché di interessante e di storica appartenenza. In ogni caso, nulla si fa senza il visto della sovrintendenza ai beni culturali, per cui la Città ha sottoscritto un Accordo di supervisione con il Museo archeologico istriano, che invierà i propri esperti per vigilare le manovre. Non si sa mai. Con l’istituzione museale è stata inoltre concordata l’esecuzione di una fotogrametria da video in 3D, che servirà quale base fondamentale per realizzare il mai realizzato progetto di vera e propria riqualifica. Per ora “raddrizzare” tutto è la parola d’ordine, a scanso di inciampi e rischi per i pedoni, ultimamente sempre più costretti a compiere attraversate da slalom o da corse a ostacoli, a causa dei continui e insistenti interventi di riparazione ad ogni passo, nonché le trapanature a livello di allacciamenti alla rete davanti a ogni secondo esercizio commerciale. L’asfaltatura riguarderà ora anche lo smantellamento dei tombini della canalizzazione e delle griglie di drenaggio delle acque di scolo. Dalla Città garantiscono che l’accesso agli alloggi e ai locali commerciali sarà possibile, durante tutta la durata dei lavori, anche se reso comunque difficoltoso dalla ristrettezza dei passaggi pianificati dentro al cantiere.
Per chi saranno problemi? Per i Per i Candy bar, per le distillerie, per i negozi di souvenir kitsch e cianfrusaglie varie da rifilare ai turisti, per la bottega di paperette o quelle di borsette rigorosamente in plastica. Poco male. L’immagine banale che oggi via Sergia mostra di sè è l’esatto opposto di quella storica, sia essa degli austroungarici tempi sia del Regno d’Italia. Indistintamente è la microstoria di una signorilità perduta, che in un solo percorso racconta la macrostoria della città intera, avvilita da metamorfosi che non si meritava.

Foto: Sasa Miljevic/PIXSELL

La storia di via Sergia
Che dire di via Sergia? È stata una delle arterie stradali storiche più antiche e importanti della Città, un tempo cuore pulsante dell’insediamento romano e successivamente stretto corso commerciale tra palazzi d’epoca. Altro che asciugamani e paperette. Chi ha ancora memoria viva del periodo antecedente alla Seconda guerra mondiale, può elencare quel che c’era lungo la via che fu la continuazione naturale del decumano massimo, derivante dal porto polese: merce, merce, tanta merce di qualità, stoffe “vere”, vestiario da crinolina e da tutti i giorni, bottoni e cose da alta sartoria, pelletteria finissima (borsette e guanti), negozi di calzature, la bottega del calzolaio ebreo, la cassa di risparmio ecc.ecc. E nel tempo de La Defunta? La storica Tipografia Seraschin, considerata una delle prime stamperie della città, la cancelleria sociale (via Sergia 21), il Teatro Nuovo fatto erigere nel 1854 da Pietro Ciscutti, all’angolo, vicino Piazza Dante, persino un servizio di pompe funebri e tanto tanto altro ancora respirava di vita vera. Per secoli la via chiamata anche Corso, ha mantenuto una conformazione stretta, tipica dei borghi medievali, chiusa tra case in pietra a più piani, molte delle quali mostrano ancora elementi gotici o rinascimentali veneziani. Storicamente, è sempre stata una strada commerciale, piena di botteghe artigiane e, nel corso del XX secolo, negozi al dettaglio che servivano la popolazione locale. A raccontare i tempi che furono sono le cartoline. Vecchie fotografie (fine ‘800/inizio ‘900) della Biblioteca civica, mostrano una strada pavimentata in pietra arenaria, con marciapiedi stretti, botteghe con insegne in italiano (non in tedesco!), e un continuo viavai pedonale, collegando direttamente l’arco verso il Foro. La nostra via che testimonia oltre duemila anni di storia tra architettura romana, veneziana e austro-ungarica è anche memore degli interventi assurdi compiuti negli anni 60-70. Fino ad allora la pavimentazione era ancora costituita dai vecchi blocchi in pietra arenaria, cesellati dalla monarchia, dunque di grosso spessore e di ottima lavorazione, uguali a quelle che avevano resistito per oltre cent’anni nelle piazze centrali del nucleo storico. Sbaglia di grosso chi crede che erano identiche a quelle odierne “formato piastrella sottile”, che si sbuccia dopo un decennio, in contemporanea con i vecchi blocchi, sottoposti a fresatura. La verità è che nei famigerati anni di cui sopra, si buttò catrame fumante sopra la pavimentazione in pietra, che oggi dovrebbe trovarsi ancora “sotto”, integra solo a tratti, pressata e frantumata dall’usura degli anni, dal passaggio dei camion del rifornimento, che hanno contribuito a far cedere il livello della superficie pedonale.

Le prime polemiche
Ma torniamo ad oggi, anzi a ieri. Ancora prima di cominciare con i lavori è già polemica. A reagire è la Lista indipendente dell’ex sindaco Filip Zoričić, per voce di Dragica Pršo, alla quale piace chiamare via Sergia anche nella antecedente modalità: via Primo maggio (data con cui non ha proprio nulla a che spartire). La medesima afferma che questa “nostra via è il volto della città e che la maniera in cui è trattata la dice lunga sulla gestione di Pola”. La formazione politica approva qualsivoglia investimento nel nucleo storico, però mette in chiaro che bitumare non significa riattare. È qualcosa di non confacente che implicherà nuovamente scavi, altri danni e ulteriori promesse disattese. Trattasi in sostanza di un rattoppo del problema, di un cerotto incollato laddove i cerotti sono stati già appiccicati. “Quel che cocciutamente manca a questa Città – si rileva nel comunicato – è l’attuazione del Piano strategico di gestione della zona storica, che propone una cornice entro la quale agire in maniera sistematica, responsabile e sostenibile: dal rinnovo dell’infrastruttura, al miglioramento della qualità delle superfici pubbliche, fino ad una tutela e conservazione duratura del nucleo storico”. L’aspetto più criticato della faccenda è quello di non aver rispettato un principio di procedura alquanto ovvio ed essenziale. Va risolta, prima di tutto ed in maniera integrale, la rete infrastrutturale del sottosuolo, quindi, eseguita in secondo tempo la pavimentazione, attendendosi fedeli alla storia e ai criteri dell’estetica, con chiari standard e regole di manutenzione futura. Dunque, la Lista indipendente chiede rispetto, approcci professionali al fine di offrire ai cittadini un ambiente dignitoso e non più cicatrizzato con l’asfalto.

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