Sembrava che fosse la volta buona, che l’Arena Hospitality, dopo aver sistemato le sue strutture alberghiere di Punta Verudella e Medolino, avrebbe fatto altrettanto, anzi di più e meglio ancora, per la perla del patrimonio culturale di Pola: l’Hotel Riviera. Invece il vicinato ha fatto i conti senza l’oste e cantato vittoria anzitempo. Saldato il ponteggio sulla facciata laterale dell’albergo di via Spalato, gli operai se ne sono andati e tutto è rimasto come prima con la sola differenza delle due impalcature a destra e a sinistra del portico e di un parapetto in legno sulla copertura dell’ingresso. Non ci sarà nessun cantiere: l’albergo non verrà ristrutturato e riqualificato.
Facciata pericolante
L’ufficio delle relazioni pubbliche dell’AHG ha diffuso una nota che smentisce le voci per cui starebbe per partire l’atteso restauro. La facciata è stata messa in sicurezza a protezione dei passanti come richiesto dalla normativa sui fabbricati e altre disposizioni di legge in caso facciate a rischio di crollo per cattivo mantenimento. L’Hotel Riviera non è il solo edificio austriaco importante in attesa di restauro che perde o rischia di perdere pezzi. L’entrata del palazzo della Regione in Riva, già sede del comando della Marina da Guerra imperiale austriaca, è stata messa in sicurezza in modo analogo: con impalcature e assi di legno che ora sarebbe la volta di sostituire perché marciscono a vista d’occhio. Ma i due casi non trovano altri paragoni perché la proprietà e l’utilità sono diverse: pubblica per la Regione e privata per l’AGH. Entrambi chiedono soldi a palate per il restauro, ma è quasi certo che sarà prima il gigante alberghiero a tirare fuori i soldi di tasca che l’ente regionale.
Da hotel a pensione
Tornando al Riviera, va detto che il suo passato ha fatto la sua fortuna ma anche la sua malasorte. Per anni il governo in qualità di titolare e l’allora Arenaturist in qualità di gestore si sono sfidati in tribunale rivendicando debiti, obblighi, il diritto di prelazione sull’acquisto e cose di questo genere. Frattanto la struttura ha perso valore e prestigio. La sua ala laterale (che si apre su via Spalato con vista sull’Arena) è stata dichiarata inagibile per problemi di stabilità. Le camere dell’ala centrale (che dà su via della stazione, con vista sul porto) sono state parzialmente ristrutturare e ammodernate anche se l’albergo non era più in grado di generare più soldi di quelli necessari al suo mantenimento. Senza investimenti seri, la perla dell’architettura fin-de-siécle ha perso persino il suo status di albergo per essere declassata con un decreto dell’autorità competente al rango di “pensione”, con una stella sola da esibire all’entrata. Gli ultimi segni di attività nei primi anni del nuovo millennio sono stati dei convegni per clienti poco facoltosi, generalmente le organizzazioni socio-sanitarie.
Pace tra litiganti
Nel 2020, il colpo di scena. Dopo decenni di temporeggiamenti e cause giudiziarie, il governo ha mollato l’osso vendendo di punto in bianco l’albergo al suo pluridecennale gestore, l’Arena Haspitality Group. La decisione di privatizzarlo a condizioni accettabili ad entrambe le parti è stata certamente accelerata dalla pandemia, che ha costretto i due “litinganti” al compromesso. L’AHG ha versato all’erario 36,5 milioni di kune, due milioni in più del suo valore nominale stabilito in sede di perizia legale, e altri 2,2 milioni di kune l’anno, in tutto 11 milioni, a titolo di arretrati del canone d’affitto per i cinque anni di esercizio dal 2014 al 2019 in cui i rapporti tra proprietario e gestore sono stati compromessi e gli accordi infranti. Negli anni successivi si è parlato ripetutamente del progetto di restauro che avrebbe spianato la strada a una metamorfosi del palazzo costruito nel 1909 dall’imprenditore edile Jakob Ludwig Münz su progetto di Carl Seidl. L’albergo sarebbe stato ristrutturato al costo di 10 milioni di euro e riposizionato sul mercato turuistico come “art’otel”, il marchio AHG degli alberghi di lusso, ispirati all’arte, alla storia e al patrimonio urbanistico-architettonico di stampo mitteleuropeo.
Costi raddoppiati
Due anni fa è tornata a circolare la voce di un restauro imminente ma anche quella volta la delusione è subentrata all’entusiasmo. Nel giro di un paio d’anni la stima degli investimenti necessari è letteralmente raddoppiata (da 10 a 20 milioni di euro) e dalla casa alberghiera sono partite altre smentite del presunto restauro. A quel punto la casa alberghiera aveva appena concluso un ciclo di investimenti massiccio al Grand Hotel Brioni (34 milioni di euro) e un altro all’Art’Otel di Zagabria (18 milioni), che hanno rispettivamente 227 e 110 camere, e un bacino d’utenza praticamente inesauribile. In paragone, lo storico albergo in Riva ha avuto solo 65 camere e un pubblico incostante. In quanto a resa, non ci sono paragoni. Chi investe ragiona in termini di priorità.
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