Valovine, una perla nel fango dell’abusivismo, dell’illegalità, dell’emarginazione sociale. Una delle più belle insenature di Pola, che tra l’altro è anche la porta d’entrata al promontorio di Musil (una delle più belle penisole di Pola) offre ancora alla vista dei bagnanti queste immagini di degrado e di desolazione. La storia della rovina dell’ex villaggio turistico è una storia che, come tante, affonda le radici nei primi anni Novanta: gli anni della disgregazione di una società d’impostazione socialista e della ricostruzione delle istituzioni secondo il modello democratico-liberale. Valovine è quindi una vittima della transizione come tante, né la prima né l’ultima.
L’origine del problema ci è nota. L’attività turistica era stata abbandonata in seguito al deterioramento degli impianti negli anni Ottanta. Il gestore (all’epoca Arenaturist) aveva deciso di non investire un centesimo nelle costruzioni perché non era chiaro a chi sarebbe appartenuta la pineta con tutti gli immobili, mentre la Città di Pola aveva difficoltà d’intavolazione perché a livello nazionale il problema della privatizzazione dei terreni cosiddetti turistici non era stato definito a chiari termini da alcuna legge.

Gli inquilini più o meno abusivi

L’erba alta nasconde anche serie quantità di rifiuti abbandonati nella fitta pineta

La controversia tra ex gestore ed ente locale si è spinta alle calende greche, e anche se poi è terminata con una vittoria incontrovertibile dell’amministrazione cittadina, nel frattempo Valovine è stata presa d’assalto da generazioni e generazioni di inquilini più o meno abusivi. In realtà tutti abusivi, ma chi con più e chi con meno responsabilità sulle proprie spalle.
Altra ricapitolazione necessaria. In poco meno di trent’anni di insensatezze urbanistiche, economiche, ecologiche e sociali ai danni di una delle più belle zone costiere di Pola, la situazione demografica è degenerata in tutti i sensi. I primi vent’anni le ex villette (che molto presto hanno assunto un aspetto da baraccopoli) sono state abitate da un gruppo di sottufficiali dell’Esercito croato di nuova costituzione. La sistemazione loro fornita dal Ministero della Difesa era stata definita dal primo momento come provvisoria, e ciò nonostante quella gente, ancora memore della rassicurante esperienza socialista, ha sperato fino all’ultimo che qualcuno prima o poi gli avrebbe assicurato un appartamento senza spese. Naturalmente le cose sono andate in tutt’altra direzione e i sottufficiali di Valovine, che nel frattempo hanno avuto dei figli in condizioni urbanistiche e sociali improponibili, se ne sono andati uno ad uno, chi comprando casa di tasca propria e chi comprandola con le agevolazioni dello Stato a favore dei veterani.

Baraccopoli colonizzata

Trent’anni di vita clandestina alle porte della città. Foto
Daria Deghenghi

E tutto si sarebbe risolto in questa maniera se nel frattempo la baraccopoli non fosse stata colonizzata da altri abusivi come i Rom che seguono ancora la tradizione del nomadismo, alcuni senza tetto che non si sa bene da dove siano arrivati, oppure dai tossicodipendenti senza dimora… Com’è andata a finire? È andata a finire che tagliando l’acqua e la luce (che comunque nessuno ha mai pagato da quelle parti), un poco alla volta se ne sono andati anche gli abusivi più incalliti. E tutte le volte che qualcuno toglieva il disturbo, in fretta e furia l’assessorato all’Edilizia mandava all’accampamento ruspe, escavatori e camion per demolire la costruzione abbandonata. E così un’infinità di volte. Se memoria non c’inganna, in questi ultimi anni sono state demolite e cancellate per sempre dalle cartine topografiche di Valovine ben ottanta villette e altre costruzioni ausiliarie.

Condizioni di rovina

La precarietà dei blocchi di calcestrutto e delle coperture in asbesto

Infatti la memoria non c’inganna. Interpellato sulle curiose dinamiche “demografiche” dell’accampamento, l’assessorato all’Edilizia ha confermato che “per evitare nuove intrusioni in strutture che non sono abitabili in nessun caso, né per le condizioni di sicurezza né per le condizioni d’igiene, la Città di Pola prende provvedimenti che hanno per fine il mantenimento dell’incolumità e dell’integrità di beni e persone”. Leggi: la Città di Pola butta giù tutto quello che anche alla lontana potrebbe invogliare qualche altro disperato a cercare riparo a Valovine, fosse pure per una notte o una settimana. Piuttosto, a quali risultati hanno portato questi “provvedimenti”? Quanti sono ancora gli inquilini abusivi del campeggio? Come fare a invitarli ad andarsene una volta per tutte? Nel 2014, l’accampamento era ancora abitato da 117 persone, un numero non elevato ma pur sempre notevole di gente senza dimora fissa. In qualche anno, se ne sono andati in tanti, ma da quanto affermano gli uffici della Città di Pola che si occupano del caso, gli abusivi di Valovine sarebbero ancora 17. E infatti ce ne siamo accorti noi stessi andando a ispezionare l’area. Un paio di casette con tanto di recinti, cani da guardia e automobili parcheggiate nella pineta, sono ancora l’unico tetto disponibile per alcune famiglie senza casa. Tutto il resto degli impianti versa in condizioni di rovina, ma non sarà difficile sbarazzarsene perché, a questi livelli di degrado, demolire è facile come distruggere castelli di sabbia o di carte: ci vuole un soffio, un attimo.

Una guerra di nervi

Insomma, tra abusivi e autorità, a Valovine si sta letteralmente consumando una guerra dei nervi, e come ben sappiamo, in tutte le guerre dei nervi chi la dura la vince. Come a dire: vince il più astuto. Non passerà molto altro tempo prima che l’amministrazione comunale abbia finito di ridurre in polvere anche gli ultimi avanzi di un villaggio turistico trasformato in accampamento abusivo per carenze legali e burocratiche negli anni della transizione. A quel punto si comincerà a pianificare il territorio, le nuove costruzioni e le nuove attività in armonia col Piano regolatore, le disposizioni di legge e i documenti di sviluppo urbanistico locali, regionali e nazionali. Così, perlomeno, ci assicurano le autorità di Pola.

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