Non c’è pace per il Centro regionale di gestione dei rifiuti di Castion. Dopo anni di proteste, segnalazioni e tensioni con la popolazione locale, la vicenda approda ora a Bruxelles. L’associazione ambientalista Istria Verde e il Gruppo civico per il controllo dell’operato dell’impianto hanno infatti presentato alla Commissione europea un reclamo formale contro la Repubblica di Croazia e contro le autorità regionali e locali. Secondo i firmatari, il funzionamento del Centro comporterebbe possibili violazioni sistemiche del diritto dell’Unione europea, in particolare della Direttiva 2008/98/EC, che impone agli Stati membri di garantire una gestione dei rifiuti che non metta in pericolo la salute umana e non provochi disturbi alla popolazione. Il cuore della denuncia riguarda le emissioni odorigene che, secondo le segnalazioni dei cittadini, si diffondo da anni su distanze comprese tra quattro e nove chilometri, ben oltre i 200 metri previsti dalla Studio di impatto ambientale del 2008, spiegano gli ambientalisti, aggiungendo che i residenti delle zone circostanti riferiscono un deterioramento costante della qualità della vita, una situazione che, nonostante le ispezioni e le diverse misure amministrative adottate, non ha ancora trovato una soluzione stabile. “La frustrazione cresce – spiegano da Istria Verde – perché i cittadini hanno la sensazione che il problema venga affrontato in modo parziale e senza risultati duraturi”.
Nel reclamo invitato a Bruxelles vengono richiamati anche altri elementi che, secondo gli ambientalisti e il gruppo civico, contribuirebbero a delineare un quadro preoccupante. “Al momento dell’avvio dell’impianto, nel 2018, erano stati registrati 404 difetti tecnici, senza che sia mai stata resa pubblica una conferma della loro completa risoluzione”, ricordano i vertici di Istria Verde, secondo i quali nel 2020, inoltre, la soglia consentita per le emissioni di composto organici volatili era stata innalzata da 15 a 50 mg/Nm³, un valore significativamente superiore ai limiti indicati dagli standard europei BAT, che prevedono un intervallo tra 2 e 20 mg/Nm³. “A ciò – continuano gli ambientalisti – si aggiunge il caso dello stoccaggio del combustibile derivati dai rifiuti (CSS), che ha raggiunto quantità quasi cinque volte superiori a quelle autorizzate: 28.574 tonnellate contro le 5.796 previste, circostanza che ha portato l’Ispettorato di Stato a ordinare la rimozione del materiale”. Istria Verde e il Gruppo civico per il controllo dell’operato dell’impianto segnalano poi anche la mancanza di un’adeguata infrastruttura per il trattamento dei rifiuti biologici, nonostante l’obbligo europeo di garantire la raccolta separata entro la fine del 2023. I rappresentanti di Istria Verde fanno poi sapere di avere già avuto contatti telefonici e via e-mail con i funzionari del “dipartimento reclami” della Commissione europea, ai quali avrebbero descritto la gravità della situazione e il crescente malcontento dei cittadini. Hanno inoltre ribadito che, dal 2018, tantissimi residenti nelle aree circostanti l’impianto convivono con odori persistenti e vedono un peggioramento tangibile della qualità della vita, senza che le misure adottate finora abbiano portato a una cambiamento reale e radicale.
Ora la parola passa alla Commissione europea, che dovrà valutare se la Croazia e le autorità regionali e locali abbiano violato gli obblighi previsti dalla normativa europea in materia di rifiuti e tutela ambientale. Nel frattempo, per chi vive intorno all’impianto, la sensazione è che la controversia sia tutt’altro che vicina alla conclusione.
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