Il bilinguismo non è un ornamento identitario, ma un servizio al cittadino

Intervista a Paolo Demarin, candidato unico al voto suppletivo per il rappresentante della Comunità nazionale italiana nell’Assemblea della Regione istriana

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Il bilinguismo non è un ornamento identitario, ma un servizio al cittadino
Paolo Demarin. Foto: GORAN ŽIKOVIĆ

Alle elezioni suppletive per l’elezione del rappresentante della Comunità nazionale italiana nell’Assemblea delle Regione istriana del 5 ottobre prossimo sulle schede ci sarà il nome di un solo candidato, quello di Paolo Demarin, presidente dell’Assemblea UI e della CI di Sissano. Lo abbiamo intervistato per capire che cosa lo ha spinto a candidarsi e come intende “muoversi” nell’ambito del massimo organo rappresentativo della Regione istriana.

La prima domanda è d’obbligo. Che cosa l’ha spinta a candidarsi preso atto che comunque è presidente dell’Assemblea dell’Unione Italiana e della CI di Sissano e come conciliare queste tre funzioni?
Sinceramente ho riflettuto a lungo sulla possibilità di candidarmi. Dopo due mandati a livello comunale, nei quali ho ricoperto anche il ruolo di vicesindaco, avevo scelto di mettere un punto all’attività politica per dedicarmi interamente alla mia comunità e al mio impegno nell’Unione Italiana. Però, si sa: quando entri in politica, anche se provi ad allontanartene, prima o poi ti richiama. Così è stato. Alle Amministrative di quest’anno mi è stato chiesto più volte di rientrare attivamente, ma in quel momento ho preferito declinare. A luglio, con l’ufficializzazione delle elezioni suppletive per il seggio vacante all’Assemblea regionale riservato alla Comunità nazionale italiana autoctona, ho sentito una vera e propria chiamata al dovere: rimettermi in gioco per servizio alla Comunità Nazionale Italiana (CNI). Mi considero una persona molto intuitiva e, quando non ho tutte le certezze, mi affido a quel senso interiore: è stato proprio l’intuito a dirmi che era il momento di riattivarmi.
Non posso nascondere che sono ormai quasi vent’anni che vivo e contribuisco attivamente alla vita della CNI. Ritengo di poter mettere a frutto le conoscenze maturate nel nostro “mondo CNI” per migliorare la nostra posizione nelle istituzioni regionali, rappresentandoci con competenza e visione.
L’incoraggiamento di tanti connazionali ha pesato molto nella mia decisione. Come previsto dalle norme, abbiamo costituito una lista civica di quattro connazionali, della quale sono capolista. Desidero ringraziare di cuore chi ha deciso di farne parte fin da subito, condividendo pienamente questa candidatura: Matteo Tromba, Tamara Tomasich e Floriana Bassanese Radin. Sono persone a me molto care e che stimo profondamente per la dedizione alla nostra comunità, per l’amore verso la nostra terra e per l’impegno nella tutela della nostra identità. So che, se necessario, potrebbero sostituirmi nell’Assemblea regionale svolgendo il ruolo con grande preparazione e senso di responsabilità.
Voglio rimarcare un fatto molto importante: per presentare la proposta di candidatura era necessario raccogliere 180 firme di sostegno da parte dei nostri connazionali. A livello di tutta la Regione, in pochi giorni, ne abbiamo raccolte oltre 600. È un segnale straordinario di fiducia e unità. Permettetemi di esprimere un ringraziamento particolare a ogni singolo connazionale che ha sostenuto la mia – anzi, la nostra – candidatura.
Ricoprire la carica di presidente dell’Assemblea UI e quella di presidente della CI rafforzano la mia conoscenza e preparazione sui temi di interesse generale della CNI. Ritengo che i ruoli siano ben separabili e non vi siano conflitti d’interesse. La Comunità degli Italiani è un’entità a livello locale, mentre l’Unione Italiana rappresenta per me il ruolo primario. Il ruolo di consigliere regionale è meno operativo rispetto a quello di presidente dell’Assemblea dell’UI; per questo motivo sono convinto che le funzioni possano coesistere senza sovrapporsi, nel pieno rispetto delle norme e della trasparenza. Inoltre, proprio perché sono coinvolto sia nell’amministrazione di una Comunità sia nell’Unione Italiana, conosco più a fondo la nostra realtà e le sue necessità: questa esperienza può tradursi in un vantaggio concreto per l’Unione Italiana grazie alla mia presenza in Assemblea regionale.

Il fatto che a candidarsi sia una sola persona della CNI è dovuto a un disinteresse dei connazionali o a qualche altro motivo?
È difficile attribuire una causa unica senza conoscere il contesto specifico, ma in genere il fatto che si presenti un solo candidato per la CNI può dipendere da una combinazione di fattori.
Una delle possibili cause è senza dubbio la generale disaffezione di una gran parte dei connazionali verso la vita politica. Un’altra è la percezione della scarsa capacità delle cariche in quota CNI di incidere sul potere decisionale e di influire sulla cosa pubblica. Infine, la nostra presenza numerica diminuisce costantemente e il corpo minoritario fatica a garantire la prosecuzione generazionale nella trasmissione dell’identità ai giovani.
Abbiamo bisogno di giovani pronti ad assumersi la responsabilità di guidare il futuro del nostro gruppo minoritario.
Il fatto che qualcuno consideri l’esito prevedibile non mi fa sentire in colpa; mi ricorda che il mandato si merita ogni giorno con lavoro constante a tutti i livelli della vita sociale. Con modestia, posso dire di aver dato e di continuare a dare tempo ed energie alla comunità.

Nell’Assemblea della Regione istriana ci sono altri tre connazionali. È lecito attendersi un gioco di squadra di voi quattro oppure gli altri tre rappresentanti saranno chiamati in primis a difendere gli interessi del loro partito?
Riconosco che ogni consigliere ha una collocazione politica e una disciplina di partito. Ma quando parliamo di interessi vitali per la CNI – istruzione, cultura, media, politiche giovanili, tutela dei diritti, fondi dedicati – mi aspetto e promuoverò un gioco di squadra. La mia proposta è semplice: un coordinamento trasversale tra i connazionali membri dell’Assemblea regionale, incontri periodici prima delle sedute, un’agenda comune con alcune ‘linee rosse’ e iniziative con firma. Così si rispettano le differenze politiche, ma si garantisce un fronte unitario sulle questioni identitarie e di servizio alla nostra comunità. Io darò l’esempio: dialogo aperto con tutti.

L’adesione alle ultime elezioni per il vicepresidente della Regione istriana e per i vicesindaci in quota CNI è stata bassa. Secondo lei c’è il rischio che ora sia ancora più bassa in quanto le elezioni suppletive per il rappresentante CNI nell’Assemblea regionale sono una cosa nuova?
Dopo la bassa partecipazione alle ultime elezioni per i vice in quota CNI, è lecito temere che le suppletive – essendo una formula nuova – possano incidere sull’affluenza. A questo si aggiunge un elemento pratico: in questa tornata i seggi elettorali saranno meno. Un esempio concreto: a Sissano non sarà allestito il seggio; per l’intero Comune si voterà soltanto a Lisignano. È evidente che distanze maggiori e tempi più lunghi possono avere un effetto depressivo sul voto.

Quali sono i punti salienti sui quali intende insistere una volta eletto nell’Assemblea della Regione istriana?
I miei obiettivi principali sono tre: rafforzare l’attuazione del bilinguismo ufficiale, garantire l’applicazione piena delle norme previste dallo Statuto della Regione istriana e assicurare un sostegno strutturale e stabile alle istituzioni della CNI.
Sul bilinguismo intendo passare dal formale al reale: proporrò un monitoraggio sistematico negli enti regionali e negli enti pubblici di interesse regionale – dalla segnaletica alla modulistica, dai siti web agli atti e agli sportelli – accompagnandolo con formazione linguistica per il personale e con incentivi alle strutture che raggiungeranno standard di servizio bilingue. Proporrò di rendere coerenti e complete la toponomastica e la segnaletica in italiano e in croato in strade, uffici, ospedali, scuole e musei ecc.
Nei servizi, chiederò che sanità e settore sociale garantiscano personale e modulistica bilingue nei principali presidi, con linee guida regionali vincolanti per le aziende sanitarie.
Per istruzione, cultura e media, proporrò maggiori risorse finanziarie per il sistema scolastico in lingua italiana come pure il sostegno finanziario stabile ai media della comunità.
Infine, particolare sostegno a tutte le iniziative che valorizzano il patrimonio materiale e immateriale della Comunità nazionale italiana in Istria con particolare attenzione a istroveneto e istrioto. Per finire chiederò venga presentata ogni anno in Assemblea una relazione sullo stato di attuazione dei diritti della minoranza italiana autoctona.

Il bilinguismo in Istria è un tema del quale si parla da diverso tempo. Alcuni sono soddisfatti del suo livello di applicazione, altri meno. Qual è il suo parere in merito?
Riconosco che negli ultimi anni sono stati compiuti passi avanti, ma il livello di applicazione del bilinguismo non è ancora omogeneo: in alcune aree e uffici è una realtà, in altre è ancora intermittente o affidato alla buona volontà dei singoli. Il mio criterio è semplice: il bilinguismo non è un ornamento identitario, ma un servizio al cittadino. Penso quindi a un cambio di passo molto concreto: monitoraggio periodico su segnaletica, modulistica, siti web, atti e sportelli; formazione linguistica per il personale; toponomastica coerente e completa; sanità e servizi sociali con reperibilità di personale e modulistica bilingue; sportelli informativi e procedure amministrative realmente fruibili in entrambe le lingue. In sintesi: soddisfatto dei progressi, non appagato. Voglio un bilinguismo che si veda e si usi, ogni giorno, da Pola a Buie.

Come valuta l’impegno della Regione istriana in questi tre e passa decenni nei confronti della CNI? Dove ci sono ancora margini di miglioramento?
Il mio giudizio è equilibrato: in questi tre decenni la Regione istriana ha dato dimostrazione tangibile di riconoscimento istituzionale a favore della CNI, come anche del suo aspetto autoctono di noi italiani-istriani, un unicum che non ha paragoni. Penso al riconoscimento dello Statuto e al bilinguismo, siamo una Regione ufficialmente bilingue, al sostegno al sistema scolastico in lingua italiana, alla rete culturale e ai media della comunità, alla collaborazione transfrontaliera e alla presenza di nostri rappresentanti nei tavoli istituzionali. Questi risultati non sono scontati e vanno consolidati.
Al tempo stesso vedo chiari margini di miglioramento. Primo: l’applicazione del bilinguismo non è ancora omogenea tra territori e uffici; servono standard minimi, monitoraggio periodico e tempi certi di adeguamento, inclusi siti web, modulistica, segnaletica e toponomastica. Secondo: sanità e servizi amministrativi devono garantire personale formato e procedure realmente fruibili in entrambe le lingue. Terzo: il sostegno alle istituzioni della CNI va reso più stabile. Quarto: scuola e giovani ovvero il reclutamento e la formazione dei docenti. Quinto: un coinvolgimento più strutturato della CNI nelle decisioni che la riguardano.
In sintesi: apprezzo quanto è stato fatto, ma chiedo un cambio di passo sull’attuazione concreta, sulla qualità dei servizi in due lingue e sulla stabilità del sostegno, per rendere i diritti esigibili nella vita quotidiana.
In ultima analisi, tutto, o quasi, dipende da noi: preservare la nostra identità, vivere la nostra lingua nella quotidianità, consegnarla alle nuove generazioni e affermare con chiarezza la nostra appartenenza italiana.
Per questo credo che, nei prossimi mesi e anni, tutta la nostra attività politica debba basarsi sulla necessità di ritrovarci come identità italiana: dobbiamo dichiararci italiani, con orgoglio e consapevolezza, e tradurre questo in scelte concrete. Da candidato, consultando gli elenchi elettorali, ho constatato con preoccupazione che molti connazionali tra i 50 e i 70 anni – che conosco personalmente – hanno figli maggiorenni che non risultano iscritti come membri della CNI. Questo, più ancora della scarsa affluenza episodica, è il vero problema su cui intervenire. Non possiamo rifugiarci in formule generiche come “ci sentiamo europei” per giustificare disattenzione o disiscrizione: essere europei e sentirsi italiani non sono in contraddizione. Dobbiamo lavorare per ricostruire appartenenza, trasmettere identità e rendere di nuovo evidente l’utilità del voto e della partecipazione.

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