Piccole grandi meraviglie dei mari del mondo: perché accontentarsi dei documentari televisivi giacché alla batteria di San Giovanni di Verudella sono ammirabili dal vivo? Tre ore non bastano a passarle tutte in rassegna, quando, come commentano alcuni visitatori, ti serve mezz’ora soltanto a osservare i bizzarri movimenti che avvengono dentro alla vasca delle meduse. Gli organismi che nuotano, viziati e tranquilli, nelle piscine dell’acquario polese senza sottostare alle crudeli leggi della sopravvivenza vigenti in natura, ne stanno combinando di tutti colori. Le stranezze capitano giorno e notte, di ora in ora, con somma sorpresa per i biologi che tornano a scrutarli nel momento del rientro al lavoro scoprendo fior di metamorfosi, travagli in corso, nascite inaspettate, incubazioni spontanee, strane simbiosi, litigi subacquei e mini aggressioni tra individui (in)compatibili, pesci bebé cresciuti in formato “macho” e tante tante altre amenità.
Investimento nella biodiversità dei coralli
In questi giorni, il “museo” del mare, decisamente il più movimentato di qualsivoglia altra istituzione museale, è in stato di grande attesa. Stanno per arrivare via mare dalla Cina i requisiti necessari ad investire nel programma tematico per il 2026: i coralli e le barriere coralline. A li di là dalle intenzioni di potenziare l’unità di allevamento, la cosiddetta “coral nursey”, si sta per avviare la creazione di quello che all’Acquario sarà uno dei contenuti più attraenti. Come da informazione appena fornita dalla responsabile Karin Špieh, l’esperta che “sussurra alle tartarughe”, il contingente che ora si dovrebbe trovare in fase di trasporto attraverso l’Adriatico, riguarda tre piscine dal volume complessivo di 65 metri cubi, dove avrà sistemazione la gran barriera corallina made in Verudella. La missione “coralli” verrà distribuita in più ambienti, vale a dire nella sua prossima estesa parte espositiva aperta al pubblico e dietro alle quinte per occuparsi dello studio e della crescita degli affascinanti organismi calcarei.
Da quanto appena annunciato, il visitatore potrà osservare le modalità di riproduzione asessuata mediante metodo di frammentazione, sistema di ricreazione di una nuova colonia esattamente identica ai genitori, applicabile ai coralli viventi in colonie, soprattutto tropicali, ma anche al cuscino mediterraneo, al corallo rosso e alla gorgonia di casa. La mostra prevista servirà a dimostrare l’importanza che il metodo artificiale riveste nella tutela delle barriere marine di tutto il mondo, la cui riproduzione naturale segue cicli fin troppo lenti per assicurarne la sopravvivenza. Previste illustrazioni inerenti alla formazione e al rinnovo dei coralli, qui incluso il loro difficile adattamento all’aumento delle temperature, dell’inquinamento e dell’acidità del mare.
Novità assolute
In attesa dei futuri alloggi per i colorati coralli, ecco disponibili nuove famiglie di pesci africani finora mai viste: il Killi a strisce, ossia Aphyosemion striatum, che l’Acquario polese ha appena acquistato dalla Repubblica Ceca, assieme ad altri “colleghi” vertebrati acquatici come l’indonesiano Helostoma temminckii chiamato Gurami sbaciucchione o pesce bacione, per il modo in cui i maschi (invero ridicoli), “baciano” o si spingono le labbra durante i rituali di corteggiamento o di dominio, cui si aggiunge il Pesce banana o Pesce cardellino (alichoeres chrysus) di origine indopacifica. Alle due ultime specie verrà affidata un’importante mansione: saranno gli spazzini dell’acquario di Pola, dal momento che con la loro modalità di alimentazione contribuiscono all’equilibrio e alla pulizia dalle vasche.
Il privilegio della professione del biologo del mare è anche quello di poter sperimentare e giocare con i suoi assistiti. I gustosi pesci San Pietro che hanno avuta la fortuna di non finire nel piatto del ristorante, sono stati imbrogliati nelle loro abitudini preferite. Togliendo loro il gusto di cacciare le prede appostandosi in agguato, li hanno abituati ad azzannare gamberetti, senza immolare in sacrificio mini pesciolini vivi. Ed ecco che trionfa la pigrizia di chi vive nel lusso.
Gamberetti tropicali in sala parto
Acquario anche in funzione di reparto maternità per gestazioni plurime, senza rischi di calo demografico. É capitato qualche notte fa. Nel sistema di allevamento dei gamberetti tropicali di nome Peppermint sono nate oltre 200 larve planctoniche. I nostri biologi, da bravi ostetrici, hanno smistato i bebè Peppermint, uno per uno, nella piscina incubatrice kreisel imitante il movimento naturale della corrente marina. Per evitare fenomeni di cannibalismo, le uova non ancora aperte sono state adagiate in altri contenitori di allevamento. A che diavolo servono tanto di gamberetti? L’acquario li usa per ampliare il proprio lavoro di manutenzione, ossia aumentare la squadra, clean-up crew, una fattispecie di “Herculanea” di casa, addetta alle pulizie delle piscine dagli organismi indesiderati, invadenti e dannosi per le altre specie.
Senza entrare in riassunti di vita d’acquario, quanto descritto sono storielline risalenti soltanto all’ultima settimana. Non è detto che stanotte sia capitato dell’altro. Strambo o inconsueto che sia, è pur sempre splendido, unico e stupefacente. Tutto da vedere. Qui a Pola.
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