Gruppo di mosaico della CI di Pola, parola d’ordine: «Tanta pazienza»

La sezione, fondata nel 2008, riunisce gli appassionati di questo tipo di arte che si danno appuntamento una volta alla settimana creando opere che vengono esposte oppure donate

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Gruppo di mosaico della CI di Pola, parola d’ordine: «Tanta pazienza»
I mosaici di Rin Tin Tin e Giuseppina Martinuzzi terminati o in fase di realizzazione. Foto FREDY POROPAT

Tra i diversi gruppi che operano in seno alla Comunità degli Italiani di Pola, che si applicano con passione e dedizione per mantenere sempre vivo l’impegno e le attività, nonché le peculiarità del sodalizio polese, rientra il Gruppo di mosaico. È tra i pochi in città ed è particolare per la tecnica adottata nel creare i preziosi lavori, per i quali è di fondamentale importante la pazienza. Per saperne un po’ di più su questa tecnica di decorazione artistica parietale o pavimentale, e nell’inseme per conoscere il lavoro del gruppo, abbiamo incontrato la responsabile del Gruppo di mosaico, ossia dei mosaicisti, Luana Milotić Bulić. Questa sezione della CI polese dunque è stata costituita nel 2008 su iniziativa delle socie comunitarie Claudia Millotti e Fiorella Silvana Lasić, le quali erano a conoscenza del fatto che Milotić Bulić aveva appena terminato la Scuola Mosaicisti del Friuli a Spilimbergo, in provincia di Pordenone. Scuola fondata ancora nel 1922 e che è unica nel suo genere. Il mosaico è… fiorito a Spilimbergo in quanto si trova tra due fiumi, il Tagliamento e il Meduna, che rappresentano delle risorse in pratica inesauribili di sassi e pietre, basilari per la creazione dei mosaici (sempre tenendo conto che questi possono essere creati con degli altri materiali, con il metallo, vetro, legno, perle e via dicendo), come quelli prodotti dal nostro Gruppo di mosaico.

La tradizione friulana
“Durante una gita abbiamo fatto visita alla Scuola Mosaicisti del Friuli a Spilimbergo e sono rimasta stupefatta, in quanto era decorata completamente con i mosaici – così Milotić Bulić –. Di conseguenza ho deciso di iscrivermi e svolto un corso professionale di tre anni. Il primo è dedicato al mosaico romano, il secondo a quello bizantino, mentre il terzo al moderno e contemporaneo. Il nostro gruppo si dedica esclusivamente alla ‘tecnica diretta”, in cui le tessere musive, ossia i frammenti di pietre naturali, solitamente dei piccoli cubi, vengono posate direttamente sul supporto finale, seguendo il disegno preparato. Fermo restando che ci sono pure altre tecniche, che noi non pratichiamo, e tra l’altro non vengono eseguiti con i nostri particolari attrezzi bensì con le tenaglie”.
Si segue in tutto e per tutto quindi la tradizione friulana, con l’uso della ‘martellina’ e del ‘taiolo’ conficcato nel ceppo di legno per frammentare le pietre e produrre le tessere. Si tratta di attrezzi particolari, che possono essere acquistati solamente nella succitata zona. “Per iniziare a fare il mosaico servono tre componenti fondamentali: il materiale che non è semplice da trovare per cui lo raccogliamo sulle spiagge oppure è rappresentato dagli scarti, come marmi, pietre calcaree… degli scalpellini locali. E appunto la ‘martellina’ e il ‘taiolo’, arnesi questi che dalle nostre parti vengono usati solamente dal nostro gruppo. Ovviamente servono pure il supporto finale e la colla per piastrelle. E infine molta, moltissima pazienza, perché per creare dei mosaici serve molto tempo, oltre alla precisione. Allo stesso tempo fare mosaico rilassa, e si nutre un’enorme soddisfazione quando questo viene terminato ed esposto”, ha tenuto a puntualizzare la responsabile dei mosaicisti, definendoli degli artigiani.
Capienza massima
Interessante il fatto che il mosaico, le cui tracce più antiche risalgono all’epoca romana, è nato per decorare e abbellire i pavimenti battuti delle abitazioni. Appena in seguito, nel periodo bizantino, è stato… alzato sulle pareti. Ritornando al gruppo dei ceramisti, che si ritrova ogni mercoledì dalle 16.30 alle 19.30, questo non è grande visto che allo stesso prendono parte 6 attivisti: Neda Gergorić, Alida Lalli, Fiorella Silvana Lasić, Claudia Millotti, Ana Udović, Edi Ilić e Rosi Licul. “Il motivo è semplice – ha sottolineato Milotić Bulić -, a partire dal fatto che il nostro vano non offre lo spazio necessario per dare spazio a più ceramisti. Con questo numero siamo al massimo delle nostre possibilità. D’altra parte nelle sedute si respira un’ottima atmosfera, rilassata, i mosaicisti sono seri e impegnati al massimo. Ogni singolo attivista ha lavorato su cinque mosaici collettivi. Si producono mosaici anche singolarmente, e in merito, i ceramisti stanno lavorando per finalizzare due copie, diverse, dei ritratti di Giuseppina Martinuzzi, di Rin Tin Tin e di Dante Alighieri, con l’intenzione finale di donarli a queste istituzioni d’istruzione di Pola. Però solamente uno dei lavori, perché i secondi li terremo come un nostro vanto. Quando verranno donati non si sa, visto che è impossibile per ogni mosaico prevedere quanto a lungo dureranno i lavori per realizzarlo. Sempre a seconda delle dimensioni, per crearne uno serve almeno un anno”.
I mosaici esposti alla CI
Nella Comunità degli Italiani di Pola sono esposti tre bellissimi mosaici: nell’atrio principale la parte centrale della “Punizione di Dirce”, nonché una parte dei “Pavoni abbeverati”, mentre nella Sala della Giunta la replica de “La consegna delle chiavi”. Il mosaico originale pavimentato della “Punizione di Dirce”, delle dimensioni di 12×16 metri, si trova dietro l’attuale Ufficio di collocamento al lavoro, è stato scoperto nel ‘58 ed è tuttora in ottime condizioni e aperto alle visite.
Quello in Circolo invece è grande 2×2 metri e per realizzarlo ci sono voluti ben tre anni di lavoro prima di esporlo nel 2017. I “Pavoni abbeverati” invece sono una replica contemporanea del ritrovamento del mosaico romano in via Castropola, e l’originale si trova nel Museo Archeologico dell’Istria. Come pure “La consegna delle chiavi”, che risale al periodo bizantino, è dorato ed è stato rinvenuto nella chiesa di Santa Maria Formosa a Pola.
Buon lavoro quindi ai mosaicisti della CI di Pola, che come puntualizzato da loro stessi, tra l’altro si occupano dell’”arte della pazienza”.

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