Gli obiettivi strategici di sviluppo in funzione del territorio che cambia

Nel Programma Investimenti Integrati anche il Centro sportivo Mornar, l’asilo Valmade e il Centro di riabilitazione

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Gli obiettivi strategici di sviluppo in funzione del territorio che cambia
Entro il 2027 il recupero e la riqualificazione dello stabilimento balneare-sportivo Mornar di Valsaline. Foto DARIA DEGHENGHI

Pola e anello riflettono nuovamente sullo sviluppo del territorio pensando alla rigenerazione urbana, al potenziamento delle infrastrutture, all’innovazione tecnologica, alla partecipazione comunitaria e alla valorizzazione dell’idenità locale, obiettivi che confluiscono nel Piano delle strategie di sviluppo del territorio urbano 2021-2027 in via di aggiornamento e ora in dibattito pubblico in modalità telematica. Per Territorio Urbano di Pola (TUP) s’intende l’Istria meridionale e quinidi Pola e gli enti locali dell’anello: Dignano, Barbana, Fasana, Lisignano, Marzana, Medolino e Sanvincenti. Chi è avanti con gli anni e ha la memoria lunga, capirà che stiamo tornando al vecchio concetto ripudiato del Comune di Pola anteriore aprimi anni Novanta quando la riforma dell’autogoverno locale della Repubblica aveva ridotto in frantumi il vecchio ordinamento politico.

Litoralizzazione e turistificazione
Il TUP risulta dunque frammentanto geograficamente e politicamente, eterogeneo e polarizzato nella contrapposizione tra agricolo e urbano nel senso stretto del termine, “soggetto a una serie di processi ambientali come la litoralizzazione, la suburbanizzazione e la turistificazione che hanno sensibilmente condizionato e continuano a condizionare il quadro demografico dell’Istria meridionale. Si dà il caso che hanno beneficiato di questi processi soprattutto Pola, Dignano, Fasana, Medolino, Lisignano e Marzana, gli enti locali con sbocco sul mare. Tra i due censimenti (2011 e 2021) il numero degli abitanti è in lieve aumento o rimane invariato in tutte le località tranne che a Barbana, Sanvincenti e Marzana, dove il tasso è decisamente negativo. Ma la mortalità supera la natalità ovunque e quindi, se il numero degli abitanti resta invariato o aumenta, è perché vi è affluenza di immigrati dal resto del Paese e dall’UE, ma più spesso dai paesi extracomunitari. Per tagliare corto: il territorio nella media è di tipo I₃ (lieve rinnovo della popolazione per immigrazione) mentre Barbana si trova nella classe dell’estinzione demografica (E₄). In linea di principio la popolazione dell’anello è “anziana o contrattiva”, concetti correlati ma distinti che descrivono un fenomeno di declino demografico.

Elevata centralizzazione
Una mappatura esaustiva del Territorio Urbano di Pola rileva l’esistenza di 951 organizzazioni sociali, in prevalenza sportive (460), culturali (295) e socio-sanitarie (196), attive in prevalenza a Pola, indice di elevata centralizzazione dei servizi. Per esempio, l’84% dei servizi sanitari è localizzato a Pola. Dal 2015 al 2020 il numero dei fruitori dell’assegno minimo è aumentato del 10 per cento, che può ritenersi un sintomo di peggioramento delle condizioni di vita nell’Istria meridionale, mentre la media regionale e nazionale il trend è inverso. L’analisi rileva inoltre una carenza ormai cronica di figure professionali del profilo socio-sanitario negli enti di lungodegenza e nell’assistenza domiciliare ai malati e agli anziani. La rete degli asili e dei nidi cresce ma cala il numero dei bambini serviti (del 2 per cento). L’economia e l’occupazione sono fortemente basate sul turismo, ospitalità e commercio (il 35,9% del PIL), seguito dall’industria (18,6%), in forte calo in tutta la Regione e non solo nella sua punta meridionale. Il PIL pro capite è del 26,9% più elevato rispetto alla media nazionale ma è sempre del 15,2% inferiore rispetto alla media UE. Disgraziatamente l’agricoltura e la pesca sono in fase di regressione, come tutto il settore primario, benché vi siano risorse economiche e paesaggistiche di grande potenziale da sfruttare, che vanno assolutamente valorizzate.

Crisi climatica
La crisi climatica investe anche il TUP: entro il 2041 è atteso un aumento della temperatura media annua fino a un massimo di 1,4°C, e fino al 2070 da 1,9 a 2,5°C, e un aumento delle precipitazioni dal 5 al 10% e quindi, di riflesso, più occasioni per inondazioni, allagamenti e fuoriuscita di reflui fognari. Le zone di massimo rischio sono Pragrande e strade circostanti a Pola ma anche i comuni di Sanvincenti, Barbana e Marzana. L’opposto fenomeno climatico – prolungati periodi di siccità – aumenterà anche le probabilità di incendi su vasta scala nelle aree rurali del TUP. Fenomeni naturali estremi sono dunque attesi con maggiore frequenza che in passato, con una sola eccezione: i terremoti. Stando a osservazioni che si spingono fino a 475 anni indietro nella storia, Pola e anello in teoria possono subire scosse telluriche fino a un massimo di magnitudo 6.1 della scala Richeter, ma sono alquanto improbabili.

Infrastruttura carente
Le zone brownfield da bonificare, riqualificare o valorizzare sono presenti solo a Dignano e Pola, massimamente a Pola per il suo passato militare. Le opere di recupero sono finanziate dal programma di Investimenti Territoriali Integrati e da capitali privati, ma la disponibilità di mezzi (pubblici e privati) è trascurabile in rapporto alla necessità e così le zone militari restano in larga parte fuori uso o inaccessibili. In quanto a infrastrutture siamo messi bene ma non troppo: l’acqua potabile raggiunge il 95% delle abitazioni a norma (il 10% quelle abusive) ma le tubature sono di vecchia data e causano perdite nel suolo del 23%. I servizi fognari sono praticamente assenti nei comuni di Lisignano e Sanvincenti, mentre la rete polese è in prevalenza di tipo misto, che usa una sola condotta per raccogliere sia le acque nere che quelle piovane. Si tende a sostituirlo con un sistema separato che ne utilizzi due: una per le acque reflue che vanno al depuratore, e un’altra per le acque piovane che vengono scaricate direttamente in mare. Attualmente sono in corso d’opera diversi progetti di potenziamento del sistema di drenaggio con generoso concorso di contributi UE.

Opere in aggiunta
Che cosa propone il Piano delle strategie di sviluppo per il quadro pluriennale in corso, nella sua ultima versione? In estrema sintesi, quattro obiettivi strategici, quelli universali: standard di vita elevato, servizi accessibili, opportunità di occupazione e lavoro appagante (sistema scolastico in sintonia con l’offerta di lavoro, economia resiliente e trasformazione verde e digitale) e tutela ambientale con servizi comunali sostenibili. Il Piano viene aggiornato con procedura accelerata (e dibattito pubblico di soli 15 giorni) soprattutto per inserire opere pubbliche precedentemente trascurate: il recupero dello stabilimento balneare Mornar nell’Insenatura di Valsaline, che costituisce un punto focale degli sport acquatici (immersioni subacquee, pallanuoto, vela e nuoto) da realizzarsi a partire dal 2026 in 48 mesi al costo di 2,5 milioni di euro, l’asilo pubblico di Valmade, da edificare sempre in due anni al costo di 7,5 milioni di euro e il Centro di riabilitazione Veruda già in costruzione in via Diacono al costo di 4,9 milioni di euro che ora chiede i contributi ITI. Le tre opere sono state classificate come pertinenti agli obiettivi strategici del Piano e del Programma di investimenti integrati e quindi entrano nel documento nella sua versione definitiva anche per avere l’accesso ai fondi UE in corsia preferenziale. L’iter accorciato si è reso necessario per realizzare le tre opere del quadro pluriennale in corso, che termina appunto nel 2027.

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