Gli ambientalisti in coro: «Giù le mani dai bagolari»

Il fronte unito delle associazioni che hanno a cuore il verde non tollera la perdita di un altro viale alberato

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Gli ambientalisti in coro: «Giù le mani dai bagolari»
Foto: Daria Deghenghi

Pola difende a spada tratta uno dei suoi viali alberati più longevi e più maestosi ancora intatti. Via Balota ai piedi di Monte Zaro è bella e vivibile anche grazie ai suoi bagolari che un imprenditore in ascesa insiste ad abbattere. Presidio di protesta, ieri pomeriggio davanti al filare di alberi che vantano ognuno tra i 100 e i 150 anni. La manifestazione è stata indetta dal fronte unito delle associazioni ambientaliste (Istria verde, Inziativa per il Lungomare, Protiv sječe e Zeleni odred) che non contestano il restauro dell’ex albergo per operai in quanto tale ma ne rifiutano il modo e principalmente la sostituzione dei vecchi bagolari con piante giovani.

Gli attivisti Irena Burba, Petar Ćurić, Aleksej Orel e Željko Ilić hanno ribadito le rispettive posizioni già diffuse in varie occasioni precedenti: alberi di queste dimensioni costituiscono un patrimonio arboreo, sociale, culturale ma anche economico di inestimabile valore; ogni intervento edilizio deve tenerne conto e adeguarvisi; il restauro del palazzo è ugualmente possibile senza devastare il panorama; alberi con chiome di questo diametro valgono dai 20 ai 30.000 euro perché annullano le spese del raffreddamento degli ambienti, nobilitano il panorama, migliorano il drenaggio urbano, proteggono gli scantinati dagli allagamenti, combattono i sintomi delle malattie respiratorie e lo stress, insomma, riducono l’impatto dei cambiamenti climatici. Non per nulla il sindaco ha già bocciato due volte la domanda dell’imprenditore Ilija Lovrić di abbatterli.

Lovrić, lo ricordiamo, è entrato in possesso dei due ex alberghi per operai del fallito cantiere navale a prezzi da asta. Sfrattato un centinaio di inquilini tra cui numerosi di casi sociali che ora gravano sulle spalle della pubblica amministrazione, l’imprenditore ha già ristrutturato uno dei due stabili in via Kovačić, trasformandolo in ostello. L’altro è oggetto di controversie e severamente contestato dall’opinione pubblica ma il proprietario inste col suo proposito. Scontento del trattamento avuto a piazza Foro ha chiesto alla Regione di intercedere, non senza aver messo in chiaro che nel suo edificio si trova la cabina di trasformazione da cui dipende la distribuzione di corrente elettrica dell’intero isolato, compresa la scuola di economia. I promotori della protesta e Orel in particolare qualifica il gesto come esplicito ricatto.

Ilić ha parlato ai polesi in quanto elettori: “Quelli che eleggeremo domenica devono difendere gli alberi contro le ruspe anche con le proprie mani”, ha detto, ma Irena Burba è stata ottimista e meno drammatica: “Questa volta ci siamo mossi in tempo e non possono venire a dirci che siamo i soliti ritardatari, che la licenza edile è in vigore e valida, che ormai è tardi. Già nel 2022 abbiamo lanciato l’allarme e chi ha dovuto sentire ha sentito. Sono convinta che questa faccenda si risolverà con giustizia”. Il presidio di protesta ha visto alcune decine di partecipanti, pochi, secondo il giudizio di alcuni, che hanno notato l’assenza dei rappresentanti dei Comitati di quartiere: “Se ci avessero coinvolto saremmo stati qui in mille”, ci ha detto una residente. Di politici se ne sono visti ben pochi. Un solo candidato sindaco con il suo vice, Peđa Grbin e Siniša Gordić (SDP) mentre a nome della lista civica del sindaco uscente, Filip Zoričić, hanno aderito alla protesta Koviljka Akšić e Dragica Pršo, fresche di elezione tra i futuri consiglieri di Pola.

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