Giornata mondiale degli hospice… senza hospice

Sabato, dalle 10 alle 12, al mercato cittadino (Piazza del Popolo), ci sarà lo stand pronto a distribuire depliant e materiale formativo in materia di assistenza terminale, inclusa l’offerta di panni da cucina con scritto «Cure palliative: molto più di quanto si creda...»

0
Giornata mondiale degli hospice… senza hospice
L’ingresso pricnipale nell’hospice da via Santorio. Foto GIULIANO LIBANORE

Sabato, 11 ottobre, anche Pola e l’Istria celebreranno la Giornata mondiale delle cure palliative e degli hospice… ma senza hospice. Di vero vi è che, a quasi cinque anni dalla sua costruzione, la struttura edificata in zona Grega, per diventare Centro residenziale di cure palliative, nelle immediate vicinanze dell’area ospedaliera di Pola, risulta disabitata e non ancora messa in funzione. In detto caso, l’impegno per una diversa sensibilità, e concretezza, nei confronti del dolore e della qualità della vita nelle fasi finali di una malattia inguaribile, sembra non avere generato i frutti desiderati. E dire che il cantiere era stato avviato nel lontano 2018, con un investimento – allora computato ancora in kune – pari a 16 milioni, di cui 10 quale assegnazione statale, con rimanente importo derivante da fondi europei, da Programma operativo di concorrenza e coesione 2014-2020, ottenuti tramite la Città e la Regione, cui si erano aggiunti i contributi d’investimento della stessa Diocesi di Parenzo-Pola, in veste di fondatrice. Prima di procedere in tutta ufficialità con l’apertura del Centro cui è stato assegnato il nome del “Beato M.Bulešić”, “vi sono ancora questioni burocratico-amministrative da risolvere”: è questa la spiegazione che la Diocesi si trascina dietro da anni, difendendosi da coloro che la ritengono responsabile dell’ancora mancata inaugurazione. “Nulla si fa dal giorno alla notte”: avevano detto, a loro discolpa. E in detto caso di notti e giorni ce ne sono passati un’infinità.
Quello che oggi abbiamo di fronte è un signor edificio con all’interno ben 1.259 metri quadrati di superficie agibile (che dovrebbero offrire14 posti letto). È mai possibile che sia sempre tutto vuoto? La situazione, in realtà non sarebbe così tragica come potrebbe sembrare. Il progetto hospice, avviato e coordinato su meritevole iniziativa della neurologa polese, Juliana Franinović Marković, non è soltanto destinato ad offrire degenza. L’idea è quella di fornire servizi di permanenza diurna, di essere una base di consultazione per i volontari impegnati nelle visite a domicilio, di proporre un programma di formazione permanente in materia di prestazione di cure palliative (curricula preparato in collaborazione con l’Università “Juraj Dorila” di Pola), e aggiornamenti professionali per la prestazione dell’assistenza ai malati rivolti ai team mobili ospedalieri e al personale sanitario. E in qualche intento si è già riusciti. Quest’anno, il Centro ha ospitato il corso per l’abilitazione alla prestazione di cure palliative, dopo il quale sono stati assegnati 16 diplomi ad altrettanti specialisti, che ora potranno potenziare i servizi espletati dai team istriani. Il programma formativo è stato realizzato in sede con il contributo delle unità di palliativa della Case della salute istriane e dell’Ospedale di Pola.
Nonostante le criticità, sembra doveroso anche parlare in difesa. Come a suo tempo sottolineato da Juliana Franinović Marković, l’hospice “è soltanto un edificio”, un tassello mancante di un sistema istriano per le cure palliative, che sta mettendo in campo sforzi sempre più notevoli. Chi di dovere si consola, anche, con il dato di fatto che pure Fiume per aprire un Centro palliativo, ci aveva messo 5-6 anni di complessi preparativi. Si ritiene, quindi, di dover collocare in primo piano le persone impegnate sul territorio, dove la rete di cure palliative costituisce una realtà sviluppata e strutturata, dimostrando di essere un modello organizzativo solido ed efficace, in grado di gestire l’assistenza dei malati a domicilio, di ridurre la necessità di accesso alle strutture ospedaliere e di offrire un valido supporto, in termini di competenze, all’intero sistema sanitario. La cura palliativa, quale servizio istriano pensato per dare risposta a bisogni di salute anche complessi a domicilio, non esisteva fino a vent’anni fa ed ha compiuto progressi a partire dal 2017 con l’attivazione di un secondo team assistenziale, il cui lavoro è stato subito sostenuto dall’Istituto croato per l’assicurazione sanitaria, mentre quello dei collaboratori esterni viene supportato dal bilancio regionale. Questo insieme di cure viene messo in atto di concerto ed in continuità con le dimissioni ospedaliere, in modo temporaneo o protratto nel tempo nel caso di più centinaia di beneficiari istriani.
Tornando alla Giornata mondiale delle cure palliative, va segnalato che vi sarà un’opportunità per discorrere e comprendere meglio come si fa in Istria a gestire la malattia e la disabilità cercando di garantire al malato la miglior qualità della vita possibile. Sabato, dalle 10 alle 12, al mercato cittadino (Piazza del Popolo), ci sarà lo stand pronto a distribuire depliant e materiale formativo in materia di assistenza terminale, inclusa l’offerta di panni da cucina con scritto “Cure palliative: sono molto più di quanto si creda…” Pronti anche a celebrare il tema mondiale di quest’anno che recita: Raggiungere la promessa: accesso universale alle cure palliative.

Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.

L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.

No posts to display