Firmato l’appalto per il recupero della diga foranea di Pola

Giornata storica: 21 milioni di euro (IVA esclusa), diventano operativi in mano della ditta «Pomgrad Inženjering» e, finalmente, dopo oltre un secolo di incuria ecco che sta per succedere il «miracolo»

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Firmato l’appalto per il recupero della diga foranea di Pola
L’ultimo tratto della diga foranea. Foto: Srecko Niketic/PIXSELL

Finalmente. Dopo oltre un secolo di incuria e dopo più di 25 anni di sollecitazioni lanciate dall’Autorità portuale ai quattro venti, ecco che sta per succedere il grande miracolo. Stando alle dinamiche di previsione, potrebbe iniziare a compiersi tra un mese. La diga di Pola vedrà avviare la propria ricostruzione che ne decreterà la salvezza dall’avanzato stato di degrado in cui versa causa l’incessante e sempiterna azione deleteria delle onde.

Oggi, venerdì 10 ottobre, gli ambienti del Museo d’arte contemporanea, quasi affacciati sulla riva, sono serviti per fare da teatro alla sottoscrizione dell’importante contratto di recupero della storica struttura foranea per un investimento di oltre 21 milioni di euro (che con il computo IVA diventano 26,9), di cui 18,3 assegnati a fondo perduto nell’ambito del programma Connecting Europe Facility e differenza coperta dal Ministero del Mare, dei Trasporti e delle Infrastrutture e dalla Regione istriana per un contributo di 3 milioni.

A tornare meritatamente rediviva, nello sbocco del porto di Pola sarà niente meno che la solida “staudamm” (diga), che la monarchia austroungarica fece costruire tra il 1910 e il 1914, mediante ciclopica impresa condotta a termine proprio alla vigilia dello scoppio della grande guerra. Allora era stato uno tra i più grandi progetti realizzati nell’area del Mediterraneo, pronto a prevenire e a salvare dagli attacchi nemici, oggi è invece una presenza di pietra imbottita in cemento armato corroso, che spunta dal mare e non salverebbe Pola dall’inondazione, manco se generata da tsunami di piccole dimensioni.

L’essenziale, oggi era procedere, per recuperare il tempo perduto e porre rimedio ai disastri che sarebbero stati decisamente minori in caso di rafforzamenti e consolidamenti eseguiti in maniera più tempestiva, con un sacco di soldi in meno da spendere, adesso che tutto si sgretola. Anche se questo potrebbe sembrare un arrivo al capezzale di un morente, coloro che ieri hanno raggiunto il traguardo per far sì di prestare soccorso alla riva polese in extremis, si sono espressi con somma ed esplicita soddisfazione. La festa era nell’aria data l’enorme significanza che ha per Pola e per tutta l’Istria un’opera infrastrutturale di così grandi proporzioni, tale da decretare il futuro progresso marittimo-portuale e aprire il sud Istria al traffico di passeggeri e a quello mercantile. Hanno apposto la firma alla documentazione contrattuale il direttore dell’Autorità portuale della Regione istriana, Dalibor Brnos, e, quindi, in rappresentanza della direzione dell’impresa di Spalato, “Pomgrad Inženjering”, Nikša Musulin e Gordana Jaszenovits. Sono state le firme di questi ultimi a sancire l’impegno che la mastodontica opera di recupero da compiersi in mezzo al mare, venga ultimata entro 18 mesi di intenso ed esigente lavoro, nell’ambito del quale ci saranno in tutto da recuperare 1.200 metri di diga, cui si aggiungeranno ulteriori 141 metri di segmento foraneo da costruire a nuovo, da praticare strutture d’imbonimento e rafforzamento, fino ad elevare la diga in altezza per quasi un ulteriore metro. Una sfida enorme.

Non per nulla, il presidente della Regione Boris Miletić ha definito quella di ieri una giornata storica per l’Istria.”Abbiamo appreso che l’Austria spese per la costruzione della diga di Pola, 6 milioni di corone, che tradotto in termini odierni fanno 216 milioni di dollari USA: una cifra incommensurabile, per un’impresa che noi oggi, a distanza di 111 anni dobbiamo terminare in tutto il suo profilo. Lungi dal paragonarci all’Impero, quest’opera rappresenta in assoluto il più grande investimento mai generato dacché esiste la Regione istriana”. Il responsabile del Servizio per la pianificazione strategica e lo sviluppo dei progetti presso la Direzione per i fondi UE ed il Ministero del mare, trasporti e infrastrutture, Marko Boban, si è quindi complimentato con tutto il team e gli attori che sono riusciti a implementare la progettazione per l’ottenimento dei fondi UE, mentre Dalibor Brnos si è reso portavoce dell’euforia che regna in seno all’Autorità portuale di Pola dopo tante battaglie sostenute per arrivare tra i primi all’ottenimento dei fondi del Connecting Europe Facility, a cui pochi concorrenti riescono ad ambire con successo. Al cerimoniale si è associato pure il sindaco di Pola, Peđa Grbin, per compiacersi del fatto che non tutte le Città come Pola, avranno la possibilità di stare al sicuro dalle inondazioni di derivazione portuale, come anche di sentirsi unici nel finire un’opera di costruzione cominciata nel primo 900.

Offerto oggi anche un programma artistico culturale, quadretti di imperial e regia vita, con il leader della Regione che ha improvvisato un valzer, e c’è stato anche l’excursus storico. L’infarinatura sul glorioso passato della diga di Pola, fornita per l’occasione dal direttore del Museo storico e navale dell’Istria, Gracijano Kešac, è tornata utile per non dimenticare quanto sia fondamentale per Pola recuperare un pezzo gigante del suo patrimonio storico-architettonico e infrastrutturale, che è anche appannaggio del passato europeo, nella parte che narra dell’illustre, quanto affascinante, storia austro-ungarica. Soltanto qualche chicca per ricordare chi eravamo e come eravamo messi… Quando la “Defunta” aveva appena iniziato a dirigere le proprie attenzioni su Pola, la città era già vittima delle inondazioni marine. A volte, le acque finivano per penetrare anche sotto le mura del centro storico, in Piazza Port’Aurea e poi negli scantinati del Casinò Marina e del Politeama Ciscutti. Una grande opera d’ingegneria, di studi preliminari, confronti con altre strutture portuali di guerra, una oculata scelta di materiali, forme e configurazioni, di proporzioni in lunghezza e larghezza, valutazioni oceanografiche e idrografiche, fece sì di aprire la strada alla costruzione della diga. A concedere l’autorizzazione a procedere il “Kriegshafenkommando” forte del proposito di “restringere” l’apertura portuale, onde impedire visite di navi, sommergibili e sabotatori nemici. Nell’area della Val de Figo, ai piedi di Musil, si tirò giù un bel pezzo di collina, per poi partire con la costruzione da Capo Compare verso Punta Christo, capitanata dall’ammiraglio Rodolfo Montecuccoli e da Anton Haus e diretta da ingegneri arruolati da Vienna e da Trieste.

Oggi, anche quella della ricostruzione della diga di Pola è una vecchia storia. Storia dai mille intralci. Fortemente richiesta dall’autorità portuale ancora nel 1999, aveva sempre finito per imbattersi in infiniti ostacoli. Il primo progetto di riqualificazione risale al 2004, ma era andato a monte, a causa della mancanza di risorse finanziarie. L’esito fallimentare si ripeteva nel 2014, quando il progetto fu candidato una prima volta all’ottenimento di fondi dall’Unione europea. La candidatura non andò a buon fine e i responsabili dell’iniziativa di allora furono nuovamente costretti a riporre il progetto nel cassetto. Stavolta, invece, ce l’abbiamo fatta.

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