Pola. Filip Zoričić: «Dobbiamo dimostrare di amare la città»

Intervista al nuovo sindaco di Pola ed ex preside del Ginnasio, il quale ha interrotto 16 anni di dominio della DDI

Il sindaco Filip Zoričić Foto: Srecko Niketic/PIXSELL

lasse 1982, sposato e due figli. Filip Zoričić, spalatino di nascita, è stato la sorpresa delle elezioni amministrative del 2021 a Pola. Il suo successo comunque si è fatto sentire in tutta la Croazia, anche perché è l’artefice della sconfitta, dopo sedici anni di dominio ininterrotto, della Dieta democratica istriana nel principale centro urbano dell’Istria. Entrato come sfidante di Elena Puh Belci (Ddi), la quale aveva ottenuto il 17 per cento di voti in più nel primo turno, nel ballottaggio è riuscito a ribaltare il risultato ottenendo il 56,46 per cento delle preferenze. Dottore di ricerca in scienze umanistiche, ha lasciato la funzione di preside del Ginnasio polese per accasarsi a Palazzo municipale dove ci ha accolto per un’intervista.

 

Un paio di settimane fa l’abbiamo visto venire sul posto di lavoro con il sorriso. Ce l’ha ancora?

“È rimasto e rimarrà sempre. Ho l’appoggio della mia famiglia e anche dei miei collaboratori. E non è un sorriso di facciata. Un sorriso può aprire molte porte. Sono fatto così, anche se questo non è un lavoro facile. Guai, però, non esternare le proprie emozioni”.

Come si trova nel ruolo di primo cittadino?

”Sono passati quasi due mesi da quando ho preso in mano l’amministrazione cittadina. Non uso il termine potere perché non mi piace. Insomma, dopo 16 anni c’è stato un cambiamento a livello di gestione della città. Sedici anni in cui sono state fatte cose buone e meno buone, ragionamento che potrà venir fatto anche quando non ricoprirò più quest’incarico. Ho parlato con buona parte dei dipendenti, con tutti gli assessori e ho fatto capire loro che m’interessa una sola cosa: lavorare per l’interesse di tutti. Dobbiamo dimostrare di amare la città. Abbiamo l’occasione di cambiarla, di metterla in regola, di renderla più pulita, come si addice a un vero centro urbano. Voglio includere nella gestione della città sia la maggioranza in Consiglio, sia l’opposizione. Ascolterò tutti. Non mi reputo il più intelligente. Ogni giorno affronto problematiche diverse, parlo con tutti, con i bambini, con gli sportivi, con i disabili, con le persone che non hanno un tetto o che affrontano quotidianamente altri problemi sociali. In una dinamica così intensa mi sento a mio agio. Anche quando ero preside del Ginnasio non stavo mai fermo. Mi piace passeggiare per la città con la moglie e i figli, vedere cosa funziona e cosa non funziona. Ricoprire questo incarica rappresenta per me una gioia e ovviamente una grande responsabilità. In campagna elettorale ho utilizzato più volte il termine ‘libertà’ ed è questo che voglio far capire ai cittadini: tutti devono essere liberi di proporre delle soluzioni, poi starà a noi valutarle. Certo, non sarà tutto rose e fiori, ci saranno anche problemi, ma sono pronto a lottare per risolverli”.

Ha qualche progetto che le sta particolarmente a cuore e che vorrebbe realizzare?

“Stiamo pensando a come rivitalizzare questa città. In estate ci sono mille eventi, ma il primo ottobre finisce tutto. Quarant’anni fa c’era molta più gente in centro città. Ora il nucleo storico è deserto. Vede, giorni fa ho ricevuto i giovani cestisti dello Stoja. Perché non farli conoscere alla gente magari installando per una sera un campo di basket in piazza Foro con tanto di canestri? Perché non permettere ai giovani judoka di Pola di mostrare le proprie capacità? Oppure a un complesso jazz. Vorremmo allestire dei programmi pomeridiani-serali da giovedì a domenica con eventi di carattere culturale, sportivo, gastronomico. Prendiamo d’esempio il magnifico edificio dei Mercati cittadini. Durante il mattino è frequentatissimo, il pomeriggio e la sera no. Basta prendere l’esempio di Fiume. Anche noi come Municipio dobbiamo fare la nostra parte, praticando prezzi agevolati per il parcheggio nelle ore pomeridiane e serali. Costruire un garage-parcheggio. Il centro deve diventare il salotto della città. E poi, perché Pola un giorno non potrebbe arrivare a 100mila abitanti con 10-15mila studenti. Abbiamo tutte le carte in regola per diventare un Centro per l’intelligenza artificiale, sviluppare il settore IT, aiutare i giovani imprenditori, ospitare i nomadi digitali. Pola è bellissima ed è una città dove si può vivere bene. Ma dobbiamo prima di tutto renderla più vivibile ai suoi residenti”.

Qual è la differenza di fondo tra fare il sindaco e fare il preside di una scuola?

“Fare il sindaco comporta un grado superiore di responsabilità, ma fare il preside di una scuola è più difficile. Mi spiego. A scuola ero emotivamente più coinvolto, ero più legato agli alunni e ai loro genitori. Credo di avere fatto molto per il Ginnasio e di essere stato rispettato sia dai colleghi che dagli studenti. Quello del sindaco è un lavoro più manageriale e la responsabilità è decisamente maggiore, perché dopo l’avvicendamento alla guida della città stiamo cambiando in qualche modo la storia. Nel Ginnasio dovevi pensare soltanto all’istruzione e dovevi rispondere soltanto al Ministero. Qui è diverso, devi pensare a molte cose, affrontare anche una ventina di temi differenti al giorno e cercare di non lasciarti coinvolgere emotivamente”.

Riavvolgiamo un po’ il nastro. Quando ha capito di potercela fare e diventare sindaco?

“Subito, dopo la prima tornata. Ero in costante contatto con la gente e ho capito che molti sarebbero ritornati a votare. In una mia analisi ho notato che c’è stata una grande adesione dei giovani, i quali hanno poi influenzato i loro genitori e anche i nonni. Quando ho capito poi che l’affluenza sarebbe stata ancora più grande, anche le mie possibilità di vittoria aumentavano. Sono stato attaccato anche duramente da alcuni media e dalla Dieta Democratica Istriana e la gente non ne poteva più. Non mi faccio illusioni. So che il 30 per cento degli elettori non ha votato per me, bensì contro la DDI. Poi, una volta pervenuti i primi risultati del ballottaggio, era chiaro che le mie previsioni di ottenere circa il 60 per cento delle preferenze non erano campate in aria. E così è stato alla fine. Ho affrontato la campagna elettorale con dedizione e spirito di sacrificio, senza egoismo e mi sono circondato da persone competenti. Ho avuto il merito di far convergere queste forze verso un unico obiettivo. E poi, lo ripeto, i continui attacchi nei miei confronti hanno fatto il resto. La gente è stufa di queste divisioni, di questi atteggiamenti decisamente e ostinatamente negativi. Pola non è una grande città, ci conosciamo tutti e le calunnie nei miei confronti si sono rivoltate contro chi le ha alimentate”.

Come stanno attualmente le cose in città? Quali sono i problemi maggiori?

“Ci sono diverse questioni da risolvere. Vedremo cosa ci porterà l’assestamento di bilancio e valuteremo che cosa è finanziariamente sostenibile. Una cosa molto importate da fare è indubbiamente una riorganizzazione delle aziende municipalizzate perché è lì, secondo me, che ci sono i problemi maggiori. Dobbiamo far capire ai cittadini che le cose possono andare meglio”.

Delle priorità comunque ci sono…

“Dopo la riorganizzazione interna dell’amministrazione cittadina, dobbiamo risolvere altre questioni che saranno più visibili ai cittadini. Ad esempio, bisogna rendere più bello e accessibile il centro città, risolvere il problema della carenza di parcheggi e poi dobbiamo assicurare una maggiore trasparenza, rendendo pubblici, fin nei più minimi dettagli, i dati che riguardano i beni immobili della Città, ossia a chi sono stati dati in locazione o in concessione e a quali condizioni. Qui bisogna fare assoluta chiarezza. Parallelamente bisogna promuovere la linea verde della quale si occupa Koviljka Aškić di Možemo!. Dobbiamo affrontare la questione di via Kandler e via Sergia, dei Giardini e dell’area davanti all’Arena, che devono diventare zone pedonali. Ci sono anche temi legati al sociale e all’istruzione”.

Prima della seduta inaugurale del nuovo Consiglio cittadino la sua Lista insieme a Možemo! e all’SDP ha firmato un accordo di coalizione. In alcuni punti potrebbe sembra piuttosto ambizioso…

“L’accordo è basato su principi etici e non è fatto di progetti e finanze. Volevamo porre l’accento sulla lotta ai conflitti d’interesse e al clientelismo”.

Ma, scusi, ciò non dovrebbe essere sottinteso, se vi siete candidati a guidare una città?

“È vero, ma non appena questo tipo di accordo viene reso pubblico, non possiamo più discostarci da queste linee guida. Anche secondo me non dovrebbe essere necessario, perché è implicito e logico, ma quanta logica c’è in politica? Questo, lo ripeto, era un messaggio rivolto ai nostri cittadini, un messaggio con il quale vogliamo trasmettere loro la nostra ferma intenzione a proseguire la lotta contro la cattiva politica della DDI. La gente è diffidente nei confronti della politica e noi vogliamo cambiare questo tipo di atteggiamento. Sono fortemente convinto che noi, come Lista indipendente, ma anche i nostri partner, seguiremo queste linee guida”.

Avete dovuto fare delle concessioni ai partner di coalizione?

“No, ci siamo comportati in maniera corretta sia noi che i partner. Per quel che concerne i progetti, tutti hanno una loro logica. L’SDP afferma che il rione di Grega necessiti di una scuola elementare, noi pensiamo lo stesso per il rione di Valdibecco. La tutela dell’ambiente sta a cuore a tutti, anche se sono state proposte da Možemo!. L’SDP si ha concentrato la propria attenzione sui temi economici, noi su quelli riguardanti l’assetto territoriale e le attività sociali. Ci siamo divisi i compiti, ma comunque siamo sempre pronti al dialogo. Dopo la riorganizzazione dell’amministrazione cittadina avremo le idee più chiare sugli interventi che possono essere fatti subito e su quelli che richiederanno un periodo di tempo più lungo e ce ne saranno degli altri che non riusciremo a portare a termine nel corso di un solo mandato e che ne richiederanno due. L’importante è essere chiari fin dall’inizio. Se, ad esempio, si vuole abbattere degli alberi ai Giardini è assolutamente necessario spiegarne alla gente ogni dettaglio. In passato i vertici cittadini hanno avuto anche dei progetti buoni, ma non hanno saputo spiegarli alla cittadinanza in modo corretto. E poi, se si fanno degli errori, bisogna anche saperlo ammettere e scusarsi”.

Uno dei temi inevitabili per tutte le amministrazioni cittadine di Pola riguarda Musil che è grande come circa un quinto della Città. Lei che futuro propone per l’ex zona militare?

“Io lo aprirei alla cittadinanza, ma bisogna subito imporre delle regole. Per la grandezza dell’area, si tratta di un tema molto complesso. Sembra una piccola città. A mio avviso l’area andrebbe comunque ripulita e recintata, per evitare incidenti di qualsiasi tipo, nonché sorvegliata per evitare che venga devastata. I colleghi di Možemo! stanno facendo delle valutazioni. Io vorrei che fosse a disposizione dei cittadini. Può diventare come Verudella, può diventare un parco, oppure un orto botanico con diversi contenuti. Vanno limitati costruzioni e progetti quali il Museo Guggenheim, come si parlava. Il destino di Musil verrà presto inserito all’ordine del giorno, ma ci sono questioni più impellenti da risolvere, come per esempio il Centro regionale per la gestione dei rifiuti di Castion”.

Voltiamo pagina… Dopo un recente incontro con il presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, Marin Corva e la presidente della Comunità degli italiani di Pola, Tamara Brussich, il vicesindaco in quota Cni, Bruno Cergnul, ha dichiarato che non c’è da temere per il rispetto e l’attuazione dei diritti della minoranza italiana…

“Non posso fare altro che confermare ciò che ha detto il vicesindaco. Ho incontrato i rappresentanti delle minoranze e ho ribadito loro quello che è il mio pensiero, ossia che le minoranze rappresentano una ricchezza della città. Non l’ho detto per pura cortesia, ma perché lo penso. Ho detto loro ‘mostrate al pubblico tutto quello che avete’. La minoranza italiana vive in un territorio di insediamento storico è fa parte della tradizione di questa città, come pure il bilinguismo e questa tradizione va esibita anzitutto con eventi culturali. Ho l’impressione che la minoranza italiana si sia chiusa nel proprio guscio. Insieme a mia moglie, per tre anni ho fatto parte del coro Alta Marea presso la CI e ho avuto l’impressione che la minoranza italiana – ma il discorso vale anche per le altre –, abbia bisogno di uscire dalla propria sede. Non in senso fisico, beninteso, ma con le proprie tradizioni, la propria cultura, la propria musica, che per me è bellissima. Da quella tradizionale a quella moderna. Nel MeMo, museo che gestivo, avevo una stanza dedicata a Sergio Endrigo. La minoranza italiana deve farsi conoscere di più. Questo è anche un discorso pratico di convivenza. Abbiamo sia la scuola elementare che quella media superiore in lingua italiana, enti con i quali vogliamo intensificare la collaborazione. Perché, ad esempio, la palestra delle scuole italiane non potrebbe essere a disposizione anche per alcuni nostri club sportivi che non hanno dove allenarsi? In questo modo anche le istituzioni scolastiche sarebbero maggiormente attive in città. Le mie porte saranno sempre aperte per chiunque voglia fare cultura e sport e investire nell’istruzione”.

Come crede si comporterà la Dieta democratica istriana in Consiglio, ora che è in opposizione? E come sarà la collaborazione con il suo predecessore e ora presidente della Regione, Boris Miletić?

“Con il presidente della Regione vorrei avere una collaborazione concreta per quanto riguarda i progetti comuni, come ad esempio Castion. Noi rappresentiamo i cittadini e non vedo perché non si possa avere una collaborazione costruttiva. Per quel che riguarda la DDI, credo che sarà un’opposizione costruttiva e mi aspetto da loro buone proposte e un dibattito costruttivo. Da parte della nostra Lista indipendente, lo sarà di certo. Accetteremo le critiche se saranno fondate. Penso che la DDI stia attraversando un processo di catarsi politica che secondo me durerà otto anni, ma per il bene della città e dei residenti dobbiamo lavorare insieme. Se invece continueranno con quel tipo di propaganda che ha caratterizzato la loro campagna elettorale, allora non finirà bene per loro. In quanto a valori morali e credibilità, però, non possono eguagliarci”.

 

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