Fabrizio Radin: «Vogliamo essere una comunità nazionale aperta alla città e al mondo»

A colloquio con Fabrizio Radin, candidato vicesindaco della Città di Pola in quota Comunità Nazionale Italiana

Fabrizio Radin Foto: Srecko Niketic/PIXSELL

Due anni or sono Fabrizio Radin aveva inaugurato il mandato di facente funzione di presidente della Regione istriana, diventando il primo connazionale a ricoprire quest’incarico. Prima di allora è stato vicepresidente della Regione dopo avere ricoperto per tre mandati (2006-2017) l’incarico di vicesindaco della Città di Pola e per un mandato (2001-2006) quello di assessore regionale per le minoranze. Per 14 anni è stato leader della Comunità degli Italiani di Pola.

Quali sono i motivi che ora l’hanno spinta a candidarsi a vicesindaco di Pola? In passato è già stato vicesindaco, prima ancora di rivestire il ruolo di presidente f.f. della Regione istriana?
Nessuno mi ha ‘spinto’, sono stato invitato a candidarmi dai legittimi rappresentanti eletti della Comunità Nazionale Italiana locale, dunque dall’Assemblea della Comunità degli Italiani di Pola e dal Consiglio della minoranza italiana cittadino, riuniti in seduta congiunta. Ho accettato la nomina consapevole di essere, al momento, tra i pochi candidati connazionali, l’altra è sicuramente Tamara Brussich, dotati delle competenze, dell’esperienza, del curricolo, insomma: del peso specifico necessario per interpretare – non da semplice comparsa – il nuovo ruolo di vicesindaco italiano, inedito per la Città di Pola, in quanto eletto solamente dai cittadini iscritti alla lista elettorale specifica degli elettori connazionali residenti in città.

Il ruolo di vicesindaco italiano eletto nelle liste specifiche minoritarie è tutt’altra cosa rispetto alla funzione di vicesindaco politico eletto assieme al candidato sindaco da tutta la base elettorale cittadina – e non solo da una sua parte ristretta – nonché lontano anni luce dal peso istituzionale e politico che, sino al 2009, aveva il vicesindaco italiano membro della Giunta comunale e che veniva eletto in sede di Consiglio cittadino. Mettere sullo stesso piano questi tre figure istituzionali, tra loro completamente diverse, è sbagliato e fuorviante. Soprattutto diseducativo nei confronti degli elettori. Dunque, proprio per cercare di dare peso e sostanza alla funzione di vicesindaco italiano legittimato da una base elettorale ristretta, proprio per non essere relegati alla marginalità decorativa de ‘un piter’ prevista dalla normativa elettorale vigente, ho accettato questa candidatura – dopo aver ricoperto in tempi di emergenza, ritengo senza infamia e con qualche lode, la funzione assolutamente non marginale di presidente della Regione istriana – e di traghettare la CNI nei prossimi quattro anni di mandato ad un approdo sicuro, creando nel contempo le basi, i meccanismi all’interno dell’apparato municipale in grado di garantire, per iter amministrativo più che per volontà politica, l’applicazione e il mantenimento dei nostri diritti.

I cinque punti chiave
Che cosa propone per Pola, ossia per quali obbiettivi e progetti intende impegnarsi dopo le elezioni? Come intende muoversi a favore della CNI?
I cinque punti chiave del mio programma elettorale come candidato a vicesindaco della Città di Pola sono, in sintesi l’impegno continuo per tutelare, salvaguardare e promuovere la lingua, la cultura e l’identità italiana autoctona, profondamente radicata nel territorio della Città di Pola; la promozione della cultura dell’uguaglianza, della diversità culturale e della non discriminazione su base etnica, per una coesistenza civile e una migliore qualità della vita di tutti i cittadini; il pieno rispetto dei diritti della Comunità nazionale italiana autoctona della Città di Pola, secondo Statuto e leggi vigenti; il sostegno alle istituzioni prescolari e scolastiche italiane, alle associazioni artistico-culturali e alla Comunità degli Italiani di Pola e la ristrutturazione dello Stabilimento balneare di Stoia. I primi due punti del programma sottolineano l’autoctonia della presenza italiana in queste terre, per cui il concetto di Comunità Nazionale italiana, seppure numericamente minoritaria, va inteso come parte integrante del territorio in un continuo di presenza storica, di radici e di conseguente bagaglio culturale, che ci distingue da tutte le altre minoranze nazionali presenti in loco. Cionondimeno, vogliamo essere una Comunità nazionale non chiusa in sé stessa, ma aperta alla città e al mondo, etnocentrica solo nella misura in cui ciò è indispensabile al fine di salvaguardare e non svendere l’anima identitaria.

La salvaguardia dello Stradario
Cosa ci riserva in fatto di diritti e di bilinguismo?
Rispettare i diritti previsti dallo Statuto cittadino vigente significa, semplicemente, garantire l’attuazione integrale delle norme statutarie vigenti e riguardanti il bilinguismo interno all’amministrazione cittadina e il bilinguismo visivo, comprendente quest’ultimo la denominazione bilingue di vie, piazze e rioni. Particolare attenzione sarà dedicata alla salvaguardia dello Stradario cittadino, in vigore dal 1999 e che, come la storia ci insegna, è da ingenui ritenere sia un traguardo acquisito e garantito una volta per sempre. Un occhio di riguardo merita l’insegnamento della lingua italiana nelle scuole elementari della maggioranza, fondamentale per la diffusione dell’italiano nell’ambiente sociale di cui siamo, come comunità nazionale, parte integrante. In conclusione, sono un convinto fautore di quella che possiamo chiamare, figurativamente, la via locale al bilinguismo: intesa non come standard unico e massimalista calato dall’alto bensì come percorso autonomo, che deve tenere conto delle diverse situazioni, delle esperienze e dei particolari contesti storici entro i quali ogni municipalità istriana, Pola compresa, si confronta con la realtà locale per la realizzazione del diritto al bilinguismo. Senza per questo pretendere di imporre le proprie soluzioni agli altri.

Nel suo programma ha inserito gli asili e le scuole italiane, la Comunità degli Italiani. Quali sono le direttive d’azione?
Asili e scuole italiani sono istituzioni che insegnano e diffondono la lingua italiana, sono istituzioni che garantiscono un posto di lavoro sicuro a decine di connazionali, sono istituzioni fondamentali per la sopravvivenza e lo sviluppo della Comunità Nazionale Italiana di Pola. Anche se presenti in ambito cittadino da sempre, non sono eterne né garantite a priori: dobbiamo meritarcele giorno per giorno e perciò vanno aiutate e sostenute costantemente. Hanno bisogno dell’assistenza e del sostegno della Città, che dell’asilo e della scuola elementare italiana è il fondatore. Hanno soprattutto bisogno, all’atto dell’iscrizione dei propri figli e nipoti, del sostegno di tutta la Comunità italiana presente sul territorio. Anche di quella nazionalmente e linguisticamente ibrida. Rientra nei compiti precipui del vicesindaco italiano farsi carico delle piccole e delle grandi necessità del sistema scolastico in lingua italiana.
Sono stato per 14 anni presidente della Comunità degli Italiani di Pola, ruolo direttivo e di responsabilità che ho espletato pro bono, da volontario, in altri termini e per essere chiaro una volta per tutte – anche perché sono in molti ad ignorarlo e altri ancora a non volerci credere – senza percepire, per l’attività fatta e la responsabilità assunta, alcun compenso. Senza altro interesse né fine se non quello di mantenere in piedi un’istituzione che è parte di me, che è parte di noi. Dopo la mia presidenza non sono rimaste macerie, ma un’associazione stabile e funzionante 365 giorni all’anno, pandemia permettendo, e affidata in ottime mani, quelle della attuale presidente Tamara Brussich. Conosco perfettamente cosa significhi il nostro Circolo come punto di riferimento, faro e approdo per i polesani rimasti. Vetrina della nostra cultura e civiltà urbana. È quasi superfluo l’inserimento del ‘sostegno alla Comunità degli Italiani di Pola’ come punto del mio programma elettorale, ma il sottintendere è spesso un non dire e perciò bisogna ripetere: mi impegno ad assicurare, non solo in termini materiali, ma anche di volontà, lavoro, passione, senso d’appartenenza, animo nonché di consenso e appoggio politico da ottenersi in ambito locale, tutto ciò che serve al Circolo per poter funzionare anche nei prossimi anni. Assieme alle associazioni artistiche e culturali italiane presenti in sede e che ne sono parte integrante.

Una cabina a Stoia
Tra i suoi obiettivi c’è lo storico bagno di Stoia. Sarà recuperabile?
La ristrutturazione dello Stabilimento balneare di Stoia – quinto punto del mio programma elettorale – non è una chimera. Non è neanche una vuota promessa elettorale, così suggestiva e di sicura presa nell’immaginario collettivo polesano da essere prontamente rubacchiata e scopiazzata dal mio programma elettorale. In verità, la ristrutturazione dello Stabilimento balneare di Stoia è un’impresa di ricostruzione epocale, delicata e complessa non solo di un’opera tutelata come bene culturale architettonico dalla Sovrintendenza alle belle arti – con tutti i vincoli che ne conseguono – ma è anche un’opera di ricostruzione di un tessuto urbano e di varia umanità balneare senza il quale una città non può più considerarsi tale. Ricostruire luoghi di civiltà urbana – non per turisti, ma per la gente del posto – oggi come oggi significa remare controcorrente. Progettare l’impresa entro il settore pubblico, dunque in mano ad un’azienda municipalizzata operante nel ramo e non in affidamento concessionario a privati, è per il pensiero dominante unico una bestemmia. Immaginare programmi che nello stabilimento balneare ristrutturato coinvolgano i bambini dell’asilo e gli alunni della scuola materna italiana, rasenta l’amarcord. Ma è proprio quello che intendo e che sono in grado di fare. Questa volta non soltanto per voi, spettabili elettori connazionali. Intendo farlo, da vicesindaco italiano della Città di Pola, una volta tanto anche per me. E non più gratis. In cambio ho richiesto ed ottenuto la promessa di godere dell’usufrutto permanente – finché vita non ci separi e previo pagamento dell’abbonamento annuale con relativo sconto – di una cabina al bagno de Stoia. La numero 0. Ed è questa, in definitiva, la ragione vera per la quale ho accettato l’invito a candidarmi a vicesindaco italiano della Città di Pola.

L’importanza del voto CNI
Quali sono le sue previsioni sull’esito delle Amministrative e quali opzioni politiche ritiene preferibili al vertice del Consiglio cittadino al fine di garantire una buona gestione futura della Città?
Più dell’opzione politica che formerà la maggioranza di governo in Città – anche se non bisogna dimenticare che la Dieta democratica istriana, rispetto a tutti gli altri partiti, da sempre è stata vicina e sensibile alle nostre istanze – sarà d’importanza fondamentale che gli appartenenti alla minoranza nazionale italiana, iscritti alla lista elettorale specifica, richiedano di votare e votino i propri rappresentanti per la Città di Pola e la Regione istriana. Per dimostrare di esserCI come Comunità nazionale autoctona, per garantire sopravvivenza e sviluppo alla Comunità italiana di Pola, per giungere preparati al prossimo censimento della popolazione, che ci attende a settembre.

Per tutto queste ragioni, alla fine, non mi resta che invitarvi a cerchiare il numero 2 della lista specifica, il candidato della Comunità degli Italiani di Pola a vicesindaco italiano della Città di Pola.

S'informano i gentili lettori che tenuto conto delle disposizioni dell'articolo 94 della Legge sui media elettronici approvata dal Sabor croato (G.U./N.N. 111/21) viene temporaneamente sospesa la possibilità di commentare gli articoli pubblicati sul portale e sui profili sociali La Voce.hr.