Divieto di vendita di bibite ai chioschi. Pola ha fatto i conti senza l’oste?

In autunno il Consiglio municipale aveva preso una decisione drastica, criticata sia dai gestori delle edicole che dai cittadini, che ancora non viene rispettata

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Divieto di vendita di bibite ai chioschi. Pola ha fatto i conti senza l’oste?
”Un’aranciata, prego”: le edicole sono diventate quasi un mini-market

Bibita e caffè da asporto all’edicola sono vietati, in teoria almeno, dallo scorso novembre. A una delle ultime sessioni del Consiglio municipale l’amministrazione cittadina aveva approvato a larga maggioranza di consensi il nuovo Decreto sul decoro urbano che presenta tutta una serie di modifiche rispetto al documento precedente. In estrema sintesi, sono cambiate alcune condizioni di occupazione del suolo pubblico e gli obblighi di pagamento dei canoni, ma sono stati introdotti anche divieti prima inesistenti. Tra questi, la proibizione di girare in costume da bagno nel centro urbano e il veto tassativo al commercio di bibite nelle edicole. Questa storia delle bibite in vendita dal giornalaio è, effettivamente, una consuetudine piuttosto recente. Il fenomeno si è imposto quasi di pari passo con la riduzione delle entrate della vendita dei giornali: la minaccia della chiusura è un problema che le società sopravvissute alla crisi hanno risolto in maniera univoca ampliando la gamma dei prodotti, sicché l’edicola è diventata un mini-market con servizio di cambiavalute, recapito pacchi, pagamento bollette e Dio-solo-sa-cos’altro. Inutile dire che un poco alla volta bar e ristoranti hanno cominciato non gradire la cosa. Infine devono aver influito sulla politica, che ha reagito come ha reagito.

Le edicole sono costruite apposta per contenere due frigoriferi

Cosa è cambiato alla prova dei fatti? Ebbene niente. Le due società nazionali sopravvissute alla “transizione” hanno progettato i propri prefabbricati apposta per contenere una o due colonne di frigoriferi per le bottigliette dell’acqua e dei succhi di frutta e non sembrano disposte a sbarazzarsene così su due piedi. Chi vende tiene la bocca cucita: non se ne parla nemmeno di accennare al problema con le commesse. Evidentemente hanno vietato loro di rilasciare dichiarazioni, anche sotto la protezione dell’anonimato. Infatti le edicolanti che abbiamo cercato di intervistare non si lasciano sfuggire una parola di troppo, cioè nemmeno una. I clienti invece chiacchierano volentieri. Pochi sono disposti a dare ragione al sindaco. C’è chi tifa per le edicole perché “costa meno che al bar”, perché “se si va di fretta, non c’è tempo da perdere nei locali” e perché “a cominciare coi divieti si potrebbero mettere in questione mille altre libertà”, come quella della vendita delle sigarette e dei giornali nei negozi di generi alimentari. Effettivamente, sono stati i negozi e i centri commerciali a rivendicare per primi il diritto di vendere prodotti tipicamente da edicola. Un signore che intervistiamo di passaggio si pone la stessa domanda e non ne viene a capo: “Liberi di porre le condizioni di occupazione del suolo pubblico, i Comuni hanno anche la facoltà di decidere la gamma dei prodotti in commercio? Ne siamo proprio sicuri?”

Il caffè da asporto costa meno

Più volte interpellato in merito negli ultimi giorni, e anzi assediato dalla stampa, il sindaco Filip Zoričić ha cercato di ribadire le posizioni dell’amministrazione municipale. A suo avviso le edicole non dovrebbero minare il lavoro dei locali di ristoro, si tratta di concorrenza sleale, la Città di Pola vorrebbe che i servizi fossero di un livello più elevato e che, insomma, non ci fossero più di questi frigoriferi in strada. In secondo luogo c’è una questione di tasse dietro le quinte. I bar, i ristoranti, ma anche in negozi di generi alimentari del centrocittà versano regolarmente un’imposta nota col nome di tassa storica e il suo gettito serve a nobilitare l’aspetto del nucleo storico, la cura delle facciate dei palazzi d’epoca… Le edicole questa tassa non sono tenute a pagarla. In altre parole, anche l’amministrazione cittadina ha le sue ragioni e il suo tornaconto materiale. “L’aranciata con caffè e giornale in strada è una pratica di nuovo conio che potrebbe finire per moltiplicare il fenomeno dei camion-bar e una città turistica non ha bisogno di nuove realtà commerciali all’aperto”, dicono i sostenitori del sindaco che appoggiano il nuovo provvedimento. Ma i contestatori ribattono immediatamente allargando il discorso al fenomeno del “pranzo itinerante”: “Che cosa dire allora di chi sgranocchia la pannocchia camminando? Famiglie intere vanno a passeggio col trancio di pizza e la bibita comprate in panetteria. Quale sarà il passo successivo: cacciare McDoanld’s, le panetterie e tutti i fast food? Non tutti possono permettersi il bar e il ristorante”.

Cambiavalute, pacchi e bollette in edicola

Piuttosto, le disposizioni del nuovo Decreto sul decoro urbano vengono rispettate? No, non proprio. È già passato un mese e mezzo e i frigoriferi incastonati nelle edicole sono tutti all’appello. Come le macchine del caffè da asporto del resto. Nessuno si è mosso. Piazza Foro ha intenzione di sguinzagliare le guardie comunali per staccare le multe? A quanto sembra no o perlomeno non subito. Dopo avere ammesso “un periodo di rodaggio” ovvero di adeguamento, ora il sindaco dichiara che incontrerà gli amministratori delegati (o chi per essi) delle catene di edicole con regolari contratti d’occupazione del suolo pubblico nel centro città. Che il Decreto sul decoro urbano sia stato modificato troppo in fretta o, non sia mai, avendo fatto i conti senza l’oste?

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