Ogni anno da capo, generalmente in dicembre, i polesi riscoprono il fascino discreto dell’architettura militare asburgica solo per abbandonarsi alla deprimente visione della sua decadente immagine in tempi moderni. I loro deputati con le antenne dritte per la vox populi percepiscono immediatamente i segnali dello scontento, corrono a sposarne la causa, giocano a chi arriva primo e qualche volta portano la voce dove serve (per esempio al Parlamento). È successo nuovamente con Dalibor Paus (DDI) e Dusica Radojčić (Možemo!), tra i più attivi membri del Sabor dell’ottava circoscrizione. Paus ha gridato allo scandalo per primo: “Casa delle Forze armate, gioiello dell’architettura del Primo Novecento, oggi amministrata dall’azienda a responsabilità limitata di proprietà dello Stato “Pleter usluge”, è sulla via del deterioramento e della rovina. Nel corso del Salone del libro internazionale nella hall in marmo sono state sistemate alcune bacinelle per la raccolta dell’acqua piovana dal tetto che perde mentre i servizi igienici erano fuori uso. Gli intonaci delle facciate si scrostano da anni e le finestre non si chiudono per usura. Uno dei palazzi più importanti in città è lo specchio dell’incuria, dell’improvvisazione e della responsabilità declinata”.
Il danno e la beffa

Ma oltre il danno ci sarebbe anche la beffa. Il colmo della faccenda sta nel fatto, secondo Paus, che l’azienda pubblica, che affitta la sala e organizza pranzi e cene nuziali oltre che eventi di interesse pubblico come la Fiera, ricorre a formule pubblicitarie come “Emozioni indimenticabili”, “La qualità e l’affidabilità al primo posto”, mentre non si cura di riparare un tetto che perde o cambiare le finestre quando o battenti non aderiscono al telaio! Con i fondi europei e una partecipazione degli enti governativi si sarebbero potuti fare miracoli e invece il leggendario Casinò Marina si consuma lentamente ogni giorno che passa. “Il modo in cui la Repubblica gestisce questo palazzo storico dimostra quanta cura abbia nei confronti della storia, della cultura, dell’autogoverno locale e del ricordo per la Guerra patriottica”, ha concluso Paus il suo intervento al Sabor. Gli ha fatto eco Dušica Radojčić (Možemo!) rincarando la dose: il livello attuale di incuria è tale che sono a rischio il personale, gli inquilini e gli spettatori, senza dire di più che ne va di mezzo la vita sociale e culturale di Pola, perché dipende in larga parte dal suo Marine Casinò, gemello spirituale del Teatro Popolare Istriano con cui condivide le origini.
Il volto della rovina
La parlamentare e consigliera municipale ha descritto lo stato di degrado nei dettagli: il tetto in amianto è danneggiato in diversi punti e perde acqua, le facciate si scrostano, la balaustra della terrazza centrale traballa, i battenti delle finestre si staccano dai telai col vento, gli ambienti sono bui e deprimenti perché mancano anche le lampadine, i lampadari sono coperti da una coltre di polvere che non viene rimossa da trent’anni, i servizi igienici sono orripilanti, le poltrone tappezzate di velluto della Regia marina sono state ammassate nel deposito della spazzatura e sostituite con sedie della qualità peggiore, le maniglie si staccano dalle porte e ora non funziona più nemmeno il riscaldamento per cui il pubblico della Fiera del libro ha battuto i denti dal freddo mentre tra il personale si è diffusa subito l’influenza. E poi il colmo dei colmi: quello che un tempo è stato il sontuoso giardino per serate di ballo con musica dal vivo oggi è uno squallido parcheggio gratuito per pochi privilegiati col lasciapassare. Che dire del Caffè Mozart? Arredi da smantellare, servizio di pessima qualità, insomma, la presunta chicca del palazzo non è altro che l’ennesimo volto della rovina. E non stupisce. “Ben due amministratori della Casa delle Forze armate sono stati destituiti per illeciti, l’ultimo dei due a fine ottobre per falso in bilancio. Dovesse continuare di questo passo la gestione del palazzo storico, l’ex Casinò diventerà impraticabile e dovrà essere chiuso”, conclude la parlamentare e invita il Ministero della Difesa e la Città di Pola a parlarsi francamente per mettere in atto un piano di restauro inderogabile.
Una sede, tanti usi

Pola non può fare a meno del suo Casinà Marina per tutta una serie di ragioni a prescindere dall’obbligo della conservazione del patrimonio storico. L’edificio che abbiamo avuto in eredità dagli avi non è stato il primo ma il secondo circolo ufficiali della Marina da Guerra austro-ungarica di Pola. Questo che conosciamo tutti porta la firma dell’architetto viennese Ludwig Baumann e venne eretto solo nel 1913 sulle macerie di una sede anteriore demolita nel 1910. Il palazzo “nuovo” conta 15.000 metri quadrati su tre livelli, che col giardino circostante occupa l’intero isolato e definisce il centro storico e l’identità di Pola non meno dei resti romani. Per capire che cosa ha rappresentato in passato ci basti ricordare che nel 1923 il Marinekasinoverein contava 1.420 soci effettivi e altri 420 esterni e venne costruito con le sole quote sociali degli aderenti: uno scenario oggi inconcepibile. Oggi come allora, il palazzo si distingue per la sua pianta quadrangolare, lo stile della Secessione viennese, i giardini disposti sui quattro lati, la recinzione in pietra e ferro battuto, il portico con le due rampe laterali, la hall con l’elegante colonnato in marmo, la volta di copertura in vetro, la fontana, le sale da ballo…
Governo miope
La sala maggiore è quella che porta il nome di Salone degli specchi perché rivestita appunto di specchi, circoscritta da un’ampia balconata e dotata di palcoscenico che anche oggi ospita numerosi concerti di musica classica e feste nuziali. I matrimoni sono, del resto, una delle fonti principali d’introito del monumento: la sede ospita infatti decine di eventi nuziali l’anno; in estate è sede ufficiale della rassegna del cinema, in autunno del salone del libro, ma è anche la sede ufficiale dei corsi di laurea in canto lirico, strumento solista e pedagogia musicale dell’Accademia di musica di Pola. La Sala memoriale custodisce ancora i ritratti degli ufficiali della Kriegsmarine e il busto dell’ammiraglio Wilhelm von Tegetthoff, mentre la K.u.K. Marine-Bibliothek, fondata a Venezia nel 1802, custodisce circa 20.000 volumi formalmente sotto l’egida della Biblioteca universitaria. Tra i volumi di maggiore pregio si citano i tomi dell’Encyclopédie Diderot – D’Alembert del 1781/82. Casa delle Forze armate è stata proclamata bene culturale della Repubblica nel 1992 e da allora non fa che perdere quota. Il suo futuro è nelle mani del Governo, che probabilmente farebbe meglio a cederlo alla Città, visto che a Zagabria gli effetti del suo degrado risultano impercettibili.
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