Dal telo da spiaggia al calore delle stufe

Il calo repentino delle temperature ci ricorda che è l’ora di pensare alla stagione del riscaldamento. Legna, nafta, gas, pellet... quale che sia la soluzione preferita, la conclusione è la stessa: il caldo costa

Legna da ardere: i prezzi... lievitano

Addio estate, benvenuto autunno. Rieccoci da capo alle prese con un brusco calo termico e un altrettanto repentino cambio di stagione. D’un tratto ci vuole la giacca fuori casa e il maglione dentro. Se c’è la coperta in pile sotto mano, tanto meglio. Naturalmente, si pensa all’imminente stagione del riscaldamento. La cisterna del gas o del gasolio è vuota, il sacco dei pallet finito, la legna scarseggia? D’accordo che il metano della rete pubblica non si esaurisce mai e nemmeno verrà a mancare la corrente elettrica, ma c’è sempre chi preferisce il “fai da te” alla dipendenza dalle reti energetiche e relativi costi. Il riscaldamento di casa è sempre una sfida. Chi pensa solo al risparmio, chi solo alla comodità, chi infine a tutte queste cose insieme e in aggiunta all’impatto sull’ambiente. Tra quelli che pensano solo alla convenienza, c’è chi non guarda più in là del risparmio immediato, e chi è capace di calcoli a lunga scadenza.

La rivoluzione dei pellet
La rivoluzione dei pellet è ancora in corso. L’invasione nel campo del riscaldamento domestico dei piccoli cilindretti in legno in sostituzione alla tradizionale legna da ardere, al gasolio ma anche al metano dei serbatoi interrati in cortile, ha convinto molti dei nostri concittadini a cambiare “religione”, a convertirsi ai pellet. Più conveniente sia rispetto il metano che rispetto al GPL, per non dire della corrente elettrica, che dovrebbe essere l’ultima opzione, sempre parlando a parità di superficie, il riscaldamento a pellet si è dimostrato una buona soluzione, ma c’è da mettere in conto l’importo dell’investimento iniziale nella caldaia e le spese successive di manutenzione, che non sono insignificanti. In secondo luogo, non tutti i pellet sono uguali. La qualità e il potere calorico del legno, la presenza o assenza di additivi, la scadenza del prodotto in determinati casi possono causare più danni che utile e quindi bisogna sapersi destreggiare tra le varie offerte sul mercato. La certificazione di qualità aiuta.
Intanto i prezzi della legna da ardere volano alle stelle. Chi non ha fatto in tempo a rifornirsi in estate o ad acquistare il combustibile direttamente dal rifornitore (nei boschi privati o pubblici, con trasporto e taglio a proprio carico) è certamente svantaggiato, perché con l’avvicinarsi dell’inverno, i costi della materia prima lievitano. Chi finisce per acquistare al supermercato poi, è bello e fregato. In questo caso un bancale dalle dimensione di 1m x 1m x 1,8m di faggio o carpino della lunghezza media di circa 33 cm, raggiunge il prezzo di 1.200 kune. Il calore costa.

Il ripiego per la cameretta “fredda”: un radiatore a olio a basso costo

L’offerta dei centri commerciali
In compenso in città i centri commerciali sono piuttosto ben riforniti di sistemi di riscaldamento a caldaia e radiatori, pompe di calore, condizionatori d’aria, radiatori elettrici. Le “rudimentali” stufe a gas sono quelle che costano meno: con un investimento iniziale non superiore alle 2.000 kune il gioco è fatto e dopo si può continuare a pagare soltanto la bolletta del metano erogato dall’azienda municipalizzata. La spesa è nella media sulla scala della convenienza. Con la stufa a legna, invece, ma anche col caminetto a fiamma in vista, il lavoro non finisce mai. Si parla di un investimento iniziale minimo di 3.000 fino a 10.000 kune, più i costi dell’installazione. L’impianto di aria condizionata, con una spesa iniziale analoga, spende meno corrente delle stufe elettriche tradizionali, ma dà questa sensazione di “caldo precario” che a molti non piace. Il calore della legna scoppiettante nel caminetto è tutt’altra cosa: la sensazione del calore non si può misurare semplicemente in kW. In secondo luogo, l’economicità di un riscaldamento non dipende esclusivamente dal prezzo del combustibile per chilowattora. L’efficienza energetica degli spazi che andiamo riscaldando non è meno incisiva: non per niente le politiche europee insistono sul rinnovo di facciate, tetti, porte, finestre, isolamenti termici. Sono massimamente determinanti per la buona riuscita del riscaldamento le doti del rivestimento del fabbricato, le condizioni climatiche, e le abitudini di vita dei cittadini, l’attitudine al risparmio se vogliamo. L’autonomia energetica e gli investimenti negli impianti fotovoltaici sono ideali da seguire, ma i condomini non possono fare a meno del gas e della luce.

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