La lenta agonia dei “grandi magazzini” di Siana termina qui con una resurrezione commerciale che ha lasciato il quartiere a bocca aperta. “Nessuno più ci credeva” hanno commentato i residenti quando hanno notato un insolito lavorio di martelli pneumatici al piano superiore dell’emporio che al pianterreno ospita ancora (sì, ancora, e nonostante tutto), un negozio di generi alimentari, due panetterie, una banca, una posta e un bar di scarsissimo pregio. Ebbene l’emporio è nuovamente oggetto di investimenti e questa volta si fa sul serio perché all’interno l’inventario è scaduto fino all’inutilizzabilità. La copertura è in pessimo stato, i vetri di porte e finestre sono finiti in frantumi, la moquette è praticamente marcita e comunque gli elementi distintivi della struttura non rispondono più alle esigenze dei clienti e del commercio moderni. Il nuovo padrone di casa è il gruppo polacco Pepco che a quanto sembra dividerà il piano con una rivendita della catena commerciale tedesca Tedi. Entrambe smerciano una gamma di prodotti di largo consumo per la casa e la persona, dal vestiario agli accessori, dai giocattoli ai corredi per bagno, cucina e camera da letto, dagli articoli di cartoleria ai prodotti per animali domestici. Entrambi si rivolgono a un pubblico con potere d’acquisto medio-basso, ma a quanto pare non si fanno concorrenza l’un l’altro: si considerano complementari. Dividere i costi dell’investimento sarà dunque più facile.

Foto: DARIA DEGHENGHI
Pepco dirige l’operazione del restauro che procede lentamente perché lo stabile al piano è rimasto vacante da decenni e versa in condizioni pietose. Da buon inizio hanno demolito mezza scala dell’entrata per installarvi un ascensore: oggigiorno non è possibile trovare un negozio a due livelli di queste dimensioni (in tutto 1.000 metri quadrati) senza scale mobili o ascensore. Non essendoci spazio per la scala mobile, basterà dunque l’ascensore. Il resto verrà un passo alla volta nelle settimane successive: il tetto, gli impianti elettrici e idraulici, i pavimenti, i servizi igienici, le pareti divisorie, le porte, le finestre ed infine gli arredi: scaffali, banchi cassa e pannelli informativi. A lavori ultimati, se ne ricaverà un locale commerciale moderno che andrà a servire di preferenza i rioni di Siana e Monvidal, probabilmente una clientela che ai centri commerciali di nuova costruzione preferisce il negozio meno affollato. Infatti l’emporio di via Capodistria è sempre stato un punto di riferimento per gli acquisti veloci, per così dire quotidiani, utili per guadagnare tempo schivando le interminabili code alle casse dei centri commerciali.
I grandi magazzini di Siana hanno avuto una storia travagliata perché sono arrivati troppo tardi per cavalcare l’onda dell’età dell’oro dell’economia (socialista, ma anche capitalista) che già sul finire degli anni Ottanta stava accusando i primi segni tangibili di stanchezza. L’azienda locale Istra si era legata al gruppo italiano Standa in un’iniziativa che stava anticipando l’apertura dell’economia nazionale al mondo, ma la cuccagna è durata ben poco. La stessa Standa è stata poi scorporata in vari marchi come Coin e Ovs, mentre la polese Istra è fallita clamorosamente, lasciando Pola orfana di negozi fino all’avvento dei centri commerciali di più chiara impronta occidentale. In effetti il grande magazzino di via Capodistria è solo uno dei tanti monumenti funerari a una tipologia di commercio decisamente superata. Antesignano dell’odierno centro commerciale, l’emporio resta un relitto del commercio al dettaglio difficilmente incorporabile nell’era delle locazioni e del franchising. Ma ora finisce qui: dopo una serie di tentativi falliti con marchi quali “Stanić”, “Pivac”, “Puljanka” e altri, con le due multinazionali, una polacca e l’altra tedesca, per la prima volta in più di vent’anni l’emporio di via Capodistria tornerà agibile anche al piano superiore. Peccato che non si possa dire lo stesso per i grandi magazzini in piazza della Repubblica, ancora disperatamente deserti.

Foto: DARIA DEGHENGHI
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